Dal 1° gennaio potrebbero fare la comparsa nuovi “alimenti” sulle tavole degli italiani

A partire dal prossimo 1° gennaio 2018 entrerà in vigore il Regolamento UE n. 2283/2015 sui Nuovi Alimenti (Novel Food). Il Regolamento in questione consentirà di riconoscere gli insetti interi e le loro parti sia come nuovi alimenti che come prodotti tradizionali da Paesi terzi. Il Regolamento, formalmente in vigore da 2016,  non solo abroga e sostituisce espressamente dal prossimo anno la previgente Disciplina Comunitaria in materia, aggiornando le categorie di prodotti di cui al Regolamento CE n. 258/1997, ma tende anche ad ampliare la materia.
Dal 1° gennaio p.v., dunque, la Commissione Europea definirà un elenco di questi cosiddetti “novel food” autorizzati alla commercializzazione in ambito comunitario, dapprima facendo riferimento agli alimenti del vecchio Regolamento, per poi aggiornarne l’elenco.
Si reputano Nuovi Alimenti i prodotti non acquistati né utilizzati in misura significativa nell’ambito dell’Unione Europea per il consumo umano prima del 15 maggio 1997 (data di entrata in vigore dell’originario Regolamento), nonché i cibi con struttura molecolare nuova e caratterizzata da nuovi processi che incidano sensibilmente su tale struttura. Si intende che resteranno comunque esclusi dai Novel Food quei prodotti già disciplinati da una specifica Normativa quali OGM, enzimi, additivi e aromi, nonché vitamine e minerali le cui differenze molecolari non risultino tali da richiedere lo status di Nuovo Alimento.
Risultano viceversa esplicitamente inclusi nel novero dei Novel Food gli insetti interi e le loro parti. Inoltre, in base al Regolamento 2283/2015, dovrebbero sussistere “categorie per gli alimenti con una struttura molecolare nuova o volutamente modificata, nonché per gli alimenti da colture di cellule o di tessuti ottenute da animali, vegetali, microorganismi, funghi o alghe, per gli alimenti ottenuti da microorganismi, funghi o alghe e per gli alimenti ottenuti da materiali di origine minerale. Dovrebbe essere contemplata altresì una categoria che comprenda gli alimenti di origine vegetale ottenuti con pratiche non tradizionali di riproduzione, qualora tali pratiche comportino cambiamenti significativi nella composizione o nella struttura dell’alimento tali da incidere sul suo valore nutritivo, sul metabolismo o sul tenore di sostanze indesiderabili. La definizione di nuovo alimento potrebbe altresì includere gli alimenti costituiti da micelle o liposomi.”
I Nuovi Alimenti riguardano anche ‘nanotecnologie’ e in via temporanea anche gli animali clonati destinati a scopi alimentari almeno finché non verrà predisposta una Normativa ad hoc.
I Novel Food, una volta ottenuto il riconoscimento che ne attesta la sicurezza alimentare, saranno inseriti e registrati in apposito Elenco Unico Europeo previa eventuale valutazione del rischio a cura dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e tramite un’Istruttoria su iniziativa dei Paesi membri.
In caso di dubbio circa lo status di Novel Food, gli operatori del settore alimentare consulteranno lo Stato UE nel cui mercato intendano immettere per la prima volta il nuovo alimento, fornendo ogni informazione atta a determinare se un cibo rientri o meno nell’ambito di applicazione del predetto Regolamento 2283/15.
A tal fine, per gli alimenti nuovi tradizionalmente consumati in sicurezza presso i Paesi extra UE, si prevedono procedure semplificate di autorizzazione all’immissione sul mercato, o con una storia di uso sicuro negli stessi Paesi.
Si ricorda infine che in base al vigente Regolamento sui Novel Food la Commissione UE potrà stabilire oneri di monitoraggio successivi alla loro immissione sul mercato per garantire in toto la sicurezza alimentare ed ambientale.
Per il Presidente di Fiesa e Assomacellai, Gianpaolo Angelotti “si tratta della “globalizzazione onnicomprensiva” all’interno della quale trova ha il suo spazio anche il “novel food” riconosciuti come nuovi alimenti, tema che si inserisce nel messaggio che dall’EXPO si sono ramificati nel mondo intero. A questo punto la UE dovrebbe impegnarsi a valorizzare e a riconoscere i prodotti alimentari della tipicità e della tradizione europea e, nello specifico, del nostro Paese. Se sono confortanti i risultati ottenuti con la “Dieta Mediterranea” e con alcuni altri prodotti alimentari di alcune nostre Regioni, scontiamo ancora la disinformazione sulla carne, sul pesce, e sul pane. Le nuove disposizioni vengono recepite mentre all’interno dei nostri confini europei e nazionali, si  consuma il tentativo di inserire tutti gli animali di allevamento, e non solo, nel novero degli “animali da compagnia” criminalizzando allevatori e macellai, oltre che i consumatori. Siamo confortati dalle scelte dei consumatori italiani che continuano a scegliere e preferire i nostri prodotti tradizionali mentre, secondo l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenza, risulta che sono contrari ai Novel Food  il 54% degli italiani, gli indifferenti sono il 24%, mentre i favorevoli il 16% e non risponde il 6%. In definitiva se la scelta alimentare è e rimane libera, come è giusto che sia, appare sempre più necessario accentuare la promozione dei “nostri” prodotti nei Paesi terzi, con rispetto e reciprocità. E vero che in tutto il Mondo si mangia di tutto e di più ma non sono certamente le classi agiate che mangiano gli insetti. Tutto ciò per noi ha sempre rappresentato sinonimo di sporcizia e poca igiene. A riguardo. in ogni manuale di HACCP vi è un capitolo dedicato ai metodi di prevenzione sugli infestanti. Non abbiamo bisogno di altro cibo, ma di cibo buono e naturale e sano. E poi quale sicurezza igienica sarà garantita? Quali saranno le conseguenze per l’ambiente, dove saranno allevati? Non abbiamo alcuna garanzia, non ci appartengono culturalmente. Certo il mondo cambia, siamo più multiculturali e ognuno è libero di mangiare ciò che vuole, ma la mia democrazia finisce dove comincia la tua.”
Il Presidente di Assoittici Raffaele Viggiani invece ritiene che “se è vero che non possiamo porre degli steccati ai nuovi gusti alimentari, anche perché siamo in Europa, è anche vero che dobbiamo ancora con più forza valorizzare la tipicità e la qualità dei nostri prodotti e il legame con i territori.”
Sul tema il Presidente di Assopanificatori, Davide Trombini, riconosce che “sicuramente una parte della nostra generazione non accetterà con piacere il nuovo alimento (Novel Food), ma innovazioni nel nostro Paese già ve ne sono state, a partire dal Sushi, dai ristoranti cinesi e dalle loro ricette, dalle varie cucine etniche…all’inizio vi fu molta diffidenza…oggi fanno parte del panorama alimentare delle nostre Città. Il percorso per questi Novel Food sarà più complesso ma sicuramente troverà il suo spazio di mercato, limitato, in nome della libertà di mangiare ciò che si vuole. Questo deve far crescere la cultura alimentare dei nostri operatori dell’agroalimentare per accrescere i valori dei nostri cibi e la narrazione di essi per rimanere competitivi.”
Viceversa il Presidente di Assofrutterie Daniele Mariani ritiene che “il Novel Food così declinato nel Paese del bel canto e della buona cucina sia una cosa buffa. E viene da pensare la circostanza determinata che se ad un controllo vengono rilevate tracce di insetti, formiche o di scarafaggi scattano subito le sanzioni fino alla chiusura della bottega. Ecco di fronte a tale atteggiamento igienico sanitario ufficiale delle nostre Istituzioni di controllo viene spontaneo dire dove siamo arrivati. Addirittura andare ad allevarli a scopo culinario appare un controsenso e una contraddizione con quanto abbiamo finora fatto e sostenuto. Da questo punto di vista è una roba che dobbiamo osteggiare. Non si può non collegare queste aperture ai Novel Food come un tentativo di contenere il consumo di carne animale; per mille ragioni appare una forzatura delle consuetudini alimentari della popolazione europea. Giusto sarebbe che chi si è sempre cibato di queste cose lo continui a fare a casa sua e facciamo in modo che noi possiamo continuare a cibarci seguendo la nostra bella dieta mediterranea.”

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