Def, l’aggiornamento del governo: Pil -0,3%, deficit sale al 3%

Delrio: “Nessuna manovra aggiuntiva nel 2014”

Il Consiglio dei ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Def, recependo il nuovo quadro macroeconomico tendenziale, di gran lunga peggiore di quanto era stato previsto ad aprile. Nel documento sono ritoccati al ribasso tutti gli indicatori, a partire dal Pil, indicato in calo dello 0,3% (contro il +0,8% stimato ad aprile) per poi risalire a +0,6% nel 2015. Parallelamente il deficit sale al fatidico 3%, senza superarlo, per poi scendere di nuovo al 2,9% nel 2015. «I vincoli chiesti dall’Europa vengono pienamente rispettati», ha sottolineato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alla fine del Cdm, aggiungendo che con Bruxelles “ci sarà normale dialogo, sia con commissione uscente sia con quella entrante”. Il pareggio di bilancio slitta al 2017, dal 2016 previsto ad aprile. E il debito si attesterà al 131,6% del Pil nel 2014 e al 133,4 nel 2015. La disoccupazione è stimata al 12,6% quest’anno e ancora al 12,5% per il 2015. Padoan ha riconosciuto che “l’economia è molto deteriorata”. “Siamo in una situazione che richiama le cosiddette circostante eccezionali, crescita negativa con tre anni consecutivi di recessione e crescita dei prezzi vicina allo zero, e questo implica – ha spiegato – che nell’ambito delle regole europee è lecito immaginare un rallentamento del processo di aggiustamento del saldo strutturale che avverrà in misura positiva, anche se ridotta rispetto a quanto immaginato nel Def di aprile di quest’anno”.

Padoan: nella legge di stabilità conferma degli 80 euro e taglio cuneo

Il ministro ha assicurato che nella legge di stabilità ci saranno “spazi di sostegno alla crescita”, una riduzione del cuneo fiscale per le imprese “attraverso misure ancora da specificare”, la conferma degli 80 euro e misure per gli ammortizzatori sociali. Questi ultimi, ha osservato, “saranno coperti da un insieme di aumenti di ricavi dalla spending review, da alcune misure sul lato delle entrate, che non significa aumento delle imposte ma efficientamento delle entrate (la tax expenditure), e dalla utilizzazione dei margini di bilancio”. Misure, ha aggiunto, “che riteniamo siano sufficienti ad avviare in modo efficace la riforma del mercato del lavoro”. La spending review continua, ha detto Padoan, “e sarà approfondita: coprirà i tagli delle imposte per famiglie e imprese, ma allo stesso tempo aumentarà l’efficienza della spesa pubblica”. Ma altri margini di manovra potenziali potrebbero annidarsi in quello 0,7% tra il target del deficit tendenziale, stimato al 2,2%, e quello del deficit programmatico, calcolato per il 2015 al 2,9%.

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