Nadef, Def, deficit, infrazione: il glossario della manovra

Tra il braccio di ferro con la Ue e gli annunci di provvedimenti, in questi giorni la manovra finanziaria è al centro delle cronache. Di seguito un piccolo glossario per spiegare le parole della Legge di bilancio 2019

DEF/NADEF – Il Documento di economia e finanza contiene indicazioni sulle politiche economiche e finanziarie decise dall’esecutivo. Viene presentato ad aprile ed entro il 27 settembre deve essere predisposta una nota d’aggiornamento (NADEF) ed è finalizzata ad aggiornare le previsioni economiche e di finanza pubblica del DEF, in relazione a una maggiore disponibilità di dati ed informazioni sull’andamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica. Il documento, inoltre, include l’aggiornamento degli obiettivi programmatici, che tiene conto anche delle eventuali osservazioni formulate delle istituzioni UE competenti nelle materie relative al coordinamento delle finanze pubbliche degli Stati membri.

LEGGE DI BILANCIO/ MANOVRA – Dopo la nota d’aggiornamento al DEF il governo italiano è chiamato ad approvare la legge di Bilancio. Il bilancio di previsione dello Stato è un atto con forma di legge, predisposto su base annuale e pluriennale, sia in termini di competenza che di cassa, col quale il Parlamento autorizza il Governo a prelevare ed utilizzare le risorse pubbliche necessarie per l’esecuzione delle politiche pubbliche e delle attività amministrative dello Stato e rappresenta il principale documento contabile per l’allocazione, la gestione e il monitoraggio delle risorse finanziarie dello Stato. Dalla legge di bilancio per il triennio 2017-2019 viene eliminata la legge di stabilità e contestualmente la legge di bilancio assume natura di legge sostanziale. La legge di bilancio si compone di due sezioni: la I, dedicata alle innovazioni legislative, definisce il quadro di riferimento finanziario e contiene le misure quantitative necessarie a realizzare gli obiettivi programmatici indicati nel DEF (e nella Nota di aggiornamento al DEF); La II espone, per l’entrata e per la spesa, le unità di voto parlamentare e riporta le variazioni non determinate da innovazioni normative (ad es., rimodulazioni compensative verticali – tra capitoli di spesa – ed orizzontali – su uno stesso capitolo di spesa, nonché rifinanziamenti, definanziamenti e riprogrammazioni di spese disposte da norme preesistenti). La manovra di finanza pubblica, ovvero l’insieme degli interventi volti a modificare la legislazione vigente, si compone degli interventi previsti dalla legge di bilancio nella Sezione I e nella Sezione II. In particolare, quest’ultima, deve esporre gli stanziamenti complessivi ottenuti dall’integrazione delle due sezioni, dando separata evidenza agli effetti finanziari imputabili alle innovazioni normative contenute nella Sezione I, nonché agli altri interventi di modifica della legislazione vigente previsti. Il nuovo disegno di legge di bilancio viene presentato al Parlamento entro il 20 ottobre di ogni anno. Termine ultimo per l’approvazione della legge in Parlamento è il 31 dicembre.

PROCEDURA D’INFRAZIONE – La procedura di infrazione (chiamata anche ricorso per inadempimento, nella fase contenziosa della procedura) è un procedimento a carattere giurisdizionale volto a sanzionare gli Stati membri dell’Unione europea responsabili della violazione degli obblighi derivanti dal diritto comunitario. La violazione può essere relativa a qualsiasi obbligo, e può consistere tanto nella sua mancata attuazione, quanto in una disposizione o in una prassi amministrativa incompatibile. Un caso tipico di violazione consiste, ad esempio, nel mancato recepimento di una direttiva, entro il termine previsto. Ad esempio, la procedura per i disavanzi eccessivi (Pde) viene avviata se un Paese non soddisfa i parametri del rapporto deficit/Pil e del debito/Pil. Chi non rispetta i vincoli e non si adegua alle raccomandazioni e ai piani correttivi richiesti da Bruxelles dopo una procedura di infrazione per disavanzo, rischia una multa compresa tra lo 0,2 e lo 0,5% del Pil.

DEBITO/PIL – Il debito pubblico è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti pubblici o privati, nazionali o esteri, che hanno sottoscritto un credito tramite l’acquisizione di obbligazioni o titoli di Stato. Il debito contratto è sottoposto a una scadenza entro cui questo deve essere ripagato con interessi proporzionati: questo costituisce, dunque, una voce della spesa pubblica. Nel caso in cui il debito non possa essere saldato si parla di condizione di insolvenza sovrana in quanto lo Stato non è più in grado di farsi garante degli stipendi dei dipendenti pubblici, delle pensioni, dell’assistenza sociale e quant’altro, causando potenzialmente il blocco dell’amministrazione pubblica. Attualmente il debito pubblico italiano ammonta a oltre 2.300 miliardi di euro sul quale vengono pagati circa 65 miliardi di interessi. Per valutare la salute dell’economia di un  Paese si mette in relazione il rapporto tra debito e Pil. Maastricht ha fissato il limite al 60% del Pil, ma il rapporto in Italia è intorno al 130%.

DEFICIT Nella contabilità dello Stato, il deficit pubblico (o disavanzo) è la situazione che si verifica quando le uscite superano le entrate. L’uso più frequente del termine deficit riguarda il settore pubblico dove si parla di deficit pubblico con riferimento alla differenza (per ciascun anno) tra i costi dell’amministrazione statale, compreso il pagamento degli interessi sul debito pubblico, e le entrate derivanti dalle imposte dirette e indirette versate da imprese e singoli cittadini. Al di là del valore assoluto, se ne valuta più spesso l’incidenza relativa rispetto al Prodotto interno lordo. Il rapporto deficit/Pil è uno dei parametri essenziali con cui vengono valutati gli Stati membri dell’Unione europea (nell’area euro). Gli accordi di Maastricht hanno definito un “patto di stabilità” con il quale viene imposto, ai paesi che li hanno sottoscritti, di tendere a contenere il deficit pubblico entro il tetto del 3% del PIL. Il governo italiano, con la nota al Def, l’ha fissato al 2,4%. Con le nuove regole europee è stato stabilito di azzerare gradualmente il deficit.

RATING – Il rating è un giudizio che viene espresso da un soggetto esterno e indipendente, l’agenzia di rating (Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, la canadese Dbrs e la cinese Dagong), sulle capacità di una società di pagare o meno i propri debiti. Il rating sovrano è un giudizio emesso sulle capacità di uno Stato di restituire i propri debiti. L’agenzia di rating valuta la solvibilità di un soggetto emittente obbligazioni; in altri termini attribuisce un giudizio circa la capacità della stessa di generare le risorse necessarie a far fronte agli impegni presi nei confronti dei creditori. Tale giudizio è sottoposto a revisione. Attualmente il giudizio sull’Italia è ‘tripla B’, che corrisponde all’ultimo gradino del livello di investimento relativamente sicuro. Scendendo di un gradino, si è ancora in area ‘investment’ ma si rischia già la fuga dei grandi investitori. Due gradini sotto la tripla B, invece, si è pienamente in area ‘junk’, cioè spazzatura.

SPREAD Si tratta del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani, i Btp (Buoni del Tesoro poliennali), e i corrispettivi tedeschi, Bund, presi per convenzione a riferimento. Esso è considerato l’indicatore principale della tenuta del debito di un Paese, e dunque della fiducia degli investitori. Uno spread intorno ai 300 punti comporterebbe già un aumento della spesa per gli interessi sul debito pubblico di 9 miliardi nel 2019.  Oltre allo spread sui titoli decennali, gli analisti valutano anche il differenziale relativo ai Btp a 2 e 5 anni come indicatore delle aspettative degli investitori sul breve e medio-breve termine.

QUANTITATIVE EASINGIl Quantitative Easing, abbreviato con Qe, è uno strumento non convenzionale di politica monetaria espansiva usato dalle banche centrali per stimolare la crescita economica, con lo scopo di orientare l’offerta di credito e i mercati finanziari. La Bce ha avviato il suo programma nel marzo 2015 e ha annunciato che lo ridurrà a 15 miliardi a partire dal mese di ottobre per poi azzerarlo dal gennaio 2019. Consiste nell’acquisto di titoli di Stato e di altro tipo dalle banche per immettere nuovo denaro nell’economia europea e incentivare i prestiti delle banche alle imprese. In questo momento la Bce è il maggior compratore di Btp italiani.

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