Antonino Marcianò è stato riconfermato Presidente nazionale di FIARC Confesercenti, l’associazione che riunisce agenti e rappresentanti di commercio.
L’elezione è avvenuta oggi a Roma, nella sede nazionale di Confesercenti, nel corso dell’Assemblea elettiva della Federazione, che ha visto la partecipazione della Presidente della Fondazione Enasarco Patrizia De Luise, del Direttore della Fondazione Enasarco Antonio Buonfiglio, del vicecoordinatore nazionale FIARC Sauro Spignoli, del Presidente nazionale Anasf Luigi Conte, del coordinatore nazionale FIARC Fabio D’Onofrio e di Corrado Luca Bianca, responsabile Sviluppo Organizzativo di Confesercenti nazionale.
Al centro dei lavori, il futuro della professione dell’agente di commercio, l’evoluzione dei mercati, il ruolo della rappresentanza e le nuove sfide poste dalla trasformazione digitale, dalla disintermediazione e dalla pressione crescente sui margini.
Nel corso dell’Assemblea è stato inoltre sottoscritto l’Atto di costituzione e funzionamento della Consulta per l’istituzione e lo sviluppo di una organizzazione unitaria settoriale nell’ambito dell’intermediazione commerciale, finanziaria, creditizia e assicurativa. La firma, da parte di Luigi Conte, presidente di Anasf, e di Antonino Marcianò, presidente nazionale FIARC Confesercenti, segna l’avvio di un percorso comune per rafforzare voce, ruolo e rappresentanza delle professioni dell’intermediazione.
“La categoria non è in estinzione: sta cambiando profondamente”, dichiara Antonino Marcianò, Presidente nazionale FIARC Confesercenti. “Il futuro dell’agente di commercio sarà sempre più quello del consulente commerciale: meno vendita pura, più analisi, relazione, strategia e capacità di interpretare i bisogni delle imprese e dei clienti. In un mercato trasformato dal digitale, il nostro ruolo resta centrale proprio perché fondato sulla fiducia, sulla competenza e sulla capacità di costruire soluzioni su misura”.
“FIARC continuerà ad essere al fianco della categoria – conclude Marcianò – lavorando per rafforzare tutele, formazione, welfare e rappresentanza. La firma della Consulta va esattamente in questa direzione: superare la frammentazione e costruire una casa comune dell’intermediazione, capace di dare più forza politica e istituzionale a professioni decisive per il sistema economico del Paese”.