Censis: “Consumi sempre più giù, incertezza sul lavoro cresce. E il 56% degli italiani mostra disinteresse per la politica”

Presentato il 47° Rapporto annuale sulla  situazione sociale del Paese

Nel 2013 le spese delle famiglie sono  tornate indietro di oltre dieci anni con il 69% delle famiglie italiane che nell’ultima parte dell’anno hanno ridotto o peggiorato la loro capacità di spesa, a fronte di un 2% che l’ha migliorata. E’ quanto rileva il Censis nel 47° Rapporto annuale sulla  situazione sociale del Paese presentato oggi.
“E’ il culmine di un lungo trend di decrescita, espressione di una radicale revisione al ribasso dei budget familiari. Meno sprechi, ma anche meno capacità di risparmio” afferma l’istituto di ricerca socio-economica. Dai primi anni 2000 a oggi sono diminuite del 6,7% le spese per prodotti alimentari, del 15% quelle per abbigliamento e calzature, dell’8% quelle per l’arredamento e per la manutenzione della casa, del 19% quelle per i trasporti. Viceversa sono cresciute alcune spese incomprimibili, come quelle per le utenze domestiche e la manutenzione della casa (+6,3%) e quelle medico-sanitarie (+19%). I consumi descrivono, dunque, sottolinea il Censis, un Paese sotto sforzo o, meglio, profondamente fiaccato da una crisi persistente.
E cresce l’incertezza sul lavoro: Gli italiani vedono nero il proprio futuro lavorativo: “il 2013 si chiude – sottolinea il Censis – con la sensazione di una dilagante incertezza sul futuro del lavoro in Italia”. “Secondo un’indagine del Censis condotta a settembre del 2013,  infatti – si legge nel Rapporto – ben un quarto degli occupati è convinto che nei primi mesi del 2014 la propria condizione lavorativa andrà peggiorando; il 14,3% pensa che avrà a breve una riduzione del proprio reddito da lavoro e il 14% di poter perdere l’occupazione”. Ma la novità è che ora questa paura interessa trasversalmente la popolazione italiana, anche in virtù del fatto che nell’ultimo anno il perimetro della crisi si è allargato “dalle fasce generazionali più giovani a quelle più adulte”.
Dunque, hanno paura di perdere lavoro e reddito “non solo i giovanissimi – sottolinea l’Istituto – che più che temere una riduzione della retribuzione hanno paura di ritrovarsi senza lavoro, ma anche le fasce d’età centrali, tra le quali l’esigenza di provvedere con il proprio reddito al benessere della famiglia amplifica le ansie rispetto al futuro. Tra i 35-44enni il 13,7% è convinto che la propria posizione lavorativa sia a rischio e il 17,3% prevede una riduzione del reddito; tra i 45-54enni la paura di perdere il proprio posto di lavoro accomuna il 17,1% degli occupati”.
Infine, cresce il disinteresse per la politica in senso generale a favore della difesa del microterritorio: il 56% degli italiani (contro il 42% della media europea) non ha attuato nessun tipo di coinvolgimento civico negli ultimi due anni, neppure quelli di minore impegno, come la firma di una petizione. Più di un quarto dei cittadini manifesta una lontananza pressochè totale dalla dimensione politica, non informandosi mai al riguardo. Al contrario, si registrano nuove energie difensive in tanta parte del territorio nazionale contro la chiusura di ospedali, tribunali, uffici postali o presidi di sicurezza.

 

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