Crisi: Giovannini, occupazione donne Italia insoddisfacente. De Luise: non dimenticare le imprenditrici

nel 2013 verso chiusura 17mila imprese femminili solo nei servizi

“In Italia abbiamo un tasso di occupazione femminile assolutamente insoddisfacente”: lo ha detto il ministro del lavoro e delle politiche sociali Enrico Giovannini, a New York per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Commentando gli ultimi dati del Fondo Monetario Internazionale sul mondo del lavoro ‘rosa’, Giovannini ricorda di aver annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro con l’obiettivo di migliorare la conciliazione tra lavoro e tempi di vita delle donne, che in Italia “e’ un tema particolarmente sentito”. “Per quanto riguarda l’educazione le donne hanno non solo raggiunto gli uomini ma anzi ottengono risultati anche migliori – continua – Dopo di che c’è una barriera all’entrata, una segregazione, perché molto dell’aumento del tasso di occupazione femminile, che pure c’è stato in questi anni, e’ dovuto alla presenza in settori che avevano già un’alta intensità di donne”.

Fmi: poche donne al lavoro, puntare su di loro per crescere

”Il numero di donne nella forza lavoro resta al di sotto di quello degli uomini”: ”le politiche fiscali e di spesa dei governi, cosi’ come le regole del mercato del lavoro, possono essere riformate per spingere l’occupazione femminile”. Così ieri il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale  Christine Lagarde, sottolineando che ”l’aumento della partecipazione femminile sul mercato del lavoro si tradurrebbe in benefici per tutti”.

 DE LUISE (Cnif-Confesercenti): “Non dimenticate le imprenditrici, nel 2013 chiuderanno 17mila imprese rosa solo nei servizi”

“Esprimiamo soddisfazione per le parole spese dal ministro Giovannini e l’attenzione rivolta alle problematiche relative alla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro delle donne”, commenta Patrizia De Luise Presidente di Cnif, il Coordinamento Nazionale Imprenditoria Femminile di Confesercenti. “La minore partecipazione delle donne al mondo del lavoro, infatti, soprattutto in questa fase prolungata di crisi economica, non rappresenta solo una questione femminile ma è una perdita di opportunità per l’economia e la società tutta”.

“Non bisogna dimenticare, però – prosegue De Luise- che non si tratta solo di una barriera in entrata per le donne nel mondo del lavoro ma anche di maggiori criticità per le imprenditrici a resistere sul mercato. Se continua così, a fine 2013 avranno cessato l’attività quasi 17mila imprese femminili e solo nel settore dei servizi, dal commercio al dettaglio all’alloggio e alla ristorazione. Le cessazioni di attività guidate da donne rappresentano il 33,4% del totale di questi comparti, come segnalano i dati dell’Osservatorio Confesercenti”.

Inoltre, sempre secondo i dati dell’Osservatorio, il trend negativo appare in accelerazione: dal confronto tra iscrizioni e cessazioni delle attività dei servizi nel biennio 2011-2013 emerge, riguardo alle imprese femminili, che da gennaio 2011 al primo semestre 2013 la percentuale di iscrizioni è scesa dal 32,9 al 31,8 mentre la percentuale di cessazioni ha subito un aumento: dal 32,6 ha raggiunto il 33,4”.

“Molte donne, inoltre – prosegue De Luise – scelgono la strada dell’imprenditoria anche per fronteggiare la crisi occupazionale ma spesso si trovano ad operare in condizioni più sfavorevoli, come dimostra la difficoltà ad ottenere prestiti e a condizioni peggiori”.

“Auspichiamo – conclude la presidente di Cnif – che il problema venga considerato, più che come una questione di pari opportunità, come un nodo da sciogliere per far ripartire l’economia reale. Chiediamo al Governo e alle Istituzioni di mettere in campo tutte gli strumenti necessari per favorire la creazione e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, incentivando le politiche di conciliazione attraverso il potenziamento dei servizi per il welfare ed incoraggiando l’avvio di nuove attività d’impresa nei settori ad essi collegati e sostenendo l’accesso al credito delle imprese femminili, attraverso una valutazione attenta delle politiche economiche di genere”.

 

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