Santese, presidente Confesercenti Puglia: “Le misure del governo Renzi piccola luce nel buio completo, ma gli imprenditori chiedono risposte straordinarie”

Il 2013 si è concluso drammaticamente dal punto di vista dei consumi e del mercato interno. Si tratta di effetti che condizionano negativamente la partenza del 2014: i settori  del commercio, turismo ed intermediazione commerciale, secondo l’Osservatorio Confesercenti, tra gennaio e febbraio di quest’anno hanno registrato complessivamente un saldo negativo finale di 17.723 attività perse per sempre in Italia. Presidente, cosa chiede il tessuto imprenditoriale pugliese per risollevare l’economia del territorio e tornare a crescere?

La perdita di 17.723 aziende nei primi due mesi del 2014 è di per se’ la risposta a quello che ci si può aspettare da questo nuovo anno. Il tessuto imprenditoriale pugliese è completamente disorientato dal dato isterico dei consumi che non lascia possibilità di previsioni e quindi di programmazione. Gli imprenditori, in un momento così eccezionalmente negativo, chiedono risposte straordinarie. Invece le tasse aumentano e le scadenze arrivano inesorabili. Le banche, invece di concedere credito alle aziende, chiedono il rientro dei fidi. Per non parlare di chi vanta crediti nei confronti della PA, costretto ad attendere tempi lunghissimi mentre deve far fronte a pagamenti non più rimandabili. Non c’ è più tempo da perdere: le imprese chiedono misure per sostenere l’occupazione, la competitività e la crescita delle aziende sul territorio, chiedono interventi immediati per frenare l’emorragia di chiusure e fallimenti.

60.000 imprenditori sono scesi in piazza a Roma, lo scorso 18 febbraio, per chiedere una svolta radicale di politica economica al nuovo governo e riportarci sul sentiero della crescita. Come valuta le misure economiche messe in campo dal governo Renzi? Ci sarà, secondo Lei, la tanto auspicata ricaduta positiva sui consumi e sulle Pmi?

Lo scorso 18 febbraio 60.000 imprenditori sono scesi in campo “arrabbiati” per dire “basta”. Ma dietro tutte quelle migliaia di commercianti ed artigiani ci sono altrettante famiglie e tutti i collaboratori che ormai non ce la fanno più. Le misure economiche messe in campo da Renzi rappresentano un filo di luce nel buio più completo, ma se ci sarà una ricaduta positiva sarà modesta e, purtroppo, temo non all’altezza della risposta che le PMI attendono da molto tempo.

Lei è un imprenditore commerciale del settore della moda. Il comparto è tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi: quali sono i principali problemi vissuti dagli imprenditori pugliesi del settore? Cosa fare per invertire questa tendenza negativa?

Il settore della moda, dopo quello dell’auto, vive la crisi peggiore da diversi anni. I problemi vissuti dagli imprenditori sono comuni ad altri settori, con l’aggravante delle misure di deregulation selvaggia degli orari commerciali tutta a favore della Grande Distribuzione Organizzata. Invertire la rotta nel breve periodo è difficile, ma si può riattivare un percorso virtuoso di crescita attraverso il sostegno al credito, in grado di mettere le aziende nelle condizioni di ristrutturarsi e tornare ad essere competitive.

Per la regione Puglia, un territorio ad alta vocazione turistica, il settore costituisce certamente una delle risorse principali dal punto di vista economico ed occupazionale. Quali sono, a suo avviso, gli interventi per rilanciare il comparto?

Il comparto turistico della nostra Regione, per fortuna, ha retto fino ad ora l’urto della crisi. Tuttavia le aziende del settore non sono riuscite a destagionalizzare la presenza dei turisti: abbiamo una presenza massiccia nel mese di agosto ed una presenza altrettanto importante nei mesi di luglio e settembre, mentre negli altri periodi dell’anno non riusciamo a coprire i costi di gestione. Anche in questo caso, il credito gioca un ruolo fondamentale per rilanciare un settore così strategico per la nostra economia, favorendo tutti gli investimenti necessari a rendere attrattive le nostre aziende.

Desertificazione urbana e deregulation degli orari commerciali uccidono il commercio di vicinato. Come si sta muovendo l’amministrazione regionale per contrastare la morìa di piccoli negozi e tutelare l’impresa diffusa?

La deregulation è la nota dolente del settore del commercio che ci sta conducendo, a grandi passi, alla desertificazione dei centri storici e alla perdita di quella grande ricchezza non solo economica, ma anche sociale, rappresentata degli esercizi di vicinato. La politica è sorda e miope al nostro grido d’allarme, favorendo di fatto solo la GDO. Tutti i giorni lottiamo, a livello regionale, per tutelare le PMI dei nostri centri storici ma le istituzioni sembrano non volerci ascoltare. Si tratta di un patrimonio del territorio che va preservato e curato, non abbandonato.

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