Confesercenti Veneto Centrale, il presidente Rossi: “Il mondo del commercio, della ristorazione vuole, deve e può riaprire insieme con gli altri il prossimo 4 maggio”

“Fateci aprire non per quello che vendiamo ma perché adottiamo tutte le regole di sicurezza necessarie. Siano dati più poteri e più mezzi ai Sindaci per gestire la sicurezza nei loro territori”

“Le piccole imprese dei servizi, i commercianti, gli esercenti, i baristi, i ristoratori, gli ambulanti, i rappresentanti, i benzinai, i baribieri e parruchieri gli estetisti i pizzazioli le gastronomie le agenzie di viaggio i gestori di b&b e tutte le piccole e micro imprese , i professionisti anche quelli del turismo, sono allo stremo. Ci aspettavamo ben altre notizie  dalla conferenza stampa del Presidente del Consiglio di domenica sera. Dopo due mesi di chiusura per tutti noi, dopo il sacrificio di tante imprese ci aspettavamo una modifica delle modalità di intervento”.

Così il presidente Confesercenti Veneto Centrale Nicola Rossi.

“Basta autorizzare le aperture delle imprese in base alla merceologia venduta o all’attività svolta, bensì ci si autorizzi le aperture in base alle regole di sicurezza che siamo in grado di fornire. Non possiamo aprire perché vendiamo scarpine o altro, bensì possiamo aprire perché garantiamo la sicurezza sanitaria nel nostro esercizio, perché mettiamo in atto tutte le azioni necessarie per garantire che noi i nostri commessi i nostri collaboratori i nostri clienti sono al sicuro, lavorano ed acquistano in un ambiente sicuro. Ecco questo ci aspettavamo dal Presidente”.

 “Ci diano regole chiare per convivere con il Covid 19 – conclude Rossi. Diano ai sindaci poteri e strumenti per poter governare, verificare, gestire organizzare in tutto il territorio comunale tutti quei strumenti necessari per convivere con il maledetto virus. Non possiamo continuare a chiedere ai nostri iscritti ai nostri commercianti di stare zitti e buoni: grande parte del il mondo delle imprese è oramai autorizzato alle aperture. Solo le piccole imprese che operano nel mercato interno, nei servizi alle persone devono continuare all’obbligo della chiusura”.

“Sono centinaia le telefonate di protesta che  stiamo ricevendo  da questa mattina: non solo si continua a prometterci aiuti economici che non arrivano (di fronte a decine di promesse le risposte sono zero), non solo si continua a non affrontare concretamente il tema liquidità delle piccole imprese, non solo non vediamo un disegno complessivo per ridare voce e fiato al mondo delle Pmi che ha fatto il bene dell’Italia. Anzi dobbiamo sentirci ancora una volta obbligati a subire le decisioni di chiusura, a vedere la concorrenza (e commerce) che ci brucia e ci svuota del futuro e dobbiamo stare buoni. Non credo che potrà durare ancora molto: quale 18 maggio, quale 1° giugno vogliamo aprire dal 4 maggio, con gli altri ci si faccia chiudere se non siamo in grado di rispettare le regole di sicurezza igienica, ma vogliamo anche noi misurarci con un mercato completamente nuovo. Stiamo interessando le nostre rappresentanze nazionali, inviamo i parlamentari padovani a farsi portavoce. Cosi non può continuare”.

 

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