Saldi estivi 2016, Confesercenti: andamento a macchia di leopardo, meglio le località turistiche. Ma per il settore è ancora crisi.

In cinque anni spariti 9 miliardi di consumi, la moda sembra non essere più una priorità degli italiani.

 Saldi estivi 2016, Confesercenti: andamento a macchia di leopardo, meglio le località turistiche. Ma per il settore è ancora crisi.Nemmeno gli sconti bastano a risollevare i consumi moda. E se l’estate 2016 è stata positiva sotto il profilo del turismo,  non si può dire lo stesso per le vendite di fine stagione: i saldi estivi, conclusi ieri, registrano un andamento complessivamente fiacco, con l’esclusione di alcune località a maggiore vocazione turistica, dove il flusso di visitatori ha permesso di ottenere risultati in lieve crescita sullo scorso anno. Un risultato sotto le attese che non basta ad invertire la crisi profonda del comparto. La quota di budget delle famiglie dedicata alla moda, nel 2015, si attesta al 4,6%, in calo di circa un punto percentuale rispetto al 2010 (quando era il 5,5%), per un valore di quasi 9 miliardi di consumi in meno.

A pesare, tra i molti fattori, il cambiamento di abitudini degli italiani, che sembrano essere meno interessati di un tempo alla moda, una delle poche aree di spesa che continuano a perdere terreno, in quanto oggi più rappresentativo sembra essere il modello di cellulare posseduto. In parte, come detto, il processo è dovuto a motivi culturali: ma incide anche l’aumento delle spese fisse, che assorbe una quota sempre crescente del budget delle famiglie: rispetto al 2010, infatti, si registra un notevole aumento delle spese per servizi sanitari e salute, che passano dal 4 al 4,5%, per l’abitazione (dal 35,4 al 36,1%), e dei prodotti alimentari (dal 17,2 al 17,7%). Il calo di spesa ha avuto pesanti ripercussioni sul tessuto imprenditoriale: dal 2010 ad oggi si registra la sparizione di oltre 12mila imprese del comparto tessile, abbigliamento e calzature (passate da 140.271 del 2010 alle 127.856 del giugno di quest’anno, con una caduta del 9%) e più di 25mila posti di lavoro: secondo le stime dell’Ufficio economico Confesercenti, gli occupati del settore sono passati, nello stesso periodo, da 350.677 a 324.692, per un calo del 7,4%.

 

 

Incidenza (%)

sul budget delle famiglie

 

2010

2015

Prodotti alimentari e bevande analcoliche

17,2

17,7

Abbigliamento e calzature

5,5

4,6

Abitazione, acqua, elettricità, gas etc..

35,4

36,1

Servizi sanitari e spese per la salute

3,9

4,5

 

 

2010

2015

Variazione

Assoluta

%

Imprese di tessile, abbigliamento e calzature

140.271

127.856

-12.415

-9%

Occupati del settore

350.677

324.692

-25.985

-7,4%

Fonte: elaborazioni e stime dell’Ufficio Economico Confesercenti su dati Istat, Unioncamere e Osservatorio Confesercenti

Andamento dei saldi estivi 2016: il dettaglio territoriale. In alcune zone la presenza di un flusso turistico migliore  ha inciso positivamente sul bilancio delle vendite a sconto. A Milano i saldi sono iniziati bene, soprattutto nelle vie delle grandi firme, e in provincia gli operatori rilevano un andamento positivo e crescente anche nelle aree più lontane dal centro della città, trend che ha caratterizzato tutto il periodo. A questo discreto successo ha contribuito, appunto, un numero di visitatori maggiore rispetto al 2015.

Anche in Piemonte, ed in particolare a Torino, gli operatori registrano una lieve ma significativa crescita rispetto allo scorso anno, soprattutto nelle aree periferiche ed in provincia, con risultati stabili sul 2015 per un bilancio sostanzialmente positivo.

Saldi a due velocità, invece, per lEmilia Romagna: a Bologna si è registrato un discreto successo nella prima settimana, ma l’interesse dei consumatori è rapidamente scemato nei giorni successivi. Diversa la situazione lungo la costiera romagnola, dove la presenza di un flusso turistico più nutrito ha contribuito a rilanciare i saldi estivi.

In Toscana e soprattutto a Firenze le vendite in sconto sono sostanzialmente in linea con l’andamento dello scorso anno: non c’è stata crescita, ma nemmeno decrescita. Lo scontrino medio si aggira intorno ai 70 euro. Siena e provincia in controtendenza, con gli operatori che hanno lavorato meglio rispetto al 2015.

Purtroppo, i primi bilanci evidenziano invece una situazione negativa a Roma e nel Lazio: nella regione i saldi registrano un calo pari al 15-20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo scontrino medio è pari a 100 euro, ma la vera difficoltà è costituita da un dilagante abusivismo – circa 8mila gli irregolari stimati – che incide anche sui saldi.

Performance sottotono anche in Campania:  a Napoli ed a Salerno, fin dalla prima settimana dei saldi, gli operatori hanno registrato un calo che varia dal 20 al 30%, rispetto a quello del 2015 ed il trend negativo è proseguito per tutto il periodo interessato. A questo si aggiungono le sfavorevoli condizioni climatiche che hanno colpito gli operatori campani della costiera.

In Basilicata, inizio decisamente fiacco sia a Potenza che a Matera, senza alcun tipo di  entusiasmo da parte dei consumatori che vivono i saldi, sempre più, come un momento normale.

La Puglia, meta regina per le vacanze estive 2016, va in controtendenza e mette a segno invece una buona stagione: a Brindisi e provincia i saldi sono partiti relativamente bene, confermando un +2% sui saldi estivi dello scorso anno. Lo scontrino medio si aggira intorno ai 150 euro. Anche a Bari ed in provincia i saldi registrano un buon successo, con uno scontrino medio più alto di quello di Brindisi. Decisamente bloccato, però, il comparto delle calzature perché il clima anomalo dell’estate, con temperature che variavano dai 16 ai 30%, ne ha influenzato gli acquisti.

In Sardegna sono le grandi città a soffrire di più la crisi dei saldi. Su un campione di 200 esercizi commerciali di abbigliamento e scarpe ben il 52% ha dichiarato una netto calo rispetto allo scorso anno, il 39% ha mantenuto stabili gli introiti e solo un 9% dichiara di aver leggermente migliorato la situazione.  A soffrire di più sono Cagliari e Sassari, Nuoro e Oristano, ma anche nei comuni dell’hinterland si è avuto un pareggio, ma si tratta del mantenimento di uno status di crisi già dichiarato.

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