Assoittici – Rifinanziato il fermo pesca 2013 tra critiche e riserve

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Il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Onorevole De Girolamo, ha firmato il “Decreto Fermo pesca 2013”. Il fermo durerà quarantadue giorni per consentire la riproduzione delle varie specie ittiche. Dal 22 luglio è partito il “fermo pesca” tra Trieste e Rimini (Adriatico), dal 5 agosto partirà da Pesaro a Bari (Adriatico centro-meridionale), dal 1° ottobre il “fermo pesca” interesserà lo Ionio e il Tirreno e, infine, la Sicilia e la Sardegna decideranno autonomamente il periodo di fermo. Il Ministro nei giorni scorsi aveva annunciato lo stanziamento di 70 milioni di euro prelevati dal Fondo Europeo a favore della pesca che ha bisogno di una incisiva politica di ristrutturazione del settore e della flotta. Così mentre parte la nuova stagione di fermo si replicano le critiche al regime di fermo come strutturato da parte di diverse parti della filiera: dai pescatori – come quelli del Tirreno – alla distribuzione specializzata – come Assoittici – che rilancia le proprie osservazioni. “La decisione del fermo pesca  2013 – ha detto Raffaele Viggiani, Presidente Assoittici Confesercenti – si configura come  un ulteriore danno economico e di immagine per le produzioni ittiche locali, per la piccola distribuzione e per la ristorazione che fa riferimento ai nostri punti vendita. Il danno è consistente in quanto il periodo coincide con i mesi di maggior afflusso turistico  e di maggior domanda soprattutto nelle località di mare. Lo strumento così com’è produce disaffezione alle specie ittiche locali, incrementa le importazioni e smarrisce il senso delle tradizioni gastronomiche marinare.” Assoittici inoltre sottolinea “Come abbiamo già avuto modo di dire nelle precedenti edizioni del fermo pesca, esso risulta inefficace – come dimostrato dalla reiterata decretazione – dal punto di vista del ripopolamento delle specie ittiche e  della tutela ambientale. Più utile potrebbe essere uno spostamento della previsione di fermo nel periodo primaverile e una  più forte differenziazione e alternanza tra zone e coste. Inoltre sarebbe utile che il Mipaf facesse opera di squadra approntando misure a sostegno della filiera tutta. Sollecitiamo una concentrazione del periodo di fermo e la previsione di misure di sostegno alle attività di pescherie che dimostrino oggettivamente di commercializzare prodotti locali.”

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