Padova: la Giunta, via a obbligo di vendere solo prodotti veneti nei nuovi negozi del centro storico

Rossi: d’accordo, ma la promozione di prodotti veneti nelle aree centrali va perseguita. Ai divieti dobbiamo sostituire ‘incentivi’

“La volontà dell’assessorato al Commercio della città di Padova di voler togliere, per i nuovi esercizi commerciali del centro storico, l’obbligo di vendere almeno il 60% di prodotti veneti, ci trova perfettamente d’accordo, dichiara il Presidente Nicola Rossi. Pur essendo un divieto limitato a poche aree e pur essendo facilmente superabile non ci ha mai convinto l’idea di promuovere i prodotti locali attraverso divieti ed obblighi. Il commerciante che si adegua ed è costretto a vendere prodotti che non rientrano nel suo principale interesse commerciale, lo farà sempre male ed in modo poco produttivo sia per la clientela che per se stesso”.

“La promozione di prodotti veneti nelle aree centrali e turisticamente interessanti della città va  in ogni caso perseguita, continua Rossi, ed ai divieti dobbiamo sostituire ‘incentivi’. La nostra proposta quindi è semplice, prosegue Rossi, potrebbe partire da Padova e diventare una iniziativa regionale sotto l’insegna di Vetrina Veneta. Il progetto è quello di definire un disciplinare con requisiti minimi per i negozi (qualità dei prodotti alimentari e non alimentari di origine veneta presenti nell’attività, immagine coordinata nell’esposizione di alcuni prodotti, presenza obbligatoria di almeno una decina di prodotti veneti) e per la ristorazione ( vini, olio, piatti ecc. con un menù a parte dei piatti e prodotti veneti ). I commercianti, gli esercenti che si adeguano volontariamente a tale disciplinare ottengono il riconoscimento di ‘Vetrina Veneta’ con tutti i vantaggi conseguenti (animazione, promozione turistica, ecc.)”.

“Diventare una città turistica, continua Rossi, significa soprattutto diventare una città accogliente, una città quindi che sfrutta i grandi eventi per mostrarsi, per farsi conoscere, in altri termini per convincere il visitatore occasionale (per affari, per cultura, per manifestazioni ecc,.) a tornare nella nostra città ed ad apprezzarne anche i prodotti. Un sistema di accoglienza quindi diffuso non solo nelle informazioni e nei servizi fondamentali al turista ma anche nella visibilità concreta di quanto di bello e buono sappiamo produrre”.

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