La Presidente Micol Caramello: “La nostra preoccupazione non è il numero delle guide, ma la qualità della formazione e della selezione”
Federagit Confesercenti accoglie con favore la volontà del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, espressa durante il question time di ieri alla Camera, di contrastare l’abusivismo e di certificare professionisti qualificati, obiettivi che la categoria condivide da sempre. Proprio per questo, però, l’Associazione di categoria ritiene necessario ribadire alcune criticità emerse nell’organizzazione dell’esame nazionale di abilitazione alla professione di guida turistica.
“Non contestiamo l’ingresso di nuovi professionisti né la necessità di sessioni periodiche di abilitazione”, dichiara la Presidente di Federagit Confesercenti, Micol Caramello. “Le guide turistiche non sono una categoria chiusa e non temono il ricambio generazionale. Al contrario, crediamo che il settore abbia bisogno di nuove professionalità preparate e motivate. La nostra preoccupazione è che questo esame, per modalità e tempistiche, non sia lo strumento più adeguato per verificare in modo approfondito le competenze richieste dalla professione”.
Programma, criteri e griglie di valutazione sono stati pubblicati il 20 maggio, appena sedici giorni prima della prova scritta del 5 giugno. Tempistiche così ridotte hanno reso difficile per i candidati prepararsi in modo adeguato e sollevano interrogativi sull’effettiva capacità della procedura di accertare il livello di preparazione richiesto.
“Una selezione seria non serve a limitare l’accesso alla professione, ma a valorizzare chi sceglie di intraprenderla”, prosegue Caramello. “La domanda che poniamo è semplice: quale tutela viene data alle future guide? Un’abilitazione autorevole rafforza il valore della professione e tutela chi la consegue. Un esame che non consente una verifica realmente approfondita rischia invece di indebolire la qualifica ottenuta e, nel tempo, di incidere sulla qualità dei servizi offerti ai visitatori”.
Federagit evidenzia inoltre la necessità che il futuro della professione venga costruito attraverso un confronto più ampio con chi la esercita quotidianamente. Le guide turistiche sono liberi professionisti che operano sul territorio, a diretto contatto con il patrimonio culturale e con i visitatori, e le loro associazioni rappresentative dovrebbero essere coinvolte in maniera sostanziale nei processi decisionali che riguardano l’accesso e l’esercizio della professione.
“Abbiamo avuto l’impressione che il bando sia stato costruito ascoltando prevalentemente le esigenze di altri operatori della filiera turistica, come tour operator, agenzie di viaggio e società crocieristiche, mentre il contributo delle associazioni delle guide non è stato adeguatamente valorizzato”, osserva Caramello. “Nel corso dell’incontro del 29 aprile presso il Ministero ci è stata annunciata un’imminente pubblicazione del bando, senza che venissero condivisi contenuti e tempi della procedura, quando le decisioni apparivano ormai già definite. Abbiamo già chiesto al Ministro Mazzi un incontro urgente”.
Rimangono inoltre aperte numerose questioni che la categoria segnala da anni: il contrasto all’abusivismo, la presenza di operatori non autorizzati nei principali luoghi della cultura, le criticità che limitano il lavoro delle guide nei musei e nei siti culturali e il rispetto della normativa sull’equo compenso. Non è infatti mai stata la mancanza di guide il principale problema evidenziato dagli altri operatori del settore, quanto piuttosto la crescente difficoltà di reperire professionisti disponibili a lavorare a condizioni economiche che non sempre risultano coerenti con quanto previsto dall’articolo 10 della Legge 190/2023.
“La creazione di nuove guide deve essere accompagnata da azioni concrete e continuative per garantire a chi opera oggi e a chi opererà domani di poter svolgere bene il proprio lavoro”, conclude Caramello. “Da anni chiediamo interventi al Ministero del Turismo, al Ministero della Cultura e alle Forze dell’Ordine su questioni che incidono direttamente sulla qualità del servizio e sulla tutela della professione. L’obiettivo deve essere comune: formare professionisti preparati, tutelare chi lavora nel rispetto delle regole e offrire ai visitatori un servizio all’altezza dello straordinario patrimonio culturale italiano”.