Il consiglio direttivo della Bce, nonostante un governatore si sia espresso a favore di un taglio dei tassi a luglio, ha ritenuto “un approccio solido” mantenere il costo del denaro invariato nell’attesa di ulteriori dati e “di una risoluzione di alcune incertezze”.
Lo si legge nelle minute del meeting del mese scorso.
“La discussione si è spostata dalla velocità di normalizzazione dei tassi nell’ambito di una fase di tagli, a potenziali aggiustamenti marginali per il resto del 2025”.
Nel corso della riunione del 23 e 24 luglio – si legge nel documento – il capo economista ha rilevato che l’inflazione è esattamente al target del 2% e che gli indicatori di inflazione di fondo sono coerenti con tale livello. Ciò giustifica l’attendismo della Bce su tassi del 2% ritenuti ora neutrali dopo otto tagli consecutivi. Nelle minute, tuttavia, si osserva che nonostante una resilienza dell’economia europea, “i rischi per la crescita sono orientati al ribasso”, e fra questi sono enumerati le guerre in Ucraina e Medio Oriente, una “ulteriore escalation nella guerra commerciale” e “un deterioramento nel sentiment dei mercati finanziari”.
Quanto all’inflazione, “gran parte dei membri” del Consiglio vedono rischi “bilanciati”. Tuttavia “diversi membri del Consiglio giudicano i rischi per l’inflazione come orientati al ribasso rispetto alle stime di giugno”, almeno per i prossimi due anni: secondo le discussioni fra i banchieri a Francoforte “il probabile esito dei negoziati commerciali sembra peggiore rispetto allo scenario base di aliquote tariffarie medie del 10% ipotizzato nelle previsioni di giugno”.
Inoltre, “se i dazi dovessero essere almeno del 15% su scala globale, e significativamente più alti per alcuni Paesi, un rialzo così significativo potrebbe portare a un forte rallentamento dell’economia mondiale, che eserciterebbe pressione al ribasso sui prezzi energetici”.