Confesercenti condivide le motivazioni della protesta dei ristoratori bolognesi

Settore stremato da pressione fiscale insostenibile, adempimenti burocratici eccessivi e concorrenza sleale non più tollerabile

In questi giorni sulla stampa trovano visibilità due notizie che, pur nella diversità, ci fanno riflettere: la presentazione ufficiale del progetto FICO (il futuro grande parco agroalimentare di Bologna) e la mobilitazione spontanea dei ristoratori con la chiusura delle attività nella giornata di oggi, 9 dicembre, in segno di protesta per il carico fiscale e gli eccessivi adempimenti burocratici.

L’adesione di molti ristoratori di Bologna alla giornata di protesta è la conferma di una situazione ormai giunta al limite e di cui la nostra Associazione è ben consapevole, è infatti dello scorso 28 novembre la nostra iniziativa sull’ “abusivismo e concorrenza sleale” che ha messo in luce lo stato di sofferenza del settore ristorazione alle prese anche con la concorrenza sleale di fiere, feste, sagre organizzate in deroga alle regole fiscali e sanitarie a cui devono sottostare i pubblici esercizi.

Non si può non essere solidali con chi oggi ha deciso di chiudere la propria attività per dare un segno tangibile della gravità delle situazione: pressione fiscale, adempimenti amministrativi, concorrenza sleale e, per le aziende del centro storico, problemi di mobilità mai risolti, stanno mettendo in serio pericolo la capacità di tenuta di un tessuto economico fondamentale anche per il turismo della città.

Proprio per questa delicata situazione, siamo convinti che occorra guardare con attenzione al nuovo progetto di FICO che, se da una parte è senza dubbio una importante occasione di promozione di tutto il tessuto economico della provincia di Bologna, dall’altra può rappresentare, un ulteriore elemento di criticità per la ristorazione tradizionale e per le attività enogastronomiche del territorio bolognese, un’altra fonte di concorrenza per attività già messe in forte difficoltà dalla crisi economica.

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