Le dimensioni del commercio abusivo in Italia e in Liguria e le proposte Confesercenti per contrastarlo

Convegno “Abusivi dichiarati. Abusivi autorizzati – una piaga alla luce del sole che nessuno vuole vedere.
De Luise con colonnello Fioria“Il commercio abusivo in Italia vale 21,4 miliardi all’anno ed il valore delle merci sequestrate nel solo 2014 è risultato di poco inferiore al miliardo di euro, 913 milioni: sono i numeri del fenomeno in base alla ricerca Ref Confesercenti condotta su scala nazionale e presentata oggi, giovedì 19 novembre, alla Camera di Commercio di Genova nell’ambito del convegno “Abusivi dichiarati. Abusivi autorizzati – una piaga alla luce del sole che nessuno vuole vedere”.

Quel giro d’affari, stimato in 21,4 miliardi equivale al 13,8% del fatturato ufficiale di commercio e turismo: un danno mostruoso per le imprese del settore e anche, naturalmente, per le casse dello Stato, che registra un danno erariale di oltre 11 miliardi in termini di mancato gettito fiscale e contributivo. Come dire che, in un mondo di favola in cui le attività abusive fossero azzerate, l’Erario recupererebbe risorse sufficienti non solo per finanziare il taglio di Imu e Tasi sulla prima casa, ma anche per raddoppiare la platea dei beneficiari del bonus da 80 euro. E a guadagnarci, naturalmente, sarebbe anche l’occupazione, perché la regolarizzazione del sommerso farebbe emergere circa 32mila posti di lavoro oggi avvolti nella zona d’ombra.

Cifre che, se rapportate alla sola Liguria, ci dicono di un giro d’affari abusivo di 641,4 milioni di euro, la cui fetta maggiore è data dai comparti tipici della nostra regione: ricettività alberghiera, floricoltura, traffici portuali. Il mancato gettito si aggira sui 335 milioni ed il lavoro sommerso sulle 960 unità.

«Quantificare con esattezza le dimensioni di un fenomeno che, per sua stessa natura, sfugge alle analisi ufficiali, è pressoché impossibile. Ma il senso del convegno odierno – riflette la presidente di Confesercenti Ligura, Patrizia De Luise – è proprio questo: lanciare una proposta puntuale alle istituzioni e agli enti di controllo affinché vengano messe in comune le rispettive banche dati e arrivare, in questo modo, ad identificare il maggior numero di abusivi. È una partita che dobbiamo giocare tutti dalla stessa parte: imprese, politici e forze dell’ordine».

«La nostra categoria sta lottando da anni – prosegue De Luise, che di Confesercenti è anche la vicepresidente nazionale. Ogni tipo di lavoro ha un costo e chi lo fa in modo irregolare può offrire merce a prezzi inferiori, perché elude i controlli e non paga le tasse, costringendo molte imprese oneste a chiudere e danneggiando l’intera collettività, perché quelli che vengono sottratti al fisco sono soldi di tutti noi. Da questo punto di vista è necessaria una presa di coscienza del fenomeno che implichi uno scatto a livello culturale anche tra i consumatori: perché questo avvenga, va messa in atto una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sugli effetti negativi che l’acquisto di merce contraffatta ha non solo, come abbiamo visto, sull’economia, ma anche sulla salute e la sicurezza dei cittadini. Tutti insieme, abbiamo il dovere di ribellarci al fenomeno dell’abusivismo».

Un appello a cui hanno risposto Emanuele Piazza ed Edoardo Rixi – assessori allo sviluppo economico di Comune di Genova e Regione Liguria –, il direttore generale della Camera di Commercio Maurizio Caviglia e il colonnello Emilio Fiora, comandante I Gruppo della Guardia di Finanza di Genova, ospiti di Confesercenti Liguria.

IL WEB, NUOVA FRONTIERA DELLA CONTRAFFAZIONE

Attenzione particolare, nel corso del convegno, è stata riservata al fenomeno dell’abusivismo online, oggetto di un focus della ricerca Ref Confesercenti. L’uso di Internet a fini commerciali è infatti cresciuto in maniera esponenziale nel corso degli ultimi anni e, allo stesso tempo, è cresciuta anche la vendita online di prodotti contraffatti, con bassi costi e soprattutto la possibilità di occultare la propria identità. È di maggio 2015 il caso della causa legale presentata da Kering – gruppo che riunisce molti brand del lusso, come Gucci e Yves Saint Laurent – contro il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba che, secondo l’accusa, facilita l’incontro tra produttori, venditori e acquirenti di merci contraffatte, fornendo marketing online, trattamento delle carte di credito, finanziamenti e servizi di spedizione.

Qualche numero sulla contraffazione online:
•    8 su 10: i siti internet che vendono prodotti di lusso e che hanno in catalogo merce contraffatta;
•    +60%: la crescita della vendita tramite e-commerce di merce contraffatta tra il 2013 ed il 2012;
•    +55%: l’aumento dei sequestri di spedizioni postali di merce contraffatta;
•    1 su 4: i consumatori online che hanno comprato almeno un prodotto contraffatto (25.6%);
•    165: i siti venditori di merce contraffatta chiusi dall’Agcom e dalla Guardia di Finanza nel 2013.

Le agenzie di viaggio sono tra le attività più colpite: la concorrenza dei numerosi tour operator abusivi che operano sul web provoca danni di immagine al settore e cospicue perdite di fatturato, addirittura superiori al 20% per quattro intervistati su dieci.

A pagare un prezzo salato all’abusivismo sul web sono anche i prodotti del settore della moda, soprattutto quelli di lusso. Per un terzo degli imprenditori il peso della commercializzazione online di prodotti contraffatti sul volume di affari della categoria si aggira tra il 10 e il 15%, mentre per circa un quinto le perdite sarebbero anche superiori, tra il 15 e il 20%.

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