Governo: manovra da 22 miliardi nel 2022

In conferenza stampa Draghi: “Quadro economico di gran lunga migliore di quanto ipotizzato in primavera”

Una crescita del 6%, a fronte del +4,5% stimato in primavera, un deficit in calo al 9,4% e un debito che scende al 153,5% del Pil.

E’ il quadro tracciato in conferenza stampa dal Premier Mario Draghi e dal Ministro dell’Economia Daniele Franco, confermando l’approvazione della Nota di aggiornamento al Def dal Consiglio dei ministri.

La Nadef fotografa un nuovo quadro dei conti pubblici che definisce la cornice per la legge di bilancio, che potrà contare su uno spazio di manovra da 22 miliardi nel 2022 e consentirà di:

  • avviare la prima fase della riforma dell’Irpef e degli ammortizzatori sociali;
  • mettere a regime l’assegno unico universale per i figli;
  • rifinanziare il Superbonus.

La crescita del Pil nello scenario programmatico delineato dal governo si attesterà al 4,7% nel 2022, al 2,8% nel 2023 e all’1,9% nel 2024. E l’esecutivo conta “di raggiungere il livello di Pil trimestrale precrisi entro la metà del prossimo anno”. Il deficit torna sotto il 10%, riducendosi rispetto alle previsioni di primavera. L’indebitamento netto nel 2021 si attesterà al 9,4% a fronte dell’11,8 per cento stimato nel Def di aprile.

L’obiettivo di deficit per il 2022 scende dal 5,9% del Pil al 5,6% e anche i deficit previsti per i due anni successivi sono inferiori a quelli
prospettati nel Def. Il debito scenderà al 153,5% (nelle stime di primavera sfiorava il 160%) quest’anno per poi calare al 149,4% l’anno prossimo e arrivare al 146,1% nel 2024.

Il premier Mario Draghi ha sottolineato che il “quadro economico è di gran lunga migliore” rispetto a quanto ipotizzato in primavera,
e che questi numeri confermano che “dal problema del debito pubblico si esce con la crescita” evidenziando il ritorno della “fiducia nell’Italia”.

Sulla stessa linea il ministro dell’Economia, Daniele Franco, che ha definito “cruciale” la questione del debito, spiegando che la crescita “è lo strumento principe”. Il titolare del Tesoro ha assicurato che “la politica di bilancio resterà espansiva nei prossimi due anni” e poi si concentrerà sulla riduzione del rapporto debito/Pil.  Franco ha ribadito che la crescita prevista è superiore a quanto atteso, sottolineando che “tutti i previsori si stanno orientando verso un numero vicino al 6%” e ha annunciato che per il terzo trimestre il governo si aspetta un aumento del Pil di circa due punti percentuali.

Il nuovo quadro macro economico apre la strada alla legge di bilancio che potrà contare su uno spazio di manovra da circa 22 miliardi, risorse liberate grazie all’extra deficit 2022, ovvero alla differenza tra l’indebitamento a livello tendenziale (quindi a politiche invariate) che secondo le stime del governo si ridurrà al 4,4% l’anno prossimo a fronte di un indebitamento programmatico fissato al 5,6% del Pil. Fondi che potranno essere impiegati per finanziare una lunga lista di nuovi interventi, tra questi la proroga del superbonus al 2023, il rafforzamento del sistema sanitario nazionale, i rinnovi dei contratti pubblici, il rifinanziamento del Fondo di Garanzia per le Pmi e delle politiche invariate non coperte dalla legislazione vigente, tra cui le missioni di pace.

La differenza tra il deficit/Pil tendenziale e quello programmatico, ha spiegato il ministro Franco, “libera ogni anno un margine di un punto di Pil abbondante, pari a circa 19 miliardi, quindi ogni anno avremo una cifra un po’ superiore a questa”. Tuttavia il titolare del Tesoro ha messo in guardia: “E’ chiaro che anche all’interno del governo avremo un dibattito intenso e vivace, ma la Nadef fissa i paletti all’interno dei quali ci si dovrà muovere”.

Gli interventi di politica economica saranno definiti nelle prossime settimane ma Franco ha comunque garantito che con le risorse disponibili, nella legge di bilancio, “sarà importante avviare qualche primo passo per l’alleggerimento del carico fiscale” e procedere con la riforma degli ammortizzatori sociali. Nella Nadef il governo conferma “l’intenzione di ridurre la pressione fiscale utilizzando prioritariamente le risorse derivanti dal contrasto all’evasione nell’ambito della sessione di bilancio”.

E per la riforma del fisco e la riduzione della pressione fiscale potrebbero arrivare 4,35 miliardi dalle maggiori entrate permanenti derivanti dal miglioramento dell’adempimento spontaneo, la cosiddetta tax compliance, che saranno destinate al Fondo speciale introdotto con la scorsa manovvra.

Con la legge di bilancio arriveranno anche 20 collegati tra cui figurano: la delega per la riforma fiscale, la legge annuale sulla concorrenza; il riordino delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ma non il salario minimo. Draghi ha annunciato che la delega fiscale verrà presentata la settimana prossima e il ddl delega sulla concorrenza entro ottobre. E sul tema della riforma del catasto il premier ha garantito che “l’impegno del governo è che non si paga né più né meno che prima, ma si rivedono le rendite per come sono state fissate” perché l’obiettivo è “una operazione di trasparenza”.

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