Lavoro, Lagarde (Fmi): Italia fa troppo poco per partecipazione femminile, pensare ad incentivi fiscali

Cambiare rotta può aiutare a uscire dalla crisi

 L’Italia “è uno dei Paesi della zona euro che incoraggiano meno la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Un cambiamento di rotta, a parte ogni considerazione di progresso sociale, potrebbe avere effetti benefici sulla produzione di reddito aggiuntivo e, quindi, sull’uscita da un periodo di stagnazione”. Lo afferma il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde in un’intervista al ‘Corriere’ in cui sollecita incentivi fiscali per ridare slancio al lavoro femminile.

In Giappone, ad esempio, ricorda, “il premier Abe ha già cambiato rotta. E ha capito che creando una rete di centri per la cura dell’infanzia può aiutare le donne nipponiche a entrare nel mercato del lavoro, dando una spinta a un’economia che viene da anni molto difficili. Un Paese che ha avuto molto successo in questo campo e’ l’Olanda che ha dato la possibilità di creare lavori flessibili part time senza alcuna restrizione”.

Rilanciando il rischio di creare – dinanzi all’alto numero di giovani disoccupati – una ‘generazione perduta’, il direttore del Fondo rilancia la necessità di interventi sul mercato: “Secondo alcune stime, le riforme che riducono le barriere alle assunzioni dovrebbero consentire di creare 400 mila posti di lavoro in più ogni anno”.

Durante l’intervista, il numero uno del Fondo si è espressa anche sul nuovo esecutivo italiano.  “Considero ambizioso il programma di perché spazia dal mercato del lavoro alla riforma dei servizi fino al miglioramento di un sistema giudiziario oggi molto lento”.  “Mi pare – aggiunge – che la sua sia un’impostazione di politica fiscale che guarda piu’ alla riduzione delle spese che all’aumento delle entrate tributarie, grazie anche agli obiettivi della spending review di Carlo Cottarelli che era con noi a Washington fino a non molto tempo fa. Mentre al Tesoro c’e’ un altro ex del Fondo: Pier Carlo Padoan”. Sul tetto del deficit, Lagarde ritiene che “tocca all’Unione europea decidere su questo, ma chiaramente la cosa importante è che si imbocchi un positivo sentiero di consolidamento fiscale e che il tutto sia poggiato su un solido piano a medio termine che renda credibile il pacchetto di misure varate”.

Sull’Europa, invece, Lagarde mette in guardia sugli effetti sociali della crisi: “Rispetto al 2011, quando l’Europa sembrava sull’orlo del tracollo, trascinata dalla crisi della Grecia e da quelle che rischiavano di travolgere Spagna e Italia, la situazione è assai migliorata, grazie anche agli interventi della Bce e alla rete di sicurezza stesa dal Fmi. Ma la ripresa e’ lenta e temo i rischi di una generazione perduta di giovani che non riescono a entrare stabilmente nel mondo del lavoro. Finita la recessione, poi, e’ finalmente tornata lacrescita, anche se limitata per ora all’1%. Ma la bassissima inflazione comporta rischi aggiuntivi rendendo ancora piu’ difficile per alcuni Paesi della zona euro migliorare la situazione economica, particolarmente dal punto di vista del debito. Ma anche il cronicizzarsi di una situazione di bassissima inflazione – oggi siamo allo 0,5% in Europa, 0,4% in Italia – e’ pericoloso. Per questo e’ necessario un sostegno anche da parte delle banche centrali. Detto questo so bene che le politiche monetarie hanno i loro limiti e sono gia’ state usate ampiamente in Europa, cosi’ come so che anche le politiche fiscali hanno i loro limiti. E anche qui i Paesi dell’eurozona hanno gia’ fatto molto. Resta la terza cassetta degli attrezzi: quella delle riforme strutturali, a partire dal mercato del lavoro”. E a questo proposito cita l’esempio del Messico: “Tra i Paesi con un alto livello di disoccupazione giovanile e con molto lavoro nero il Messico sta facendo bene nei suoi tentativi di evitare il rischio della generazione perduta. Secondo alcune stime, le riforme che riducono le barriere alle assunzioni dovrebbero consentire di creare 400mila posti di lavoro in piu’ ogni anno”.

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