Assemblea Confesercenti, la relazione del Presidente Vivoli

Un caro benvenuto a tutti voi.

L’Assemblea Confesercenti si svolge quest’anno in modo innovativo: saremo contemporaneamente a Milano, Napoli, Bologna e Roma. Tutte grandi e importanti città, che da poco hanno vissuto la competizione delle elezioni amministrative e si apprestano ora a vivere una nuova fase della propria stagione politica.

Ed è proprio partendo dalle città e dalle realtà territoriali, dalle diverse situazioni che le caratterizzano, che oggi parleremo di “sicurezza” ed “economia”. Di “Città più sicure” per una “Economia più forte”.

Abbiamo appena visto cosa comporta una condizione di “insicurezza” per cittadini ed imprese. Ai Sindaci neo-eletti e ai Presidenti delle rispettive Regioni Confesercenti consegna oggi un proprio contributo. Un impegno diretto volto a migliorare la qualità della vita delle nostre imprese, insieme a quella delle città in cui operano ed in cui vivono.

Vogliamo così rinvigorire e restituire pregio e nobiltà al ruolo ed al lavoro che insieme ai nostri presidenti territoriali quotidianamente svolgiamo. Quello dei cosiddetti corpi intermedi, di chi ha il dovere di rappresentare e tutelare i legittimi interessi ed i diritti delle imprese. Un ruolo che qualcuno vorrebbe negarci ma che noi, invece, vogliamo assolvere con immutato ed energico entusiasmo.

Sappiamo che una società è più forte e più coesa se tutte le parti sociali che la compongono e la rappresentano sanno dialogare, ascoltare e rispettarsi. Con rinnovata forza vogliamo migliorare l’operatività e la condizione delle nostre imprese; rappresentanza che le imprese ogni giorno ci conferiscono.

Cosa di cui andiamo fieri ed orgogliosi.

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In molte famiglie italiane, così come in molte imprese si vive uno stato di insicurezza che è ormai diffuso da tempo. Tanto è più alto il grado di insicurezza, tanto più bassa è la propensione delle imprese a realizzare investimenti e tanto maggiore è la tendenza delle famiglie ad un risparmio di tipo precauzionale.

Il principale elemento di insicurezza in tutte le famiglie e in tutte le imprese resta di natura economica. Ed è strettamente connesso ai quasi 2.100 euro di potere d’acquisto che ogni cittadino ha “bruciato” dall’inizio della crisi. E di cui in due anni di ‘ripresa’ ha recuperato solo 180 euro. Ad un livello di tassazione globale per le imprese che non si è mai ridotto.

Proprio oggi 3,5 milioni di imprese sono chiamate a versare oltre 20 miliardi di euro all’erario. Lo stop imposto dal Governo all’aumento dei tributi locali non ha riguardato la Tari. Il livello della Tari in alcuni Comuni ha raggiunto importi insostenibili e non rispondenti al servizio prestato. Un’anomalia assurda alla quale occorre porre immediato rimedio.

E non aiutano di certo a dare sicurezza e tranquillità i 7.700 reati ogni giorno denunciati nel nostro Paese, sapendo che 6.300 di questi rimarranno impuniti. Così come non dormono sonni tranquilli i nostri colleghi: anche oggi in Italia 308 esercizi commerciali subiranno furti e rapine. Elevata priorità meritano le misure atte a ridurre il grado di insicurezza fisica dei cittadini.

L’obiettivo di sicurezza delle città deve diventare centrale all’interno dei programmi di utilizzo dei fondi europei, per le cosiddette smart cities. Risorse che possono essere predisposte per indurre gli esercizi commerciali a costruire reti di comunicazione intelligente, abbinando l’obiettivo della sicurezza fisica a quelli più direttamente attinenti allo sviluppo dell’attività commerciale.

La videosorveglianza oltreché essere utilizzata in forma soggettiva può diventare un eccezionale strumento di controllo del territorio. Questi impianti posti all’interno e all’esterno delle attività di impresa, se messi in rete si trasformano in migliaia di occhi vigili e attenti.

Per i Sindaci di Milano, Bologna, Napoli e Roma già da oggi sarà disponibile il nostro progetto. La mappatura e messa in rete di tutte le videocamere installate presso le attività commerciali delle quattro città sarà resa disponibile alle Forze dell’ordine; sarà così possibile richiedere in tempi velocissimi la disponibilità dei filmati tramite le telecamere che circoscrivono l’evento criminoso.

Confesercenti, nell’ambito del protocollo sottoscritto con il Ministero degli Interni, realizzerà in via sperimentale, nelle quattro città, il progetto “Città più sicure”, per poi estenderlo via via a tutto il territorio. Un dono “molto interessato” per il quale auspichiamo possa innescarsi un circolo virtuoso che favorisca lo stanziamento di contributi agevolati per la “messa in sicurezza” delle imprese.

Un dare e ricevere che creerà effetti benefici per economia e cittadini. Un ulteriore aspetto da porre al centro dell’agenda di politica economica riguarda l’impoverimento che le città stanno subendo a causa del dilagare dell’abusivismo commerciale e della chiusura di tantissime storiche botteghe commerciali.

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La lunga crisi ha ridotto la presenza di esercizi commerciali in varie aree del territorio, a cominciare dai centri storici e dalle periferie delle città. In media, negli ultimi 5 anni, ogni giorno hanno aperto 114 imprese e 190 hanno chiuso, per un saldo giornaliero negativo di 76 attività. E’ ora a rischio il pluralismo distributivo italiano, una ricchezza per il Paese, e non solo.

I piccoli negozi infatti rappresentano da sempre vere e proprie ‘cinture di sicurezza’, ancore di protezione sociale. Costituiscono un presidio urbano costante nel territorio, contribuendo a rendere le strade più sicure e protette dal degrado urbano, dal disagio sociale e dalla criminalità.

La perdita di attività commerciali nei centri urbani avanza quasi inesorabile: nel 2016 si stimano in Italia oltre 650mila locali commerciali sfitti. Per agevolare il ripopolamento di botteghe, Confesercenti propone un meccanismo “combinato” per riportare i negozi nella città: una norma che permetta di introdurre canoni concordati e cedolare secca anche per gli affitti di locali commerciali.

Si creerebbe valore per tutti i soggetti interessati: il proprietario dell’immobile godrebbe di un indubbio beneficio fiscale, le attività commerciali corrisponderebbero un canone ridotto. E per l’amministrazione comunale sarebbe un doppio investimento: sociale, con il ripopolamento delle aree oramai desertificate delle città, e fiscale.

Ministro Alfano, l’abusivismo è una piaga che pervade le nostre città. Un fenomeno evidente e quasi tollerato, che mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle Istituzioni. Solo nell’ultimo anno ci sono state oltre 12 mila persone denunciate o arrestate per esercizio abusivo dell’attività. Circa 30mila le sanzioni comminate. Nel solo commercio su aree pubbliche si contano oltre 100 mila irregolari.

Un dato, questo, direttamente connesso ai flussi migratori. Noi tutti abbiamo il dovere di favorire i processi di integrazione. Ma i processi di integrazione devono andare di pari passo con una giustizia che funziona e con regole che tutti devono rispettare.

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Il ripristino del senso di sicurezza, per un imprenditore, è anche costituito dalle condizioni di erogazione del credito. Oggi ci troviamo di fronte ad una vera emergenza per le piccole imprese ed i Confidi. E’ scandaloso che alle imprese con meno di 20 addetti venga destinato solo il 19% del credito disponibile, quando le stesse imprese generano ben oltre il 50% del PIL del Paese.

In quattro anni, dal 2011 al 2015, il taglio sulle disponibilità di credito si è abbattuto sulle imprese e sui Confidi come un maglio, portando ad una perdita di 190 miliardi di euro in prestiti alle imprese. E’ come se fossero stati sottratti 31.000 € ad ognuna delle oltre 6 milioni di imprese che operano in Italia.

Occorre ridisegnare i rapporti tra garanzia pubblica e privata.

Il tema della longevità delle PMI è uno degli elementi centrali della fase storica attuale. Negli ultimi 15 anni è sensibilmente peggiorata la speranza di vita delle imprese. Nelle fasi di grave crisi, come quella che l’economia italiana ha affrontato, la mortalità delle imprese, ha assunto connotati patologici.

Inoltre, le chiusure spesso si associano a insolvenze, i cui costi ricadono sui creditori e spesso su altre imprese, con un effetto a catena. La semplificazione delle procedure per l’avvio di una attività di impresa ha introdotto elementi positivi e “facilitatori”.

Ha però trascurato gli aspetti di tipo qualitativo e culturali. Le competenze professionali ed organizzative necessarie al consolidamento e allo sviluppo dell’impresa devono invece essere garantite.

I vouchers per crediti formativi, che gli imprenditori potrebbero utilizzare a questo scopo, andrebbero sostenuti. Anche sulla preparazione e formazione degli imprenditori e di chi lavora si gioca il futuro della nostra economia.

Affrontando il tema della sicurezza non si può non parlare di moneta elettronica. La gestione del denaro contante costa, molto di più, in realtà, di quanto lo si percepisca ed è, di per sé, un attrattore per fenomeni criminosi. Un maggiore utilizzo di pos, carte di pagamento, moderni sistemi di pagamento anche attraverso smartphone va incrementato e favorito.

Ma se la gestione del contante costa, anche quella della moneta elettronica oggi è troppo onerosa. Con la legge di stabilità il Governo si era impegnato, entro il 1 febbraio 2016, ad assicurare la riduzione delle commissioni interbancarie così come previsto dal regolamento UE, al di sotto della soglia dello 0,20%. Il decreto a tutt’oggi non è stato emanato.

Ci si trova in una condizione paradossale dove l’inerzia dell’azione di Governo è in netta contraddizione con l’obbligo imposto a tutti gli esercenti di dotarsi del POS. Se l’utilizzo e l’accettazione della moneta elettronica fossero realmente e tangibilmente resi convenienti si renderebbe superfluo ogni intervento normativo.

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All’indomani delle elezioni Amministrative qualche autorevole commentatore ha sentenziato che è iniziata la terza Repubblica. Allo stato non ne percepisco i contorni. La riforma costituzionale presentata dal Governo coglie molte di quelle esigenze di semplificazione e razionalizzazione che la nostra Associazione, in tempi non sospetti, ha più volte sollecitato. Rappresenta un segnale forte di volontà di cambiamento.

In questa direzione, insieme agli amici Presidenti di Confcommercio, Confartigianato, CNA e Casartigiani, costituendo Rete Imprese Italia, siamo stati promotori della prima vera rivoluzione in tema di rappresentanza.

Da questo punto di vista, quindi, l’appuntamento referendario di ottobre è importante. Quello che ci preoccupa è che il referendum possa trasformarsi nell’ennesimo momento di instabilità per il paese. Di instabilità ne abbiamo avute fin troppe. Negli ultimi 5 anni abbiamo visto alternarsi 4 Presidenti del Consiglio, come non accadeva dagli anni novanta.

E per giunta le prospettive dell’economia europea sono scosse dall’esito del referendum britannico. L’uscita del Regno Unito rappresenta infatti il più grande colpo mai inferto al processo di integrazione europea. Un colpo inatteso.

I prezzi delle attività finanziarie sono tornati in un vortice di volatilità, capace di bruciare in poche ore miliardi di capitalizzazione. Gli esiti della decisione britannica rischiano di essere vasti. Potrebbero influenzare le scelte di altri paesi dove le pulsioni anti-europeiste si sono nel tempo rafforzate, sostenute da una crisi economica le cui ripercussioni non possiamo ancora dare per circoscritte.

E’ vero, anche noi ritenevamo che la grande emergenza fosse ormai alle spalle. In Italia, sia pur con ritardo rispetto agli altri paesi, il Pil è tornato lo scorso anno ad aumentare e le previsioni erano concordi nell’indicare un progressivo consolidamento della ripresa nel corso del prossimo biennio. Rinforzava lo scenario positivo una stagione turistica 2016 vista in decisa e positiva ascesa.

In questi ultimo mese, però, nuove stime sono prontamente apparse, in alcuni casi segnalando prospettive di forte criticità. La legge di stabilità 2017 sarà dunque decisiva.

Le scelte fatte dal Governo fino ad ora sono state importanti, portando a misure quali l’erogazione del bonus 80 euro, l’eliminazione del costo del lavoro dalla base imponibile IRAP, l’abolizione della tassa sulla prima casa; la concessione di agevolazioni contributive sui nuovi assunti.

Restano però al di sotto delle attese i risultati ottenuti in termini di accelerazione della ripresa. È anzi opportuno che gli impegni presi con riferimento alla disattivazione delle clausole di salvaguardia e di riduzione delle aliquote IRES e IRE vengano mantenuti.

Dopo aver dato giustamente priorità ai redditi più bassi, sembra ormai giunto il momento di aprire la discussione sull’opportunità di ridurre le aliquote di imposizione che gravano sui redditi medi.

Al contempo, resta forte la necessità di interventi di sistema capaci di rilanciare lo sviluppo all’interno di un contesto regolamentatorio europeo.

Da questo punto di vista, la politica per la sicurezza economica del nostro paese passa anche dall’assunzione di ferme posizioni in sede di dibattito europeo, anche ed in particolare per la stabilità del nostro sistema bancario.

Un Paese, il nostro, tutt’ora spezzato in due: Nord e Centro con reddito pro-capite medio di 19.000 € e Sud con reddito pro capite medio di 12.000 €. Dobbiamo ricordare che dal rilancio dell’economia del sud passa anche la crescita di tutto il Paese.

Infine, non può dimenticarsi la rilevanza dei temi associati a una giustizia civile che diventa fonte di continua incertezza per le imprese. Le azioni di riforma intraprese si prefiggono l’obiettivo di riavvicinare i tempi della giustizia civile italiana a quella degli altri paesi avanzati. È importante che su questo percorso si registri una significativa accelerazione. Su queste questioni ci giocheremo un pezzo importante per il nostro futuro.

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Carissimi amici. Gentili invitati, a conclusione di questo mio intervento voglio fare, e lo faccio con estremo piacere, una dedica speciale ai nostri imprenditori. Ogni giorno mille problemi da affrontare, tensioni che si accumulano. Risposte che si vorrebbero avere che non arrivano mai. Decisioni da assumere con prontezza e determinazione, con la preoccupazione, sempre presente, di ciò che accadrà.

Gli imprenditori, però, sono sempre pronti a scommettere su se stessi e sulla propria impresa. A creare e mantenere lavoro anche quando le cose non vanno bene. E anche nei momenti di più acuta difficoltà sempre pronti a sostenere la nostra grande famiglia Italia. Famiglia di cui facciamo parte ed alla quale il vostro contributo non è mai venuto meno.

Grazie di cuore.

 

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