Movida, Confesercenti Torino: “Con orari ridotti a rischio occupazione e fatturati”

L’allarme della confederazione: si colpirebbe uno dei pochi settori del commercio che ha generato nuove imprese e posti di lavoro. In forse almeno 400 addetti a Torino

movida-torinoTorino – I locali ai quali il Comune vuole imporre una limitazione di orari costituiscono una realtà economica e occupazionale di tutto rispetto, come dimostrano le cifre che seguono.

500

È il numero di locali che – nelle diverse zone cittadine – vengono identificati con la “movida”

2.500

È il totale dei dipendenti diretti dei 500 locali

1.500

Sono gli addetti dell’indotto: fornitori, sicurezza, servizi, ecc.

350.000 euro

È il fatturato medio annuo sviluppato da ciascun locale

175 milioni

È il fatturato totale dei locali

1800-4000 euro

È il costo a metro quadro degli appartamenti a San Salvario (nella zona compresa fra corso Marconi e corso Vittorio): nel 2006 il costo non superava i 500 euro/mq. Anche il ritmo delle compravendite è aumentato esponenzialmente: uno stesso alloggio può essere venduto anche due volte nel giro di tre anni. Analogo aumento hanno registrato gli affitti. In piazza Vittorio, il valore dei locali commerciali con la movida è triplicato.

Che cosa potrebbe succedere in caso di chiusura anticipata?

2

Sono in media le ore giornaliere perse da ciascun locale in caso di chiusura anticipata

10

È il totale delle ore giornaliere di lavoro perse considerando una media di 5 dipendenti per locale

1.825.000

È il monte-ore di lavoro complessivo annuo perso nei cinquecento locali

200 (fino a 400)

È il totale dei potenziali posti di lavoro persi a seguito delle chiusure anticipate. In realtà il numero potrebbe essere più alto, dato che non tutti i dipendenti hanno un orario di lavoro full-time (sul quale è stato invece condotto il calcolo). Si può dunque immaginare di poter raddoppiare il numero di coloro che rischierebbero di perdere il lavoro. Tale conteggio, inoltre, non tiene conto delle ripercussioni sull’indotto.

“Bastano questi numeri – commenta Stefano Papini, presidente di Confesercenti – per capire quale potrebbe essere l’effetto di un intervento simile su uno dei pochi comparti del commercio torinese che in questi anni – nonostante le difficoltà dovute alla crisi – si è sviluppato, aprendo nuove attività e facendo occupazione. Crediamo che l’amministrazione – prima di decidere – possa riflettere anche su questi numeri, senza dimenticare le giuste esigenze espresse dai residenti. Siamo fiduciosi che, in un prossimo incontro, il sindaco Fassino saprà valutare – insieme a tutti i soggetti coinvolti – la soluzione migliore”.

 

 

 

 

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