Commercio e turismo, serve uno scatto per la ripartenza. L’Appello di Confesercenti Lombardia agli Stati Generali della Regione

Riportiamo a seguire il discorso del Presidente di Confesercenti Lombardia, Gianni Rebecchi, agli Stati Generali del Patto per lo Sviluppo di Regione Lombardia tenutisi oggi, 23 giugno 2021. Stimati colleghi del Patto per lo Sviluppo

a un anno e mezzo dall’inizio della pandemia nel nostro Paese, il settore terziario e – in particolare – quello composto dalle microimprese del turismo, del commercio e relativo indotto restano i comparti economici che più faticano a intravedere una reale ripresa, anche nella nostra Regione.
Parafrasando un DEFR che ci riporta questi dati, CONFESERCENTI-Lombardia non può che chiedere uno “scatto in avanti” che sappia conciliare “concretezza e visione”, avendo il coraggio d’individuare le priorità su cui investire le risorse disponibili, siano esse regionali, nazionali ed europee – cominciando da un lavoro certosino sul prossimo assestamento di bilancio.
Tra queste priorità non possiamo che invocare – con rinnovata forza – proprio quella di far ripartire i settori rappresentati dalla nostra Confederazione, ribadendo un appello che certo è dovere statutario per CONFESERCENTI, ma che è anche sincera convinzione della necessità di sostenere le microimprese del commercio, del turismo e più in generale dei servizi per realizzare i 5 temi prioritari ripresi nell’ultima bozza del Documento di Economia e Finanza Regionale, rispetto ai quali richiamiamo alcuni interrogativi semplici, ma carichi di significato.
Il rilancio del sistema economico e produttivo potrà forse avvenire senza coinvolgere il settore terziario? La locomotiva lombarda potrà forse tornare a correre dimenticandosi delle oltre 70.000 attività di alloggio, ristorazione e agenzie viaggi sottoposte a un lockdown diretto o indiretto ben più lungo di quello sperimentato dalle altre attività economiche? O delle quasi 100.000 attività del commercio in sede fissa o ambulante che per mesi sono state private dei clienti situati anche solo nei Comuni limitrofi? O – ancora – delle migliaia di centri estetici, parrucchieri e attività di cura della persona del pari chiusi a singhiozzo per parecchi mesi?

Come salvare “bellezza, natura e cultura lombarde” se nelle nostre città d’arte e località lacustri, montane e agresti non ci saranno più alberghi dove alloggiare, ristoranti e bar dove socializzare e consumare oppure negozi dove acquistare? Il rischio è che al più potremo convertire il nostro turismo a quello delle “civiltà sepolte”, difficilmente potendo replicare quel dinamismo sviluppato negli anni pre-covid da questo settore, che anche in Lombardia ha saputo alimentare un giro d’affari che col suo indotto ha contribuito per almeno il 10% di PIL, secondo le stime più conservative.
Quanto al lavoro e allo sviluppo del “capitale umano”, forse qualcuno crede davvero che sarà possibile riconvertire centinaia di migliaia di lavoratori oggi occupati presso imprese turistiche e commerciali? Occupazioni che coinvolgono – nelle carriere più diversificate e qualificate – anche tantissimi giovani e soprattutto moltissime donne, che in particolare nel turismo raggiungevano vette di oltre 6 occupati su 10 per entrambe le categorie, con un’impresa su 3 a guida femminile.

E che ne sarà del contrasto alla povertà e della coesione sociale in questo processo, se decine di migliaia d’imprenditori dovranno rinunciare alle loro attività? Forse si consoleranno nella consapevolezza di aver perso tutto nel superiore interesse della collettività, che ha gravato proprio le loro attività del più pesante fardello?
La sostenibilità perorata anche nel nuovo Documento strategico regionale potrà forse fare a meno dei servizi di prossimità? L’economia circolare è davvero basata sulle consegne a domicilio anche del più piccolo prodotto di uso quotidiano?

Siamo certi che la Regione non possa che condividere le nostre risposte per queste domande retoriche, ma proprio il quadro di contesto offerto dal DEFR dimostra che per garantire la necessaria ripartenza del terziario di mercato lombardo occorrono urgenti e più forti interventi, andando al di là di quanto fatto sinora.
Il contesto internazionale di obiettivi definito dall’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e le sfide del Green Deal europeo sono la base da cui partire per affrontare la trasformazione già in corso nelle aree urbane e rurali lombarde. In questo contesto il terziario e in particolare il commercio e il turismo devono essere valorizzati, oltre che come imprescindibile presidio di servizi, anche quale infrastruttura sociale nell’ambito dei più ampi progetti di rigenerazione territoriale che sappiano per l’appunto enfatizzarne le esternalità positive in termini di attrattività del territorio e qualità della vita, anche alla luce dei processi innescati dalla digitalizzazione e accelerati dalla pandemia.

Lavorando a stretto contatto con il Tavolo di segreteria del Patto per lo sviluppo, con gli Assessorati competenti e con i gruppi consiliari siamo certi che nelle prossime settimane avremo modo d’indicare più puntualmente le azioni che riteniamo necessarie. Ciò senz’altro anche valorizzando l’importanza di supportare l’autoimprenditorialità dei giovani nel nuovo progetto di legge a essi dedicato, nonché suggerendo il rifinanziamento delle non poche misure regionali che in passato abbiamo già avuto modo di apprezzare ed evidenziando da subito l’esigenza di rendere ancor più accessibili le stesse: in primo luogo trovando nuove risorse per erogare sostegni fondo perduto per investimenti a vantaggio di quelle attività che più si sono sacrificate per consentire il contenimento della pandemia e secondariamente garantendo che le misure legate a nuove spese in conto capitale coinvolgano tutti i settori in questione, anche con riferimento a investimenti minimi contenuti, all’uopo adeguando i piani per l’impiego di risorse del PNRR e della programmazione comunitaria.

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