Commercio, Confesercenti Ascoli: “Giù le tasse o chiudiamo”

«Dopo il 24 agosto per paura delle scosse i locali del centro sono deserti» 

Commercio, Confesercenti Ascoli: “Giù le tasse o chiudiamo”Una città che si sta impoverendo giorno dopo giorno.

È un grido di dolore quello lanciato dai commercianti ascolani che dal 24 agosto, giorno funesto del primo terremoto, hanno visto costantemente ridursi il volume dei loro affari fino ad arrivare a «non riuscire a coprire neppure i costi sostenuti per il mantenimento in vita della propria attività».

L’ allarme arriva da Paride Vagnoni, titolare di alcune attività di ristorazione nel centro storico e rappresentante della Confesercenti di Ascoli: «Prima del 24 agosto, infatti, si riusciva a sopravvivere ma adesso se ci si fa un giro la sera, ci si trova davanti una città deserta».

La situazione dopo la scossa del 24 agosto e ancor più dopo il violento terremoto del 30 ottobre molti ascolani hanno deciso di tornare nelle residenze estive in Riviera: «Sono contento per i colleghi sambenedettesi che stanno vivendo praticamente una seconda stagione, ma noi qui stiamo chiudendo. Abbiamo anche perso le tante persone che raggiungevano il capoluogo dai borghi dell’entroterra che pure sono stati fortemente colpiti ed ora sono praticamente disabitati».

Il Comune di Ascoli però, seppur inserito nel cratere dall’appena licenziato decreto post-sisma, si trova in una condizione di trattamento differente rispetto agli altri comuni del Piceno.

«A differenza delle altre realtà, ad Ascoli i commercianti ricevono indennizzi e agevolazioni solo in caso di danni strutturali ricevuti ai propri locali, ma in realtà ad essere terremotati siamo un po’ tutti, anche chi non ha subito danni visibili. Il vero danno è che non ci sono più persone che intendono frequentare le nostre attività», aggiunge Vagnoni.

Persino le farmacie e la ristorazione, settori che pur hanno resistito discretamente alla crisi degli ultimi anni ora sono in grande sofferenza.

La speranza è che il centro storico torni ad essere vivace come un tempo, ma nel frattempo Paride Vagnoni lancia una proposta all’ assessore al Commercio e al sindaco del capoluogo che si articola in quattro punti: «Abbattimento del 50% dei costi della Tari per le attività almeno fin quando la situazione non si sarà normalizzata, eliminazione dei costi di occupazione del suolo pubblico, la possibilità di mettere gazebo esterni in modo che la gente possa consumare senza timore per l’ arrivo di ulteriori scosse e infine la stipula di una sorta di convenzione con Ciip, Enel e Piceno Gas affinché possano concedere ai negozianti tariffe agevolate».

Insomma, un piccolo aiuto per far passare la notte.

Tratto da il Corriere Adriatico (ed. Ascoli)

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