Crisi commercio, si abbassano le saracinesche nel Polesine

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Anche il Polesine va verso un lungo perdurare dello stato di crisi economica. «Se continua di questo passo, la situazione di stallo è destinata ad arrivare fino al 2030 – afferma il presidente di Confesercenti, Primo Vitaliano Bressanin – Tutti i dati forniti nel corso dell’ assemblea nazionale degli esercenti, parlano di un saldo negativo. È stata fatta un’ analisi non solo economica, ma si è puntato anche sullo stato di sicurezza delle città. Il sondaggio datato 1 luglio, ossia prima degli attentati a Dacca in Bangadlesh e Nizza in Francia, ma anche prima dei recenti fatti in Turchia, rivela un clima che zavorra l’ economia». A dire di Bressanin c’ è poco da stare allegri, perchè raffrontando i dati a livello nazionale, regionale e provinciale, il risultato è sempre lo stesso: un bel segno meno. «Ogni giorno chiudono 76 attività, visto che a fronte di 114 aperture si registrano 190 chiusure in media. Anche chi lavora con internet sta avendo problemi. Dal 2007 ad oggi gli italiani hanno perso 2.100 euro a testa. La situazione è seria e preoccupante. Se non si aumentano i posti di lavoro è impossibile tornare a lavorare. Tutto si ripercuote anche sui Comuni che non possono spendere, avendo le mani legate. Rovigo come capoluogo di una provincia che ha 242mila abitanti, ha grosse responsabilità. Chiediamo al Comune di essere un faro di tutto il Polesine». Antonella Savogin , direttrice di Confesercenti, sottolinea come curare l’ aspetto estetico delle città sia un primo passo per attirare gli avventori. «Potrebbero essere gli stessi imprenditori e cittadini a farsi carico del taglio dell’ erba, in aree di loro competenza. Meno degrado porta sicuramente più interesse, perchè chi arriva da fuori e vede una città tenuta male non ne conserva poi un bel ricordo. È un palliativo contro la crisi, ma bisogna iniziare anche da queste piccole cose». Quindi la difesa dei negozi del centro storico rispetto ai centri commerciali. «Questi ultimi hanno già enormi potenzialità rispetto ai piccoli negozi – precisa Bressanin – Ad esempio comodi parcheggi, climatizzatore d’ estate e riscaldamento in inverno. Bisognerebbe che il Comune facesse qualcosa per compensare le differenze e portare tutto sullo stesso piano, magari offrendo più servizi in centro. In 8 anni nella provincia sono stati persi 10mila abitanti. Vanno recuperati spazi come ospedale Maddalena, psichiatrico di Granzette, caserma militare Silvestri e dei vigili del fuoco. È il momento di fare scelte che portino occupazione». I numeri. Ecco il saldo delle imprese iscritte nel primo bimestre 2016: commercio al dettaglio 2.260 (-39), alloggi 84, ristorazione 763 (-16), bar 904 (-19), tessile, abbigliamento, calzature 419 (-9), carni 100 (-5), ortofrutta 69, ambulanti 642 (-8), commercio carburanti 106 (-2), giornali, riviste e periodici 79 (-2), commercio via internet 49, intermediari del commercio 1.013 (-17).

 

Tratto da “Il Gazzettino (ed. Rovigo)

 

 

 

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