Carta, presidente Confesercenti Piemonte: “Commercio di vicinato memoria e modernità delle nostre città”

Secondo le recenti rilevazioni dell’Osservatorio sul commercio e turismo di Confesercenti, gli effetti devastanti del 2013 condizionano la partenza del 2014.L’eredità pesante della crisi dello scorso anno ha comportato nei primi due mesi di quest’anno una vera e propria emorragia di imprese nei settori del Commercio, del Turismo e dell’Intermediazione soprattutto nei centri urbani: dopo la cattiva performance di Roma, segue la città di Torino con un saldo negativo di 425 attività dei suddetti settori perse per sempre. Presidente, cosa chiedono al Governo le imprese del Piemonte per reagire?

In effetti, in Piemonte la crisi si è fatta sentire in modo particolare, anche se non bisogna mai dimenticare che stiamo parlando – nonostante tutto – di una delle aree più ricche e sviluppate del Paese e sarebbe quindi ingiusto calcare la mano solo sugli aspetti negativi. Detto questo, ciò che in Piemonte ha fatto la differenza è la crisi del settore manifatturiero: la meccanica nel Torinese e il tessile nel Biellese, per limitarci a due soli esempi. Ciò ha comportato, più che in altre regioni, una contrazione dei redditi (dovuta alla perdita del lavoro e al massiccio ricorso alla cassa integrazione) che ha avuto ripercussioni negative sui consumi e quindi sulle imprese che Confesercenti rappresenta. Quanto al saldo negativo delle attività commerciali, esso deriva non tanto dalle chiusure (che pure sono state numerose), ma dal crollo delle nuove aperture. E qui ancora una volta la crisi economica che ha colpito le famiglie si è fatta sentire: un tempo, proprio dalla famiglia veniva spesso il primo contributo economico per l’apertura di un’attività commerciale: i risparmi di una vita o la liquidazione dei genitori consentivano ai figli di iniziare l’attività, stante la poca propensione del sistema bancario verso le start-up: poca propensione che si è accentuata con la crisi, ma che si verificava anche prima. Ora anche questa sorgente rappresentata dalle famiglie si sta inaridendo a  causa della crisi e diventa sempre più difficile trovare i denari per incominciare. Come uscirne? Le ricette per il Piemonte non sono diverse da quelle per il resto d’Italia e dovrebbero avere un unico obiettivo: il rilancio della domanda interna. Per fare questo è necessario favorire una robusta crescita dei redditi. Ciò è possibile attraverso un alleggerimento della pressione fiscale su famiglie e imprese. Le risorse si possono trovare: gli studi di Confesercenti hanno più volte dimostrato che c’è ancora una vasta area di spesa pubblica improduttiva da aggredire con decisione.  Per quanto riguarda il Piemonte, in particolare, l’auspicabile ripresa del settore manifatturiero non è detto che si traduca necessariamente in una ripresa dell’occupazione. Ci sono invece settori – come il commercio e il turismo – che in caso di ripresa produrrebbero sicuramente nuova occupazione: in queste attività l’elemento del lavoro umano è imprescindibile.
Per il Piemonte un’altra necessità va tenuta presente: bisogna migliorare i collegamenti, incrementando e completando alcune fondamentali infrastrutture. Due soli esempi: la Tav per tutto ciò che essa significa per i flussi verso l’Europa e verso la Francia in primo luogo; i collegamenti verso i porti liguri (Genova e Savona).

Crescita e lavoro sono le priorità per ripartire. Secondo Lei il Governo sta mettendo in campo le scelte giuste per favorire l’occupazione, rilanciare la competitività delle imprese e sostenere il mercato interno? La politica è in grado di attuare quella ‘svolta radicale’ chiesta con forza dai 60.000 imprenditori scesi in piazza, a Roma, lo scorso 18 febbraio?

“È auspicabile che lo sia. La giusta indignazione verso le molte degenerazioni della politica non deve indurci a pensare che della politica si possa fare a meno. Di politica, anzi, c’è bisogno. Di buona politica, però: di una politica meno autoreferenziale ed in grado di creare un contesto favorevole per le imprese, fatto di minore pressione fiscale, di burocrazia meno opprimente, di una amministrazione pubblica più efficiente, di regole più semplici. Se sarà così, le nostre imprese dimostreranno di essere in grado di cogliere la sfida e di saper stare sul mercato con successo. Quanto ai primi provvedimenti annunciati dal governo Renzi, mi pare che complessivamente siamo sulla strada giusta, al di là degli aggiustamenti che si possono fare sui singoli provvedimenti: penso, ad esempio, a quello sull’apprendistato, che va rivisto. In ogni caso, la direzione di marcia mi pare condivisibile su molti punti: l’annunciato aumento dei redditi più bassi, la riforma delle province in vista della loro auspicata abolizione (che richiede un più lungo passaggio costituzionale), la semplificazione dell’assetto istituzionale con il superamento del bicameralismo perfetto, la riforma del mercato del lavoro che garantisca una migliore flessibilità in entrata, particolarmente importante per le imprese da noi rappresentate”.

Recentemente la Confesercenti ha presentato il volume “Guida alle botteghe imperdibili di Torino”, una rassegna di 75 negozi per riscoprire e valorizzare gli esercizi di vicinato. Il commercio è la ‘vera anima della città’: cosa fare per tutelare questo ricco patrimonio, non solo economico ma anche culturale e sociale?

Abbiamo presentato volentieri la guida nella nostra sede torinese per molte ragioni, ma per una in particolare: finalmente al termine ‘bottega’ viene dato un significato positivo, abbandonando l’accezione negativa che talvolta, purtroppo, viene a torto utilizzata. Devo dire con soddisfazione che l’ampio spazio che i giornali cittadini hanno riservato a questa iniziativa dimostra che anche il ‘sentire comune’ va in questa direzione e a questo non è estraneo l’impegno di Confesercenti nella valorizzazione dello straordinario patrimonio di negozi (e di mercati) nelle nostre città. Le botteghe rappresentano la memoria, ma anche la modernità. La memoria perché sono la testimonianza del passato e della storia delle città. Ma anche la modernità perché ripropongono un modello ancora attuale, fatto di socialità e sicurezza. Sono un servizio, ma anche un valore. Il futuro non possono essere le ‘cattedrali nel deserto’ rappresentate dalla grande distribuzione. Il commercio deve essere integrato nelle città ed esserne la linfa vitale: il modello fatto di negozi e mercati è ancora vincente, anche in termini di attrazione turistica e di miglioramento della qualità urbana”.

Veniamo al turismo. Il comparto, nonostante la crisi, è riuscito a reggere l’urto della crisi ed, anzi, costituisce una delle risorse principali dal punto di vista economico ed occupazionale per agganciare la ripresa. Il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, ha detto che il 2 aprile approveranno “una nuova proposta per rendere più flessibili le regole sui visti, molto importante per l’Expo”. E’ d’accordo? Quali altre misure bisogna mettere in campo per rilanciare il turismo ‘Made in Italy’?

“In questi anni in Piemonte il turismo ha avuto uno sviluppo notevole: proprio nei giorni scorsi sono stati diffusi dati secondo i quali nel 2013 i flussi turistici a Torino e in Piemonte sono stati addirittura maggiori che nel 2006, anno delle Olimpiadi invernali. Il che dimostra non solo che quella straordinaria occasione è stata sfruttata al meglio, ma anche che Torino e il Piemonte hanno un potenziale non ancora del tutto sfruttato e costituito da molte sfaccettature: musei e cultura, città d’arte, montagne, laghi, enogastronomia.
“I dati ci dicono che, nonostante la crescita registrata in questi anni, l’incidenza delle attività turistiche sul Pil in Piemonte è ancor al di sotto della media nazionale. Dunque, le opportunità di ulteriore crescita ci sono tutte. Certamente, l’Expo 2015 è una di queste, anche per la vicinanza con Torino e il Piemonte: raggiungibili dall’area dell’Expo in 35 minuti di treno, come ha fatto notare proprio in questi giorni il sindaco di Torino, Piero Fassino. Il 2015 per Torino sarà anche l’anno dell’ostensione della Sindone e la città sarà la capitale europea dello Sport. Non va dimenticato il ricco programma di attività culturali (musei, mostre, teatro, lirica, cinema, musica) che il comune di Torino ha già messo in cantiere, per offrire la migliore accoglienza. E va anche dato atto al comune di aver considerato cultura e turismo come assi strategici: in questi anni di crisi non solo non ha tagliato fondi in questi settori, ma anzi li ha aumentati anche grazie ad un intelligente e proficuo coinvolgimento dei privati; un modello che si è rivelato efficace e vincente”. Si tratta di tre occasioni da cogliere e da sfruttare al meglio. Per farlo è necessario rendere ancora più attraente il nostro territorio, tendendo specialmente presenti due obiettivi: facilitare la mobilità, incrementando e potenziando le infrastrutture di trasporto; migliorare l’accoglienza, offrendo a turisti e visitatori una sempre migliore qualità nei negozi e nei pubblici esercizi, che costituiscono il vero ‘biglietto da visita’ per le nostre città. In questo senso, l’impegno di Confesercenti non mancherà.

 

 

 

 

 

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