Chiudiamo con la crisi, riapriamo le imprese: lavoro e crescita passano dalle PMI

Dal quinquennio di crisi al quinquennio di rilancio: domani all’Assemblea Nazionale il presidente di Confesercenti Marco Venturi discuterà le proposte della Confederazione per invertire la rotta e illustrerà gli ultimi dati su fisco, consumi e reddito delle famiglie in Italia nel 2013.

Puntare sulle imprese, che creano ricchezza e lavoro, per uscire dalla recessione. E passare finalmente da un quinquennio di crisi ad un quinquennio di rilancio. Nel corso dell’Assemblea Nazionale, in programma domani mercoledì 19 giugno alle ore 10.40 presso l’auditorium Parco della Musica, Via Pietro De Coubertin 30, a Roma, il Presidente di Confesercenti Marco Venturi discuterà gli scenari, le strategie e le proposte della Confederazione per innescare il circolo virtuoso della crescita e lasciarsi alle spalle la crisi, che ha colpito con grande durezza le imprese del commercio e del turismo. Nella sua relazione, illustrerà gli ultimi dati su fisco, consumi e reddito delle famiglie in Italia, con previsioni al 2013. Dopo la relazione del presidente Marco Venturi, sono previsti, tra gli altri, gli interventi del ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato e del ministro del Lavoro Enrico Giovannini.

 

Tab. 1 l’anno nero di commercio e turismo

saldo aperture/chiusure imprese nei primi cinque mesi del 2013 e stima saldo finale

 

Settore

Gennaio-Aprile 2013

INTERO 2013*

DIFFERENZA 2009-2013*

Commercio al dettaglio – esclusi ambulanti

-14.268

-42.876

-104.704

Turismo  (bar, ristorazione, alloggio)

-6.318

-21.318

-21.318

 

 

 

 

totale

-20.586

-64.194

-64.194

*Previsioni Confesercenti

 

Crisi settoriali, rilevanza nazionale: tra 2009 e 2013 da commercio e turismo un terzo dei disoccupati totali

 

Le rilevazioni Confesercenti sul periodo Gennaio Aprile 2013 mostrano un aggravarsi della crisi del settore: Se la tendenza evidenziata fino a aprile dovesse confermarsi, a fine 2013 avremo perso nei due settori quasi 65mila imprese: oltre le 43mila nel commercio al dettaglio, già segnalate dall’Osservatorio Confesercenti nei giorni scorsi, chiuderanno per sempre anche più di 21mila imprese tra alloggio, bar e ristoranti. Un dato che, sommato ai saldi negativi dei settori dal 2009, porta a più di 144mila le imprese bruciate dalla crisi negli ultimi cinque anni, con la conseguente perdita occupazionale stimata in circa 300mila posti di lavoro. Si tratta di circa un terzo degli 833mila posti di lavoro perduti a livello nazionale nello stesso periodo.

 

Commercio: 2013 è annus horribilis, spariscono 30mila esercizi no food e chiudono anche gli ambulanti. Allarme abbigliamento: più 12mila e 500 negozi in meno, due aperture ogni sette chiusure

La crisi che ha investito commercio e turismo ha colpito tutte le categorie di impresa, dal dettaglio alimentare ai bar. A soffrire di più sono gli esercizi commerciali “non alimentari non specializzati”, classificazione che individua i tradizionali negozi delle città che non vendono prodotti alimentari, ed esclude il commercio ambulante. Secondo le elaborazioni Confesercenti, se non si invertirà il trend attuale, il 2013 vedrà scomparire quasi 30mila negozi no food e più di 4mila imprese del dettaglio alimentare. Particolarmente grave il saldo in rosso di oltre 12mila e 500 esercizi nel settore dell’abbigliamento, degli accessori e delle calzature: nel comparto hanno aperto due nuove imprese ogni sette che hanno cessato l’attività. Anche il commercio ambulante, l’unico settore tra quelli presi in esame ad essersi mantenuto in crescita dal 2009 ad oggi, chiude bottega:  la stima è -739 imprese a fine anno.

 

Tab. 2 Saldi aperture/chiusure imprese nel commercio, periodo 2009-2013

Saldo 2009

Saldo 2010

Saldo 2011

Saldo 2012

Saldo 2013*

Dettaglio alimentare

-2.426

-1.680

-2.686

-2.532

-5.304

Di cui

 

 

 

 

 

Carne

-755

-617

-918

-952

-1.508

Ortofrutta

-328

-152

-385

-233

-851

Non alimentare non specializzato

-11.443

-9.334

-14.104

-17.623

-37.572

Di cui
Abbigliamento e calzature

-3.677

-2.851

-4.564

-6.171

-12.614

TotaleCommercio al dettaglio in sede fissa:

-13.869

-11.014

-16.790

-20.155

-42.876

Commercio ambulante

3.487

3.502

4.590

3.469

-739

(*) Previsioni Confesercenti

 

Turismo: nel 2013 mille alberghi in meno, sarà ‘estate fredda’

Numero negativo previsto anche per i comparti tradizionalmente associati al settore di attività economica del turismo: i bar, saranno circa 7000 in meno, e le imprese della ristorazione, perderanno più di 8.000 unità. Non sfuggono alla contrazione nemmeno gli alberghi: le imprese attive nell’alloggio, nelle previsioni Confesercenti, scenderanno di 1.220 unità. E davanti a loro hanno la prospettiva di un’estate ‘fredda’ dal punto di vista dei flussi di turisti: secondo il sondaggio Confesercenti-SWG sulle vacanze degli italiani, dal 2010 al 2013 i nostri concittadini che andranno in viaggio passano dal 79% del 2010 al 58% del 2013.

 

Tab. 3 Saldi aperture/chiusure imprese nel turismo, periodo 2009-2013

Saldo 2009

Saldo 2010

Saldo 2011

Saldo 2012

Saldo 2013*

Alloggio

-132

-310

-652

-687

-2.084

Ristorazione

375

-480

-3.396

-4.252

-10.522

Bar

-1.939

-2.049

-2.633

-2.707

-8.712

TotaleTurismo (alloggio, ristorazione e bar) :

-1.699

-2.839

-6.681

-7.646

-21.318

(*) stima sull’intero 2013, fonte Confesercenti

 

Boom di cessazioni, frenano le nuove aperture: tra il 2010 e il 2013 iscrizioni ridotte in tutti i comparti

Il saldo negativo del 2013 è da addebitarsi al rallentamento delle nuove aperture in tutti i settori presi in esame. Frenano in particolar modo nella distribuzione no food, dove saranno 10mila in meno rispetto al 2012, e nel servizio bar, dove le nuove aperture saranno poco più di 6.600, quasi 3mila unità in meno rispetto allo scorso anno. Il rallentamento delle aperture è un fenomeno in atto da tempo: tra il 2010 e il 2013, le iscrizioni hanno registrato in questi anni variazioni negative per tutti i comparti ad eccezione dell’ortofrutta, riducendosi  del 10% per il dettaglio alimentare, del 45,4% l’alloggio, del 46% per la ristorazione, del 28,4% per i bar, del 54% per l’abbigliamento e le calzature. La cancellazioni hanno invece registrato una crescita per tutti i comparti tra il 2010 e 2013.

Tab. 3 Variazione delle iscrizioni e delle cessazioni dal 2010 al 2013 per alcuni comparti

 

Elaborazione Confesercenti

 

Stima degli esercizi al dettaglio: scenario futuro con le dinamiche attuale: avanza la desertificazione urbana, nel 2024 non rimarrà nessun negozio

Abbiamo stimato uno scenario relativo agli esercizi al dettaglio in sede fissa (escluse le vendite di auto e moto). Dall’esame dei dati in nostro possesso relativi ai primi 4 mesi del 2013 abbiamo già lanciato l’allarme sul rischio di estinzione degli esercizi commerciali, tra pochi anni. Per mettere a punto in maniera più precisa lo scenario del prossimo decennio abbiamo considerato la dinamica tra il 2003 ed il 2012 fatta registrare dalle imprese iscritte e dalle cancellate: le prime si sono ridotte del 21%, le seconde sono aumentate del 28%. Nel 2003 il rapporto tra iscritte e cessate era quasi 1 ad 1, nel 2012 era diventato quasi 2 cessate per ogni iscritta e nel 2013, secondo le nostre stime, avremmo 1 nuova impresa ogni 2,7 cessate.

Abbiamo applicato, in un’ottica, dunque, prudenziale, il tasso medio annuo rilevato nel passato al decennio futuro. Il risultato è che tra il 2024 ed il 2025 (tra 11-12 anni, dunque) scomparirebbero tutte le imprese del dettaglio fisso. Come si noterà dalla tabella, il vero salto avverrebbe durante quest’anno, nel quale per il lungo protrarsi della crisi, assisteremmo, soprattutto,  ad un forte incremento delle imprese cessate, ad una diminuzione delle iscritte e , di conseguenza, alla perdita netta di oltre 40mila imprese .

 

Commercio al dettaglio in sede fissa*Scenario con trends attuali

registrate

iscritte

cessate

saldo

cess/iscr

2003

688.854

36.889

40.923

-4.034

1,1

2012

687.434

28.955

52.310

-23.355

1,8

  2013^

644.558

25.619

68.495

-42.876

2,7

2020

285.490

22.241

80.039

-57.799

3,6

2024

31.517

20.514

87.489

-66.975

4,3

2025

-37.837

20.104

89.458

-69.354

4,4

Fonte: stima Confesercenti su dati Infocamere

* Esclusa vendita auto e moto

^ dal 2013 si tratta di nostre stime

 

 

Una strategia shock per la ripresa: con pressione fiscale al 40% in 5 anni, il saldo imprese torna in attivo dal 2018. Risorse da reperire attraverso tagli alla spesa.

 

Far ripartire l’economia italiana presuppone la consapevolezza della depressione in cui è caduta negli ultimi cinque anni e del circuito vizioso che l’ha originata: un mix in cui gli effetti di una sfavorevole dinamica dei redditi delle famiglie e dell’occupazione sono stati accentuati dall’aumento della pressione fiscale e dell’inflazione; con il risultato di coinvolgere, attraverso la caduta dei consumi, buona parte del sistema produttivo. A nostro pare va assunta una strategia, seppur graduale, che porti in 5 anni la pressione fiscale al 40%.

 

Interventi diretti a favorire la ripresa dell’occupazione e la crescita dei redditi delle famiglie rappresentano, dunque, un passaggio obbligato per far ripartire la domanda interna e identificano una priorità per la politica economica:

•                la rimodulazione dell’Irpef, anche per azzerare il drenaggio fiscale formatosi dopo l’ultima riforma (2007);

•                la fissazione di paletti all’aumento delle addizionali regionale e comunale della stessa Irpef;

•                lo stop all’aumento dell’aliquota Iva ordinaria, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo mese di luglio.

Nello stesso tempo, non possono essere ignorati gli interventi necessari per contenere i costi del sistema produttivo:

•                gli interventi sull’Irpef alleggerirebbero la pressione fiscale anche sui redditi di molti piccoli imprenditori (circa il 65% di imprese nel commercio sono a gestione familiare)

•                portare avanti con maggiore incisività le semplificazioni amministrative;

•                ridurre la pressione fiscale più specificamente a carico dei bilanci delle imprese (riduzione dell’IMU sugli immobili destinati alle attività produttive; riduzione dell’Irap; abbattimento degli oneri sociali, ripensare la struttura della nuova Tares).

Inoltre, va radicalmente cambiata la recente normativa sulle aperture domenicali, che sta producendo ulteriori impatti negativi sulle imprese di piccole dimensioni.

Infine, andrebbero pensati degli incentivi alle nuove aperture di imprese da parte di giovani e donne in particolare.

Si tratta, certo, di misure imponenti e – nell’immediato – onerose per la finanza pubblica, per le quali le risorse possono essere trovate attraverso coraggiosi tagli alla spesa pubblica. Secondo le elaborazioni di REF per Confesercenti, è realistico prevedere un risparmio di 50 miliardi di euro, cui si aggiungerebbero 20 miliardi provenienti dagli effetti sulla crescita, tagliando sprechi ed inefficienze della spesa pubblica e alleggerendo la struttura istituzionale dello Stato. In questo modo sarebbe possibile varare le misure di riduzione della pressione fiscale proposte, che potranno consentire di imboccare il circolo virtuoso della crescita e del progressivo allentamento dei vincoli dei conti pubblici.

 Commercio al dettaglio in sede fissa
Scenario di sviluppo secondo le proposte Confesercenti, con pressione fiscale riportata al 40% in 5 anni

registrate

iscritte

cessate

saldo

cess/iscr

2003

688.854

36.889

40.923

–           4.034

1,1

2012

687.434

28.955

52.310

–         23.355

1,8

   2013*

644.558

25.619

68.495

–         42.876

2,7

2014

601.682

26.644

65.070

–         38.426

2,4

2015

563.256

28.242

59.865

–         31.622

2,1

2016

531.633

30.219

52.681

–         22.462

1,7

2017

509.172

33.241

44.779

–         11.537

1,3

2018

497.634

37.230

37.166

                  64

1,0

Fonte: stime Confesercenti

 

 

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