Confesercenti Emilia Romagna, commercio al dettaglio: continuano le difficoltà e occorrono azioni per rilancio dettaglio di vicinato

Domenichini: “Sono sempre più urgenti interventi e politiche in grado di consolidare le piccole imprese esistenti”

“I dati sul movimento delle imprese nel primo semestre del 2019 e delle vendite nel commercio al dettaglio in Emilia-Romagna, denotano una situazione che stenta a volgere in positivo e che vede le imprese del settore alle prese ancora con forti elementi di criticità”. È quanto afferma Dario Domenichini, Presidente di Confesercenti Emilia Romagna a commento della pubblicazione dei dati sul settore da parte di Unioncamere Emilia Romagna e Istat che registrano, per quanto riguarda la nostra regione, un saldo negativo di 283 imprese del commercio al dettaglio fra aprile e giugno, con 446 nuove imprese e 729 cessate. Un saldo negativo che arriva a 1.168 imprese se si considerano i primi sei mesi del 2019, che vedono 932 nuove attività e ben 2.100 cessazioni. Un trend negativo, peraltro, che riguarda tutte le province, senza eccezioni, con saldi negativi che vanno dalle -83 di Piacenza alle -248 di Bologna.

In questo modo, al 30 giugno di quest’anno, le imprese attive del commercio al dettaglio, in Emilia-Romagna, sono 44.087. erano 45.224 al 30 giugno del 2018, 46.744 al 30 giugno del 2016 e 48.259 al 30 giugno del 2010. In questi nove anni si è, dunque, registrata una diminuzione complessiva di bel 4.172 imprese, con Ravenna che registra il calo più consistente (-654) e Bologna quello più contenuto (-374).

Anche le vendite, dal canto loro, registrano dati problematici. Giugno, infatti, ha visto un segno positivo rispetto al mese di maggio (+1,9%) e questo contribuisce a volgere in positivo l’andamento dei primi sei mesi del 2019 con un misero +0,3% ma, in questa situazione, il dettaglio di vicinato registra l’ennesimo dato negativo con un -0,9% nei primi sei mesi. “È evidente –conclude Domenichini –come siano sempre più urgenti interventi e politiche su riduzione degli affitti, formazione professionale degli imprenditori, alleggerimento della pressione fiscale e riduzione del costo del lavoro. Interventi che siano in grado di consolidare le imprese esistenti e abbiano come soggetti privilegiati le piccole imprese che contribuiscono in modo determinante a rendere così attrattivo nel mondo il tessuto sociale e urbano delle nostre città e dei nostri borghi”.

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