Crolla inflazione 2013, ai minimi dal 2009

Confesercenti: “Nel 2013 ai minimi storici nonostante due aumenti Iva. Famiglie in difficoltà”

Il tasso d’inflazione medio annuo per il 2013 è pari all’1,2%, in decisa frenata rispetto al 3,0% registrato nel 2012. Lo rileva l’Istat, confermando le stime e aggiungendo che si tratta del livello più basso dal 2009, ovvero da quattro anni. Il tasso risulta di due volte e mezzo inferiore a quello dell’anno precedente. Quanto al cosiddetto carrello della spesa (dal cibo ai carburanti), l’Istituto spiega che ”le caratteristiche del quadro inflazionistico del 2013 si sono riflesse in un ridimensionamento della crescita dei prezzi dei prodotti acquistati più frequentemente dai consumatori. I prezzi di tali prodotti sono infatti aumentati, nella media del 2013, dell’1,6% rispetto alla crescita del 4,3% del 2012, segnando comunque – sottolinea – un valore di 0,4 decimi di punto percentuale più elevato rispetto all’inflazione media annua totale”. Inoltre, l’Istat fa sapere come l’eredità dello scorso anno sia pari a zero: ”Il calcolo del trascinamento dell’inflazione sul 2014 registra un valore nullo, dovuto alla marcata attenuazione delle tensioni inflazionistiche nell’anno appena concluso”.
”La dinamica dei prezzi al consumo nel 2013 riflette principalmente gli effetti della debolezza delle pressioni dal lato dei costi, in particolare degli input energetici, e quelli dell’intensa e prolungata contrazione della spesa per consumi delle famiglie”. Così l’Istat spiega il forte rallentamento dell’inflazione. ”In questo quadro – sottolinea – l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, entrato in vigore all’inizio di ottobre 2013, ha esercitato sull’inflazione un effetto parziale e modesto”

 

Nonostante l’arrivo di ben due aumenti dell’aliquota IVA, il tasso di inflazione nel 2013 è rimasto ai minimi storici. Un dato preoccupante, soprattutto se confrontato con l’andamento della domanda interna, in particolare dei consumi delle famiglie. Un tasso di crescita così basso, infatti, indica una situazione di difficoltà e di mancanza di fiducia nell’arrivo della ripresa, che ha spinto gli italiani a mantenere bassa la spesa”. Lo scrive Confesercenti in una nota.

“Le famiglie – continua Confesercenti – sono strette tra l’incudine di un potere d’acquisto che fatica a riprendersi, anche a causa di una disoccupazione a livelli record, ed il martello di un’imposizione fiscale, soprattutto a livello locale, che in particolare tra fine 2013 ed inizio 2014 sta dando ‘il meglio di sé’ con Tares e mini-Imu. La conseguenza è che le famiglie continuano ad essere prudenti, tagliano i consumi e mettono in atto comportamenti che mirano al risparmio. Se può essere allarmistico parlare di deflazione – i cui effetti sull’economia e sul bilancio del Paese sarebbero molto gravi – sicuramente non si può essere molto ottimisti, soprattutto sul versante delle vendite di beni la situazione è ancora molto preoccupante”.

“Ormai non è più tempo di rinvii: occorre agire per far ripartire l’occupazione e la domanda interna, tagliano l’enorme spesa improduttiva dello Stato e usando le risorse così liberate per rilanciare gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie. I piccoli segnali di ripresa colti qua e là non bastano: se davvero vogliamo agganciare la crescita in modo duraturo e non essere il fanalino di coda dell’Europa, Governo e Parlamento non si possono limitare ad ‘attendere’ la fine della crisi, ma devono intervenire con rapidità e decisione per sostenere la ripresa economica”.

 

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