Per la Banca centrale il caro energia pesa su famiglie a basso reddito e ne erode risparmi
“L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”.
Lo si legge nel bollettino economico della Bce, che sottolinea come “le prospettive di crescita” siano “soggette a rischi al ribasso”. Nonostante il protocollo di intesa concordato lo scorso giugno fra gli Stati Uniti e l’Iran, primo tentativo di risoluzione del conflitto, nelle settimane precedenti la riunione del Consiglio direttivo del 23 luglio si sono registrate nuove battute d’arresto e “la situazione geopolitica rimane fragile”.
Il Consiglio direttivo “segue pertanto con attenzione l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto e si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine”.
“Altre tensioni geopolitiche – si legge ancora – in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza. Per contro, la crescita potrebbe risultare superiore se l’economia e i mercati dell’energia si adattassero più rapidamente di quanto atteso alle turbative causate dal conflitto in Medio Oriente o se tale conflitto si risolvesse in modo duraturo. Inoltre, la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme volte a migliorare la produttività e a completare il mercato unico, nonché l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area dell’euro potrebbero sospingere la crescita oltre le previsioni”.
“Sebbene l’inflazione della componente energetica sia diminuita a giugno, il suo incremento dall’inizio del conflitto, con il relativo impatto sull’aumento dei prezzi degli alimentari, dei beni e dei servizi, manterrà probabilmente l’inflazione ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027”, dice la Bce, secondo cui “in seguito l’inflazione si ridurrebbe, poiché le quotazioni dell’energia dovrebbero scendere e gli altri prezzi decelerare secondo le attese. Tuttavia, il conflitto continua a rappresentare una delle principali fonti di incertezza”.
Il Consiglio direttivo segue pertanto “con attenzione” l’entità e la persistenza dei rincari dell’energia, nonché le modalità di trasmissione ai prezzi e ai salari, alle aspettative di inflazione e alla dinamica economica complessiva.
Secondo la Banca centrale “Le famiglie a basso reddito sono le più colpite dai rincari dei prezzi energetici. In questi nuclei il 9% del bilancio viene assorbito dal pagamento delle bollette contro una media del 5,5%. Queste famiglie inoltre “dispongono di minori risorse per assorbire gli shock sui prezzi. I rincari poi erodono le risorse accantonate e queste famiglie registrano un tasso di risparmio mediano negativo e pari a circa il -5,8 per cento del reddito disponibile”.
“Pertanto non dispongono dei risparmi necessari per distribuire i consumi e dipendono quasi interamente dal reddito da lavoro, il che le espone quando la crescita è negativa” si legge ancora.
Nel focus si evidenzia come "lo shock sui prezzi dell'energia sia inequivocabilmente recessivo, dato che frena i consumi aggregati principalmente attraverso perdite di reddito disponibile reale".
Tuttavia questa riduzione dei consumi è molto differente fra famiglia e famiglia. Quelle a basso reddito e con debiti sono a "livello di sussistenza" e in caso di aumenti dei prezzi devono ridurre i consumi a fronte di una spesa come quella energetica meno comprimibile. Sono oltretutto famiglie che dipendono di più dal reddito da lavoro "e in genere dispongono di minori risparmi, il che lascia loro scarsa capacità di distribuire i consumi nel tempo in caso di contrazione sia dell'occupazione sia dei salari". Le famiglie senza indebitamento invece "sono in grado di attingere a una gamma più ampia di fonti di reddito e dispongono in genere di risparmi sufficienti per attenuare tale shock". Di conseguenza, i consumi diminuiscono in misura doppia per le famiglie con vincoli di liquidità, circa l'1,4 per cento contro lo 0,7 delle famiglie senza vincoli di liquidità in corrispondenza dello shock iniziale, e ciò sottolinea l'impatto regressivo sui consumi privati degli shock sui prezzi dell'energia.