Rete carburanti. Interrogazione presentata dall’On. Fanucci Edoardo al Ministro dello Sviluppo Economico

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-11595
presentato da
FANUCCI Edoardo

Lunedì 19 giugno 2017, seduta n. 816

FANUCCI. – Al Ministro dello sviluppo economico . – Per sapere – premesso che:
la fotografia aggiornata della rete carburanti a fine 2016 evidenzia il permanere di una polverizzazione della rete che non ha eguali in Europa. Con 21.000 punti vendita, la rete italiana ha un erogato medio di 1.345mila litri, ben al di sotto degli indici di redditività media registrati nel resto d’Europa;
alla polverizzazione della rete corrisponde una identica dispersione del valore dei loghi (pompe bianche e privati operativi con propri marchi e/o in convenzionamento) con circa 130 marchi, di cui il 50 per cento di proprietà dell’industria petrolifera e il 50 per cento dei privati;
gli effetti sulla gestione economica della rete si manifestano estromettendo forzatamente le stesse gestioni dagli impianti per far posto all’automazione, spesso mascherata con operatori precari, ricorrendo ad una contrattualistica irrituale ed illegale, operando le violazioni contrattuali per conseguire vantaggi competitivi impropri, con un effetto drammatico in termini di redditività e occupazione (-15.000 occupati negli ultimi cinque anni), che ha ridotto le gestioni rimaste sul lastrico;
la remunerazione dei gestori è regolata dalle Leggi dello Stato (Decreto Legislativo n. 32 del 1998; Legge n. 57 del 2001; Legge n. 27 del 2012) che espressamente la demandano alla contrattazione tra le parti. Mentre le grandi compagnie stanno nelle regole, l’altro 50 per cento evade la normativa, fa dumping contrattuale, abusando della posizione economicamente dominante ed imponendo contratti privi di qualsiasi forma di tutela e dignità;
mentre, sino a pochi anni fa, il mercato era in mano a pochi operatori con cui era facile fare accordi/contratti, oggi, con l’avvento di tanti piccoli operatori, è diventato difficile fare accordi/contratti con tanti imprenditori diversi, quasi un migliaio;
in questo scenario l’industria petrolifera abbandona progressivamente il mercato, con chiusure e cessioni di pacchetti rete, sull’esempio della Esso italiana; o dando luogo a processi di integrazione tra marchi;
in una struttura completamente depauperata e inefficiente, in cui si sono fortemente contratti i consumi, ridotte le marginalità, amplificate le forti improduttività e incapacità di investimento, si è diffusa enormemente l’illegalità, sia in termini di quantitativi dei prodotti introdotti in evasione di Iva e accise, che, in termini qualitativi (gasolio tagliato con oli combustibili esenti da imposte di fabbricazione). Con effetti negativi sui prezzi e la redditività delle imprese;
l’illegalità diffusa giunge – secondo più fonti -– ad oltre il 10 per cento del fatturato di settore, vale a dire circa 4 miliardi di euro l’anno -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare al fine di rilanciare e riaffermare il rispetto delle regole del settore, a tutti i livelli. In particolare, se non ritenga opportuno assumere iniziative per favorire una contrattazione a livello nazionale tra la rappresentanza dei gestori e la rappresentanza dei titolari di autorizzazioni (compagnie e retisti), in modo tale da stabilire un costo di distribuzione minimo valido erga omnes quale remunerazione del lavoro sulla base del quale poi le associazioni possono contrattare, come avviene già oggi, il margine dei gestori per singole compagnie/retisti. (5-11595)

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