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Fisco, Poletti: no al bonus in busta paga, lavoriamo sulle detrazioni

Il Ministro del Lavoro: “la scelta resta quella annunciata dal premier Renzi”

“La scelta per l’aumento di 80 euro in busta paga resta quella annunciata da Renzi, ovvero un intervento sull’Irpef e sulle detrazioni da lavoro dipendente. Le ipotesi che circolano sono ricostruzioni dei giornali sulla possibilità di dare risposta ai problemi di equità che esistono, nel senso che un intervento diretto nelle buste paga consentirebbe di dedicarsi esattamente a quello ‘stock’ di persone ipotizzato. Ma al momento nel governo non c’è una discussione diversa rispetto ai primi annunci di Renzi”. Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, intervistato da Radio Capital. I pensionati “restano esclusi dai benefici perché, data la quantità di risorse disponibili, se avessimo spalmato i benefici su una platea più larga avremmo finito per parlare di 10 euro,come in passato e questo avrebbe avuto effetti sull’economia”. A proposito delle norme già in vigore con il Jobs Act, Poletti spiega che ora “le imprese non avranno più la scusa come negli ultimi anni di trovarsi di fronte a norme pesanti e lunghe nelle procedure dal punto di vista burocratico. E scompaiono le possibilità di ricorso al giudice del lavoro. Con le norme precedenti di fronte a questi rischi le imprese prendevano una via traversa, il contratto veniva interrotto sistematicamente dopo meno di un anno e si sostituiva una persona con un’altra. Io dico che ora il Jobs Act creerà occupazione perché è meglio avere persone che hanno la proroga del contratto per tutti i 36 mesi. Alla fine l’impresa, se sarà contenta, stabilizzerà il lavoratore. Se invece sono sei persone diverse con un contratto di sei mesi è più difficile che un lavoratore resti in azienda”. Sui posti di lavoro che potrebbero essere creati con le nuove norme, Poletti risponde che “purtroppo siamo in una fase ancora molto difficile, sul piano occupazionale la crisi è ancora pesante. Molte aziende sono entrate in crisi tre-quattro anni fa ma i lavoratori sono ancora in cassa integrazione e quindi dalpunto di vista statistico la caduta dell’occupazione che continua è figlia di crisi esplose in precedenza. Siamo a un punto di svolta ma con il peso della crisi degli anni passati. Magari si creano 100 posti ma se ne perdono 200 perché ci sono lavoratori che arrivano all’esaurimento degliammortizzatori sociali e restano senza lavoro perché la loroazienda non esiste più”. Dopo le critiche di Stefano Fassina teme che il Pd o parte del Pd ponga ostacoli nel percorso di conversione parlamentare? “Si tratta – risponde il ministro – di una dialettica interna al Pd che c’è su molte materie ma penso che il Parlamento apprezzerà il merito delle norme e fatte salvi possibili ritocchi penso che la sostanza del decreto uscirà invariata”. Sul dialogo con le parti sociali Poletti osserva che il presidente di Confindustria Squinzi “è tornato in linea con la normale discussione ed esprime anche apprezzamenti per il nostro lavoro. C’è una fisiologia delle relazioni. Io, come ministro ,incontro le parti poi è chiaro che la responsabilità delle decisioni compete integralmente al governo”. Sulla seconda parte della riforma del lavoro Poletti spiega che le scadenze “dipendono da quali saranno i tempi di approvazione della legge delega in Parlamento. Dopodiché il governo si è dato un massimo di sei mesi per la definizione delle regole, un tempostretto. Interveniamo su materie delicate e complesse. Per quantoriguarda l’entità del sussidio di disoccupazione universale cisarà una proporzione rispetto alla durata del contratto e poi un mix da valutare. Per fare un esempio potremmo avere 100 euro perun anno o 200 euro per sei mesi. Serve un mix equilibrato per nonavere una durata troppo limitata e cifre compatibili con le risorse”. L’ipotesi dei mille euro per tutti? “Non sarà necessariamentecosì per tutti, dipenderà dalla situazione generale del paese edalle risorse destinate”, risponde il ministro.Per finire Poletti assicura: “la cassa integrazione ordinaria equella straordinaria non scompariranno. E’ fuori di discussione.Andrà invece a esaurimento quella in deroga che verrà sostituitadalla nuova Aspi”

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