Commercio e turismo: nel III trimestre tornano a crescere i fallimenti, dato top dal 2009. Migliorano i pagamenti, in calo i ritardi sopra i 30 giorni

Osservatorio Cribis D&B per Confesercenti. Bussoni: qualcosa si muove, ma effetti della crisi si sentiranno a lungo. Serve Stimulus Package per rilanciare il commercio urbano

Migliorano le dinamiche dei pagamenti nel commercio e nel turismo, ma i fallimenti tornano ad aumentare. Dopo i risultati positivi dello scorso trimestre, a luglio, agosto e settembre di quest’anno sono state infatti ben 530 le imprese di commercio e turismo che hanno portato i libri in tribunale. Si tratta del dato trimestrale più alto dal 2009, inizio delle serie storica, superiore del 5,6% ai 502 fallimenti dello stesso periodo dello scorso anno e di oltre il 123% rispetto a quelli registrati nel terzo trimestre 2009. In media, nei primi nove mesi dell’anno, hanno avviato le procedure fallimentari circa 7 negozi o attività turistiche al giorno, per un totale che supera le 1.860 unità. Un numero ancora elevato, ma comunque in leggero calo rispetto ai 1.934 fallimenti dei primi nove mesi del 2014.

E’ quanto emerge dall’Osservatorio trimestrale sul Commercio e Turismo condotto per Confesercenti da CRIBIS D&B, società del gruppo CRIF specializzata nella business information, che gestisce il più ampio patrimonio informativo sulla struttura economico-finanziaria delle imprese italiane e  sui loro comportamenti di pagamento.

Tab.1 : fallimenti di imprese nel Commercio e nel Turismo, confronto trimestri 2009-2015

Numero Fallimenti

2009

Numero Fallimenti

2010

Numero Fallimenti

2011

Numero Fallimenti

2012

Numero Fallimenti

2013

Numero Fallimenti

2014

Numero Fallimenti

2015

I trimestre

322

434

472

488

594

643

678

II trimestre

325

429

508

519

625

789

656

III trimestre

237

310

336

363

407

502

530

IV trimestre

439

467

563

588

770

805

– 

TOTALE

1.323

1.640

1.879

1.958

2.396

2.739

1.864

Tab. 2  totale fallimenti gennaio-settembre 2015, dettaglio regionale: numero assoluto e incidenza su totale nazionale

Fallimenti imprese Commercio e turismo (totale gennaio-settembre 2015)
Regione

Imprese fallite

(%) su totale  fallimenti nazionale

Lombardia

283

15,1

Lazio

252

13,5

Campania

212

11,4

Sicilia

155

8,3

Toscana

149

8,0

Veneto

127

6,8

Emilia

108

5,8

Piemonte

106

5,7

Puglia

93

5,0

Calabria

63

3,4

Liguria

58

3,1

Abruzzo

50

2,7

Marche

48

2,6

Umbria

43

2,3

Sardegna

39

2,1

Friuli Venezia Giulia

32

1,7

Trentino / Alto Adige

26

1,4

Basilicata

11

0,6

Molise

5

0,2

Valle d’Aosta

4

0,2

ITALIA

1.864

100%

A livello regionale, i numeri assoluti più elevati di imprese fallite nel commercio e nel turismo si registrano in Lombardia, seguita da Lazio e Campania. La classifica cambia, però, se si considera l’incidenza del numero totale di attività fallite sullo stock complessivo di imprese di commercio e turismo nelle singole regioni. In questo caso la maglia nera va all’Umbria. Nella regione appenninica, infatti, da inizio anno sono state 43 le attività turistiche e commerciali a portare i libri in tribunale: 2,6 ogni mille imprese attive nel commercio o nel turismo. Seguono a pari merito, in questa classifica negativa, Lombardia e Lazio, con 2,1 imprese fallite ogni mille. I risultati migliori, invece, si registrano in Molise (solo 0,8 imprese fallite ogni mille), Basilicata (1,06 su 1000) e Sardegna (1,15).

Tab. 3 Le regioni con l’incidenza più alta o più bassa di attività fallite sul totale del numero regionale di imprese commerciali e turistiche (su base 1000)

Le tre Regioni migliori Incidenza fallite/totale Le tre Regioni peggiori Incidenza fallite/totale
Molise 0,8 su 1000 Umbria

2,6 su 1000

Basilicata 1,06 su 1000 Lombardia

2,1 su 1000

Sardegna 1,15 su 1000 Lazio

2,1 su 1000

Migliora invece la situazione pagamenti nel commercio e nel turismo.  Nel terzo trimestre dell’anno, le imprese del commercio che hanno saldato con un ritardo grave (oltre i 30 giorni rispetto alla data di scadenza) sono state il 23,1%, in calo dell’1,1% sul dato di giugno. Il miglioramento riguarda tutte le aree geografiche, anche se Sud e Isole continuano a mostrare maggiori criticità: la percentuale di pagamenti oltre i 30 giorni dalla scadenza è del 32,3%, più del doppio del 12,6% rilevato nel Nord Est. Anche le imprese del turismo che pagano con ritardo grave diminuiscono: nel secondo trimestre sono il 31,7%, esattamente l’1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2014. Anche nel caso del turismo, sono Sud ed Isole ha mostrare le criticità maggiori, con una percentuale di cattivi pagatori del 49,4%, circa quattro volte il livello registrato nel Nord Est (14,7%).

Tab. 4 Quota di pagatori con grave ritardo (oltre i 30 giorni), I-III Trimestre 2015, Commercio e Turismo

 

I Trimestre 2015

II Trimestre 2015

III Trimestre 2015

Commercio

24,6%

24,2%

23,1%

Turismo

33,4%

32,7%

31,7%

L’osservatorio CRIBIS D&B per Confesercenti di questo trimestre ci mostra chiaramente che, nonostante si inizino a percepire i primi segnali di miglioramento, gli effetti della crisi siano ancora lungi dall’essere smaltiti”, spiega Mauro Bussoni, Segretario Generale di Confesercenti. “Commercio e Turismo vengono da una fase negativa durata quattro anni aggravata dal crollo dei consumi e – nel caso dei negozi – dalla deregulation degli orari, e da cui non sarà facile uscire senza sostegno. Per tutelare questi due settori, che garantiscono milioni di posti di lavoro, c’è bisogno di agire subito”, conclude Bussoni. “Per questo chiediamo che venga inserito nella Legge di Stabilità uno Stimulus Package per le attività turistiche e per i negozi delle nostre città. Un pacchetto di misure che preveda, fra le molte cose, l’introduzione di cedolare secca e canone concordato anche per le attività turistiche e commerciali, nonché una fiscalità premiale per i negozi che aprono in locali sfitti da almeno tre anni, contribuendo così al recupero delle zone più degradate della nostra città. Serve, però, anche un intervento per stimolare l’arrivo del credito alle PMI dei due settori ed un passo indietro sulla liberalizzazione degli orari: la vigente deregulation è tra le più estreme d’Europa, e permette di aprire h24 tutto l’anno. Un regime insostenibile per i piccoli del commercio, che continuano a fallire e chiudere: nei primi 8 mesi di quest’anno abbiamo già perso oltre 6mila negozi”.

Tab.5  Abitudini di Pagamento per classi di ritardo, Q3 2015, Area Geografica – Commercio (tabella Sinistra) – Turismo (tabella Destra)

tab.4 sin                                    tab5

Roma, 2 novembre 2015

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