Contratto panificatori, negoziato complesso e in difficoltà. Pesano le incrostazioni organizzative e la crisi di settore

pane4Si è svolto martedì 1° dicembre u.s. l’incontro delle Parti Sociali, per continuare la trattativa del rinnovo del CCNL 2015 della panificazione, tra Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil,  Fiesa Assopanificatori Confesercenti e Fippa.
La delegazione di Fiesa Assopanificatori era composta dal Presidente Davide Trombini, dai Vice Presidenti Vinceslao Ruccolo e Benvenuto Pagnoni, dal Direttore Gaetano Pergamo, dal Dr. Angelo Pellegrino, Direttore della Scuola di Panificazione, dalla Dr.ssa Elvira Massimiano, Responsabile Nazionale delle Politiche Contrattuali di Confesercenti e dal Dr. Cesare Tirabasso membro del CdA di Ebipan e Fonsap.
L’incontro ha registrato tutte le difficoltà che denotano l’attuale momento di crisi dell’economia italiana e del settore della panificazione, difficoltà a cui si aggiunge una pronunciata dialettica che vede le Parti Sociali tutt’ora distanti sia sull’impostazione negoziale che sulle condizioni economico-normative con importanti differenze nelle proposte della parte datoriale, dove si scontano vecchie incrostazioni organizzative che impediscono un reale cambiamento.
L’attuale difficoltà delle imprese sotto il profilo economico e sociale, appare tuttora preoccupante e l’andamento dei consumi non mostra segni di miglioramenti. I consumi continuano a segnare punti di contrazione e a premiare l’attrattiva del prezzo rispetto alla qualità delle produzioni artigiane. Gli ultimi anni hanno visto il dilagare delle produzioni industriali di pane e di prodotti da forno la cui provenienza è spesso di origine estera. Un fenomeno destinato, in assenza di precise proposte, a radicarsi in considerazione della riduzione della spesa delle famiglie per “pane e cerali” che tra il 2011 e il 2013 si è ridotta del 6%, contrazione che, se si guarda al periodo dal 2007 al 2013, tocca punte del 15,4%, mentre la spesa per pane è scesa a rappresentare il 6,5% della spesa alimentare, a fronte di prezzi del pane fermi da anni. In questo scenario non si può non sottolineare che le retribuzioni lorde del settore sono cresciute più del tasso di inflazione in un quadro di declino dei consumi di pane, per fortuna in parte compensato dall’aumento dei prodotti da forno.
Queste difficoltà si fanno sentire al Tavolo negoziale, dove una parte della rappresentanza datoriale stenta a rinnovare la propria elaborazione e riproduce proposte ed analisi degli anni ’80 sulle gabbie salariali.
Per quanto concerne le proposte avanzate da Fiesa Assopanificatori nel dettaglio esse partono dal presupposto che fornire alle aziende un quadro rinnovato di riferimento organizzativo delle politiche del lavoro può facilitare i processi di riorganizzazione e rilancio delle attività nel medio periodo. In questo senso le proposte privilegiano la:

• Contrattazione decentrata di secondo livello
• Bilateralità territoriale
• implementazione delle competenze e delle conoscenze

In questo quadro, per Fiesa Confesercenti il CCNL conserva una centralità insostituibile per le politiche del lavoro nel settore, soprattutto in considerazione che il mondo di riferimento contrattuale rimane quello delle PMI, generalmente sotto i 15 dipendenti e spesso tra i 3 e i 10 dipendenti; questa conformazione rende velleitaria, ancor prima che antiquata, qualsiasi altra ipotesi di decentramento aziendale della contrattazione. Viceversa c’è una parte della rappresentanza datoriale che pensa all’atomizzazione della contrattazione. Una proposta che appare strumentale per celare difficoltà di elaborazione e gestione delle difficoltà, proprie di un processo in atto di fisiologico superamento di strutture contratte. Con il tentativo maldestro di costruire un architettura negoziale che comporterebbe dei costi insostenibili per le nostre PMI, sia in termini di permessi lavoro che di impegni economici integrativi.
Fiesa Assopanificatori ritiene quindi che una impostazione che destruttura fortemente il CCNL Nazionale ed affida tutto all’atomizzazione negoziale sia pericolosa in quanto il Contratto Nazionale è ad oggi un punto fermo per le PMI rappresentate e per i lavoratori. Inoltre, il tentativo della contrattazione aziendale, con un sistema retributivo costruito intorno a modelli improbabili di valutazioni ad personam, costruiti caso per caso dalle aziende, appare come il tentativo di scaricare sulle imprese le proprie difficoltà politiche ed organizzative. A parere della delegazione Fiesa Assopanificatori il punto non è dare voti, che costituisce una banalizzazione schematica del processo di ottimizzazione delle risorse, ma conseguire risultati utili all’efficentamento dei processi produttivi e delle performance lavorative nell’ambito di regole condivise. Altra cosa è il rafforzamento della contrattazione decentrata di secondo livello che implementa valori condivisi. Il secondo livello va rafforzato e promosso con il concorso del sistema associativo complesso delle Confederazioni delle imprese e dei lavoratori.
Fiesa Assopanificatori ha inoltre condiviso la volontà di sviluppare la bilateralità territoriale sottolineando che la stessa può assolvere ad una funzione di supporto alle relazioni sindacali di II livello ma non sostituirsi ad esse ed al ruolo delle parti sociali che restano attori principali delle fasi negoziali a tutti i livelli. La bilateralità è “figlia” funzionale e strumentale delle condivisioni negoziali derivanti dalla contrattazione, che è la base giuridica e la fonte legittimante della bilateralità e non un nuovo soggetto o luogo negoziale.
Fiesa Assopanificatori ha anche avanzato la riflessione che, come metodo, iniziare un negoziato dalla parte salariale non sia il massimo ed anzi possa solo introdurre elementi di rigidità che impediscono al confronto di fare progressi. Normalmente, infatti, di salario si parla sempre alla fine, dopo aver definito e dato un valore agli altri istituti che influenza l’organizzazione del lavoro delle imprese.
Su questo aspetto del salario e della parte economica peraltro la delegazione ha segnalato elementi di forte preoccupazione ipotizzando addirittura una “moratoria” contrattuale evidenziando che non più tardi di qualche giorno fa una riunione di panificatori del centro sud ha chiesto ufficialmente l’apertura di un “Tavolo di crisi” da presentare al MiSE. Su questa ipotesi si sta cimentando un gruppo di lavoro interno alla Federazione. In questo senso la delegazione di Confesercenti ha chiesto al Sindacato, a livello centrale e periferico, nell’ambito del secondo livello e della bilateralità territoriale, un forte impegno non solo sul fronte rivendicativo, ma anche su quello della difesa delle aziende artigiane, presidiando i temi della legalità nel settore, attivando le iniziative adeguate per tutelare qualità e prerogative.
Alla luce di quanto premesso, la Fiesa Assopanificatori ha consegnato alle parti sociali proposte e valutazioni di merito in materia di mercato del lavoro (part time, apprendistato, tempo determinato) auspicando al contempo che si possa individuare velocemente una strada per addivenire ad una intesa generale sul modello contrattuale e sul capito della bilateralità così da poter condividere una piattaforma comune che tenga conto del ruolo e dei pesi delle singole rappresentanze, consentendo quell’ ampia azione di informazione e supporto alle imprese e ai lavoratori del settore, tanto più necessaria ed urgente quanto più complesso appare il quadro concorrenziale e il ritardo accumulato.

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