Tax credit librerie, le considerazioni del Sindacato Italiano Librai Confesercenti

Sta suscitando alcuni malumori la graduatoria pubblicata dal Mibac relativamente alla divisione dei 4 milioni di euro stanziati.

Detto che il Mibac ha inteso chiarire le modalità con le quali il riparto è stato effettuato (https://taxcredit.librari.beniculturali.it/ammessi-al-credito/), per comprendere a fondo sia le intenzioni del Ministero che il nostro pensiero, crediamo opportuno ricordare alcuni passaggi.

Ma prima di tutto ricordiamo qualche cifra: secondo InfoCamere, le aziende in Italia che hanno come codice ATECO principale, quello della libreria (47.61) sono circa 1.900, per un totale di circa 3.000 punti vendita (vedi librerie di catena). Sapere che circa 1.200 aziende hanno compilato la domanda di tax credit, lo riteniamo un grande successo. Se poi si pensa che di queste 1.200 aziende, 800 hanno avuto accesso al credito, malgrado le risorse limitate, non possiamo certo dire che la misura non ha portato dei risultati!!

Il Ministro Franceschini, a fine legislatura, nel rammaricarsi del fatto di non essere riuscito ad affrontare una legge organica sul libro e prendendo atto di dati che vedono ben 13 milioni di italiani senza libreria nel proprio Comune, ha inteso nella legge di bilancio 2018 fornire sostegno alle realtà librarie. Dichiarando sin da subito che l’intenzione era quella di fornire sostegno alle meno strutturate e quindi più a rischio.

Tra l’approvazione del provvedimento e l’emanazione delle linee guida si sono tenuti diversi incontri, formali e informali, con i quali il Mibac  ha interloquito con le associazioni dei librai al fine di realizzare una modalità di riparto che rispondesse al meglio a quegli indirizzi ministeriali.

La necessità di tutelare le realtà uniche nel loro territorio, la necessità di riconoscere come piu’ bisognose di sostegno le indipendenti rispetto alle altre tipologie, e a maggior ragione quelle che più faticano a realizzare fatturati, sono stati sia gli input del ministero, sia i temi sui quali anche noi ci siamo concentrati. Si è trattato del primo passaggio di legge che distingue e valorizza le librerie indipendenti, ricordiamocelo.

Ne è scaturita questa formulazione del Decreto Ministeriale da parte del Mibac che, precisiamo, non è di ieri, ma del 23 aprile scorso. Il problema vero, in virtù della consistente adesione all’iniziativa, è la dotazione complessiva che non ha permesso al Mibac di assegnare fondi agli scaglioni di fatturato successivi al primo. Prima asticella che, desideriamo precisare, fu prima proposta a 250.000€ poi alzata a 300.000€. Ovvio in ogni caso che ovunque questa asticella fosse stata posta ci sarebbero stati librai scontenti.

Nella fase di consultazione con il Mibac, ed anche in questi giorni successivi alla comunicazione dei beneficiari, abbiamo assistito al tentativo da parte di un’altra associazione di far passare un concetto di divisione diverso, basata su una proposta di una suddivisione proporzionale al fatturato.

Abbiamo sempre sostenuto, ed ancor oggi ribadiamo pur sapendo di avere qualche libraio nostro associato che lamenta di non aver ricevuto fondi, che questo tipo di proposta avrebbe comportato, come logica dello stato del mercato, che a beneficiare del contributo sarebbero stati soggetti di medio-grandi dimensioni, le cui attività sono già sostenute da strutture finanziarie complesse ed importanti, lasciando alle indipendenti le briciole. Briciole che non avrebbero salvato nessuno.

Abbiamo anche letto, e ce ne rammarichiamo, apprezzamenti negativi rispetto alle librerie piccole, condotte magari dal solo proprietario, oppure di quelle aperte da poco. Una realtà che esiste deve essere sostenuta ed incitata alla crescita e allo sviluppo, ben sapendo che un sollievo economico di questo tipo potrebbe anche indurre ad assunzioni di collaboratori e/o nuovi investimenti.

Migliorare si può. Come in tutte le cose. Ma purtroppo, come detto, lo stanziamento era esiguo e gli obiettivi da perseguire chiari. Pertanto insieme si dovrebbe lavorare su questo come su altre correzioni che per il futuro potrebbero anche tener conto di una rotazione dei beneficiari, piuttosto che rincorrere impostazioni diverse.

Ovviamente se nelle prossime edizioni del tax credit dovessero cambiare gli obiettivi indicati dal Ministero, il SIL si troverebbe a collaborare nel medesimo modo, cercando di indirizzare le scelte politiche prima e gli strumenti tecnici poi verso il miglior risultato possibile. Che in ogni caso resta per tutti la realizzazione di condizioni di mercato che consentano a tutti di competere: la revisione della Legge Levi.

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