Confesercenti Ravenna, i dati provinciali dell’osservatorio

“Piove sul bagnato, altro che ripresa!”

Tempo nuvoloso in tutti i sensi. La tanto attesa ripresa, per commercio e turismo, non si è ancora materializzata, anzi. La crisi prolunga i suoi effetti.

Nel 2014 prosegue infatti implacabile l’emorragia di imprese nei due settori.

A pesare, ed è indicativo, è soprattutto il calo delle iscrizioni al registro imprese nel settore turistico, in particolare per Bar e Ristoranti, a testimonianza di un clima di sfiducia pervasiva e preoccupante in Italia e con i suoi riflessi anche in provincia di Ravenna.

Dalle rilevazioni elaborate dall’Osservatorio Confesercenti su commercio al dettaglio e attività del turismo nei primi 6 mesi del 2014 il saldo tra aperture e chiusure di imprese in provincia di Ravenna è negativo (con riscontri che si consolidano negli ultimi 5 anni) in tutti i nostri comparti merceologici e le tipologie d’impresa prese in esame con l’eccezione paradossale (non nuova e già commentata essendo frutto di iscrizioni per commercio di auto per lo più usate esercitato prevalentemente da cittadini stranieri) del commercio di automobili (caso unico anche nella nostra regione).

Andamenti questi che accentuano quelli registratisi ad Aprile 2014.

Nel commercio al dettaglio prosegue l’emorragia dell’abbigliamento, delle edicole, degli articoli per “fumo elettronico”. In riduzione anche gli agenti e rappresentanti di commercio.

Il saldo negativo dei primi 6 mesi di commercio e turismo supera da solo il saldo complessivo, sempre nei sei mesi, di tutte le imprese (-66) secondo i dati del Registro Imprese della Camera di Commercio di Ravenna.

È ancora fin troppo evidente il persistere di un clima di incertezza sul futuro e un andamento negativo per le piccole e medie imprese schiacciate da oneri troppo alti e da una domanda interna ancora debole.

I nostri associati segnalano andamenti e vendite (anche quelle di fine stagione) sotto le aspettative, così come una stagione estiva sotto tono oltre che bagnata.

C’è una attività in crescita, con tutto quello che ciò determina e non solo sull’arenile: quella dell’abusivismo commerciale e delle attività irregolari e di concorrenza sleale, sempre più eterogenea e che intacca anche turismo e servizi.

Il problema, comunque, rimangono i consumi, che sono ancora in una fase acuta di crisi (e va ancora riscontrato l’effetto degli 80 euro in più in busta paga che aveva segnato attese), e dall’altra parte il peso complessivo del fisco e degli oneri di gestione.

Se non si risolleva la domanda interna le piccole imprese che ad essa fanno riferimento chiuderanno in numeri sempre maggiori contribuendo ad esacerbare la spirale di disoccupazione e povertà imboccata in Italia, oltre che la desertificazione dei paesi e delle località. La politica discute di riforme istituzionali, elettorali (e di ostruzionismo), cose importanti certo, ma la prima vera e grande priorità qui come in Europa è l’economia e la sua ripresa accompagnata ad un più forte clima di fiducia.

Svolta fiscale incisiva e coraggiosi interventi di riduzione della spesa pubblica sono sempre più indispensabili. Altrimenti sarà impossibile invertire la tendenza negativa che il nostro Paese sta pagando da troppo tempo con le conseguenze che tocchiamo con mano ed evidenza anche nel territorio provinciale.

 

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