Turismo, a Riccione il 5° Summit G20 Spiagge

 Messina: “Il futuro delle destinazioni balneari tra innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile delle infrastrutture”

Riccione ospita il 5° Summit G20 Spiagge il 5 e 6 aprile. L’evento riunisce i rappresentanti dei comuni appartenenti al network G20, con almeno un milione di presenze turistiche annuali, e gli esponenti di tutti i 334 comuni balneari italiani. Due giornate intense di lavoro che hanno come focus la Transizione Ecologica, l’Innovazione, la Sicurezza e l’Economia. Una sessione di lavoro, nel pomeriggio del 5 aprile, è stata interamente dedicata alle concessioni demaniali, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga al 2033 e imposto di riassegnarle tramite gare entro la fine del 2023, con tulle le sigle e i rappresentanti della categoria delle imprese balneari a confronto.

Ha partecipato al dibattito anche il presidente di Assoturismo Confesercenti, Vittorio Messina. Qui di seguito il suo intervento.

“Definire il futuro delle destinazioni balneari significa misurarsi con temi come l’innovazione tecnologica, i nuovi standard costruttivi e con le questioni che alimentano sempre più l’attenzione sullo sviluppo sostenibile delle infrastrutture e le connesse problematiche legate alla mobilità, allo sviluppo urbanistico e ai nuovi modelli di business.

La promozione di processi di rigenerazione nelle città di mare e, più in generale, nei territori costieri, con il fine del loro sviluppo sostenibile è centrale nel dibattito culturale e attuale nell’agenda delle istituzioni locali. Queste tematiche vanno approfondite sviluppando modelli innovati e sperimentandoli, relativamente alle città di mare e all’interpretazione di queste come espressione di una specifica cultura marittima.

Le città di mare, infatti, hanno una forte identità fondata sulla fusione armonica di cultura urbana e cultura marittima che possono essere considerate importanti risorse per attivare processi di sviluppo locale sostenibile e rigenerazione urbana. Il recupero di questa identità può essere innescato attraverso il riconoscimento, da parte della comunità urbana, del suo patrimonio culturale materiale e immateriale storicizzato nelle architetture, negli spazi, come nei saperi, nelle funzioni e nelle tradizioni.

Ovvero di come il mare una volta riconosciuto come elemento identitario diventa un “bene comune” rilevante nel contesto urbano e nella sua comunità che diventa parte attiva nel suo uso e nella sua tutela. In questo scenario gli approcci più innovativi sono quelli legati allo sviluppo di processi decisionali collaborativi che rappresentano un modo per realizzare le trasformazioni del territorio, attraverso il coinvolgimento e il dialogo tra i diversi attori con il fine di sviluppare conoscenze comuni, costruire reti e capitale sociale.

Le zone costiere si caratterizzano per la loro notevole dinamicità sia per quanto riguarda il trasferimento di materia, energia ed organismi tra sistemi marino e terrestre, sia per quanto riguarda i processi fisici e le forze coinvolte. Su di esse coesistono diversi usi e diverse pressioni, che possono alterare queste dinamiche, modificando gli equilibri dai quali le risorse costiere dipendono.

L’importanza strategica delle zone costiere per le società moderne è cresciuta enormemente in ragione di tutte le funzioni che progressivamente sono andate ad esercitare innescando meccanismi di sviluppo socio-economico continuo.

Le zone costiere svolgono una gamma di funzioni ampia e articolata che va a soddisfare esigenze economiche, residenziali, alimentari, di trasporto e ricreative di coloro che vi risiedono, ma anche di coloro che abitano nell’entroterra e che in modo diretto o indiretto fanno uso delle risorse costiere.

Le pressioni derivanti dagli usi costieri e marini generano una serie di impatti negativi i cui risvolti sono da ricercarsi, oltre che nel degrado ambientale, con la perdita in naturalità e biodiversità, in esternalità negative di tipo economico e sociale. Le zone costiere vanno incontro a gravi problemi biofisici quali l’erosione costiera diffusa, la distruzione degli habitat, la perdita della biodiversità con declino delle riserve alieutiche costiere e marine, il progressivo degrado delle risorse, la contaminazione del suolo e delle risorse idriche, per queste ultime i problemi possono essere sia di ordine qualitativo che quantitativo.

A questi impatti possono seguire gravi difficoltà socioeconomiche e culturali quali la disoccupazione e l’instabilità sociale, la competizione per l’utilizzo delle risorse, la disgregazione del tessuto sociale, la distruzione del patrimonio culturale, la perdita di occasioni di sviluppo e di possibili posti di lavoro, la marginalizzazione e l’emigrazione.

In questo quadro va sottolineato che le zone costiere si troveranno ad affrontare nei prossimi anni le sfide imposte dal cambiamento climatico i cui effetti negativi dovranno essere gestiti promuovendo misure ed azioni adeguate in grado di prevenire e diminuire al minimo i danni potenziali. Benché ciascuna zona costiera sia soggetta a problemi specifici, generalmente questi possono essere fatti risalire alle stesse cause comuni .

Se di guarda poi alle infrastrutture occorre considerare che le stesse segnano il territorio, ne cambiano il paesaggio, lo trasformano, lo uniscono, ma allo stesso tempo impattano significativamente sull’ecosistema in cui sono inserite. Costruire infrastrutture sostenibili significa quindi sviluppare un sistema di supporto ai servizi in armonia con ambiente e paesaggio.

Significa rispettare le persone, il loro lavoro e la loro sicurezza durante la fase di costruzione, migliorare la vita delle comunità per aspetti economici ma anche sociali, valorizzare i paesaggi interessati dai lavori e pensare ad un sistema di manutenzione e cura in grado di assicurare alle costruzioni la capacità di resistere, adattarsi e migliorarsi nel tempo, senza trascurare eventi come quelli determinati dal cambiamento climatico.

Per realizzare infrastrutture sostenibili è necessario individuare la relazione tra cosa le infrastrutture creano, collegano, disegnano e modellano, al fine di reinterpretarle in funzione del territorio e considerare le due parti integrate in una strategia d’insieme. Lo sviluppo sostenibile delle infrastrutture passa necessariamente attraverso l’interpretazione sistemica e strategica di interi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficienza di quanto viene costruito ma anche la sopravvivenza dell’ecosistema in cui le infrastrutture sono inserite. Questo vale a maggior ragione per le aree di grande interesse ai fini della fruibilità turistica come quelle di cui ci stiamo occupando in questa assise.

I sistemi di infrastrutture sono concepiti per offrire servizi di approvvigionamento che coprano richieste specifiche di energia, beni primari, mobilità, informazioni. Le infrastrutture costituiscono una importante presenza fisica nello spazio, poiché interagiscono costantemente con le comunità, determinandone la struttura della vita quotidiana e ponendo le basi per il loro sviluppo.
Realizzare infrastrutture sostenibili significa pertanto prenderne in considerazione la dimensione socio-culturale, consapevoli della loro influenza su qualità e stili di vita delle persone. In questo contesto vanno identificati i bisogni ai quali le infrastrutture sono chiamate a rispondere e che possono essere ricondotti ad alcuni archetipi: paesaggio, acqua, rifiuti, trasporti, energia e informazioni.

Il paesaggio è un’infrastruttura alternativa, flessibile e con il potenziale intrinseco della sua versatilità. Il paesaggio aggiunge identità locale, offre opportunità di svago, sostiene habitat e processi naturali, fornisce acqua, cibo e risorse materiali, mitiga e compensa gli impatti negativi di altri sistemi infrastrutturali e aumenta la capacità di recupero di un territorio nel fronteggiare un clima che cambia ed eventi meteorologici sempre più estremi.

Il ruolo delle infrastrutture sostenibili, siano esse fisiche, tecnologiche, stradali o informatiche, risulta quindi strategico e permette di modificarne il fine ultimo: dall’essere unicamente percepite come mezzi di trasporto, veicoli di informazioni o sostegni tecnologici, le infrastrutture hanno la possibilità di trasformarsi in un vero e proprio sistema per rileggere, conoscere e vivere al meglio il territorio e le città. Un nuovo scenario in cui lo sviluppo di reti di infrastrutture sostenibili diviene opportunità di sviluppo economico e sociale.

Le infrastrutture, inoltre, si possono trasformare in elementi di architettura che ridisegnano i nostri paesaggi e diventano i simboli di nuove identità. Vanno quindi ripensate in un’ottica di sostenibilità globale, attribuendo loro anche funzioni attrattive e qualificanti affinché non penalizzino alcuna comunità rispetto ad un’altra, ed in modo che possano generare un valore economico-sociale senza gravare sull’ambiente.

Bisogna riconoscere che dibattito sulla sostenibilità ha fatto passi avanti importanti, sulla spinta anche dell’emergenza sanitaria. Ora a quella spinta si sta aggiungendo il conflitto Russia-Ucraina che ha già trasformato quella sfida in una scommessa energetica per il futuro del nostro continente. Con un ulteriore spinta decisiva: l’entrata in vigore della tanto discussa Tassonomia europea, lo standard europeo per la finanza sostenibile e chiamato a classificare le attività economiche in funzione del relativo grado di sostenibilità.

Sfide urgenti, come il degrado ambientale, i cambiamenti climatici, la rivoluzione digitale, la transizione demografica, le migrazioni e le disuguaglianze sociali, non è possibile affrontarle senza una forte e ampia collaborazione a livello locale tra i cittadini, chi rappresenta le attività produttive, gli stakeholders in genere e i livelli di governo interessati.

Con riferimento alle attività che riguardano l’ecoturismo e stanno interessando anche le spiagge ed in particolare i lidi, si stanno compiendo alcune scelte che vanno in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale.

Sono sempre più gli stabilimenti balneari che coniugano l’offerta turistica con alcune scelte di tutela ambientale quali i servizi di qualità, l’offerta di prodotti locali e a chilometro zero, utilizzo di energia rinnovabile e implementazione di sistemi di gestione del ciclo di rifiuti e delle acque.

Sono sempre più numerosi i progetti che si propongono di avviare e ottenere un processo di innovazione ai fini del miglioramento della sostenibilità ambientale, l’accessibilità e l’inclusione della spiaggia, aumentando di fatto la qualità del servizio offerto, tenendo sempre presente la sicurezza dei turisti e dei cittadini, ceompatibilmente con la legislazione e gli strumenti urbanistici vigenti In alcuni casi l’inserimento delle dune nell’ecospiaggia, per esempio, ha l’obiettivo di favorire la diffusione della consapevolezza ambientale e del rispetto della natura. Le dune sono infatti una risorsa di valore che vuole divenire un vero e proprio laboratorio culturale per conseguire la condivisione delle regole dell’area protetta e salvaguardare il patrimonio naturale. Il tutto facendo leva sull’apprendimento e lo sviluppo culturale.

Ma l’ecosostenibilità delle spiagge non è soltanto una questione di scelte fatte sul fronte della gestione delle risorse. Per esempio ci sono lidi che oltre alla particolare attenzione alla tutela della fascia costiera selvaggia e dell’ecosistema marino, puntano soprattutto sulla ristorazione e sul beverage bio, con l’offerta di prodotti naturali, locali e a chilometro zero.

Ecosostenibilità vuol dire anche riduzione dei consumi energetici e idrici, e qui voglio fare un riferimento proprio a Riccione dove è stato fatto il primo esperimento in tal senso già nel 2003. Buona parte dell’energia elettrica utilizzata dal lido proviene da pannelli fotovoltaici che arrivano a produrre in un anno diverse migliaia di kw. Sul fronte del risparmio idrico, invece, si è puntato sull’istallazione di rubinetti a tempo e dotati di riduttori di flusso e sulla realizzazione di un sistema di recupero dell’acqua proveniente dalle docce che viene raccolta, filtrata e riutilizzata per l’irrigazione e gli scarichi dei wc.

Parlare di ecosostenibilità spiagge significa infine prendere in considerazione tutte quelle aree di libero accesso su cui è stato investito per preservarne gli aspetti naturali e per renderle più vivibili senza impattare sull’ambiente.

Rispetto agli argomenti al centro del nostro confronto non si può non fare riferimento alle novità che introduce la riforma delle concessioni demaniali che a far data dal 1 gennaio 2024 dovranno essere messe a gara, e che, non poteva essere diversamente  ha assorbito l’attenzione dell’ampio settore del turismo balneare.

Il Governo e tutti i partiti presenti in Parlamento precisano le rispettive posizioni e le finalità che li accompagnano. A questo si aggiunge il lavoro costante e indispensabile delle amministrazioni locali per cui sono i sindaci delle località turistiche che affrontano, come sempre, i mutamenti legislativi o le difficoltà economiche che il mercato genera, dando risposte concrete e assumendo responsabilità a volte imprevedibili.

L’importanza del tema ha portato i sindaci, insieme, a porsi come fondamentale interlocutore. Un interlocutore radicato nel territorio e portatore di interessi che, lontano dall’essere elementi localistici, sono il frutto di una valutazione unitaria, del tutto realistica, riscontrabile in tutta la penisola e, soprattutto, politicamente trasversale.

Sono i comuni, base del sistema politico e amministrativo su cui si regge lo Stato, che portano sulle spalle il peso delle   scelte governative con i sindaci che si mettono a fianco degli imprenditori e dei loro dipendenti per sviluppare insieme la comunità locale. Sempre i sindaci bussano alle porte, a tutte le porte, per trovare soluzioni e garantire il rispetto della sostenibilità sociale.

Al loro fianco le associazioni che ribadiscono come sulle concessioni balneari non si può agire in modo frettoloso perché si rischia di creare ulteriori problemi anziché risolverli. Occorre infatti che nella riforma venga inserita l’adeguata remunerazione di tutti i beni materiali e immateriali, e non solo degli investimenti non ancora ammortizzati: migliaia di famiglie hanno speso tutta la loro vita in questo lavoro ed è giusto riconoscerlo nell’eventualità che la concessione passi a nuovi gestori.

Un altro problema è quello relativo alla tempistica perché, come sosteniamo all’unisono tutte le associazioni di categoria, è impensabile che nel giro di un anno le amministrazioni locali riescano a mettere in piedi migliaia di complesse procedure di evidenza pubblica. I tempi imposti dalla sentenza del Consiglio di Stato sono irrealistici in quanto Regioni e Comuni hanno bisogno di avere margini abbastanza larghi anche per tenere conto delle specificità locali in fase di bandi.

Queste richieste non sono ostative del principio di concorrenza ma innanzitutto occorre salvaguardare il nostro know how: l’Italia ha al suo attivo una tradizione di ospitalità turistica unica, un vero e proprio patrimonio trasmesso da generazioni. E’ pur vero che dobbiamo adeguarci alle regole dell’Europa perché ne siamo parte fondante ma è anche necessario che attraverso un aggiornamento delle concessioni, seguendo regole chiare e verificabili, tutti i soggetti coinvolti possano avere una reale possibilità di crescita.

In questo senso i sindaci del G20s da tempo sono impegnati nell’affrontare questo imprescindibile step per il futuro del settore e portano un contributo quotidiano all’interno di percorsi che in molti di loro hanno già tracciato per stimolare ed aggiornare l’offerta turistica della località sostenendo le imprese e i cittadini in un contesto di salvaguardia ambientale, premessa per ogni sviluppo futuro.

Occorre dunque trovare un giusto punto di equilibrio perché una norma così strategica per il nostro domani cade in un periodo reso particolarmente delicato dalla pandemia. Ma nessuno vuole sottrarsi ad un impegno adducendo motivi contingenti, per quanto importanti essi siano: la direttiva Bolkestein esiste già da molti anni e con la capacità dei nostri sindaci di governare il territorio verrà attuata nelle forme più idonee. Esistono le competenze e il realismo per fare di questa normativa un volano importante di crescita e di aggiornamento della nostra offerta complessiva come Paese. Le preoccupazioni che si sono generate nascono dalla consapevolezza che le spinte nel rendere i bandi un vantaggio per i soliti pochi possono manifestarsi.

Ma la coesione tra stato, regioni e associazionismo economico a totale vantaggio delle comunità. porta un grande contributo di competenze su tutti i tavoli oggi aperti. Nel nostro attuale quotidiano, oltre alle attività impegnative dovute alla stagione balneare in partenza, abbiamo in agenda una costante attenzione al ddl sulla concorrenza, incardinato in Parlamento e al disegno di legge che prevede la delega al Governo per l’adozione di uno o più decreti legislativi che modificheranno sostanzialmente le concessioni demaniali. Anche in questi giorni, la cooperazione tra sindaci del balneare è un vantaggio reale che favorisce una soluzione organica e rispettosa di tutte le valenze locali e presenta un disegno di sviluppo complessivo del nostro Paese”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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