Moneta elettronica, crescono le proteste. In Italia i costi più alti. Alla Camera altre due risoluzioni, mentre il Governo va al rallentatore. A settembre nuove audizioni parlamentari

carte_creditoCrescono i malumori sulla gestione della moneta elettronica e sull’obbligo di accettazione di pagamenti superiori a 30 euro con carte di pagamento, con alcune categorie (gestori carburanti in primis) che minacciano apertamente proteste e atti di disobbedienza civile. La questione della moneta elettronica è, infatti, ancora più centrale per le economie delle imprese di distribuzione carburanti. Sulla rete l’erogato è per quasi il 40% transato con moneta elettronica. A questo va aggiunto che il margine del gestore è, a seconda delle modalità di vendita, dell’1 o del 2% del prezzo finale pagato dal consumatore mentre i costi di gestione per le transazioni elettroniche variano, in ragione degli istituti e dei territori, dallo 0.5% all’1%. Del resto in Italia i costi complessivi legati al mantenimento e all’uso del POS sono più alti del 50% rispetto alla media europea. Con questi valori si annulla di fatto ogni possibilità di realizzare utile per i gestori e di conseguenza di fare impresa. E’ una questione che la politica e il Governo non possono ignorare, considerato che ogni anno le imprese di distribuzione carburanti raccolgono per lo Stato circa 20 miliardi tra accise ed IVA, solo sulla rete ordinaria. In questa situazione si moltiplicano sul territorio richieste di iniziative di protesta e manifestazioni contro il sistema dei pagamenti elettronici, rallentando un processo virtuoso e civile di trasparenza dei pagamenti e di contrasto all’illegalità. Così, dopo l’approvazione da parte della VI^ Commissione Finanze della Camera dei Deputati (con la sola astensione del Movimento 5 Stelle) della risoluzione presentata dall’On. Paglia, sull’obbligo di accettare pagamenti tramite carte di debito (allegata), sono state presentate, sullo stesso argomento, alla Camera altre due proposte di risoluzioni presentate dal PD e dal movimento 5 stelle, primi firmatari l’On. Causi e l’On. Alberti (allegate), su cui si svolgeranno nei prossimi giorni le audizioni parlamentari. Tutto questo mentre il Governo procede al rallentatore con incontri one to one, con singoli spezzoni della filiera di gestione della moneta elettronica, e si è tuttora in attesa di una convocazione dal Ministro Guidi degli operatori economici e commerciali, di quelli cioè chiamati a pagare e a sostenere l’intero sistema. Come già riportato su questo sito la risoluzione approvata in VI^ Commissione, quella presentata dall’On. Paglia, (perfezionata ulteriormente dai contatti avuti con la dirigenza Faib) recepisce i problemi avanzati dalla Categoria e impegna il Governo: – ad assicurare un abbattimento dei costi fissi del terminale POS, eventualmente anche mediante forme di defiscalizzazione che contemplino il riconoscimento di un credito d’imposta; – ad assumere iniziative per prevedere la completa gratuità, per ulteriori 12 mesi, delle transazioni effettuate presso impianti di distribuzione di carburante e presso le rivendite di tabacchi per servizi prestati dalle stesse, per conto dello Stato, all’utenza, in attesa della completa abrogazione della commissione applicata. Le altre due proposte di risoluzione presentate alla X^ Commissione, riepilogano la complessa gestazione e gestione della vicenda legata alla moneta elettronica e formulano precisi impegni all’azione di Governo. La proposta Causi impegna, tra l’altro, il Governo: – ad accelerare i tempi di attuazione della proposta di regolamento europeo in materia di pagamenti elettronici, prevedendo l’armonizzazione delle commissioni allo 0,2% per le carte di debito e allo 0,3% per le carte di credito; – a prevedere un pricing fisso per le transazioni effettuate sulla distribuzione carburanti e nelle tabaccherie per i servizi effettuati a favore dello stato; – a prevedere che le commissioni pagate dagli esercenti nelle funzioni di intermediari a favore dei pagamenti alla pubblica amministrazione siano a totale carico della pubblica amministrazione beneficiaria; – a prevedere un indicatore sintetico di costo (ISC) che chiarisca il costo sostenuto dall’esercente per il terminale POS. Mentre la proposta Alberti, presentata e sostenuta dal movimento 5 stelle impegna il Governo: -a prorogare l’entrata in vigore dell’obbligo di accettazione dei pagamenti superiori a 30 euro con carta di debito al 30 giugno 2015; -ad escludere dall’obbligo le nuove attività per due anni; -a stabilire che i costi di gestione dei pagamenti effettuati con carte di debito, senza eccezione alcuna, siano a carico delle banche e non delle imprese. A fronte della risposta della politica, il Governo, e per esso il Ministero dello Sviluppo Economico e il MEF, deve dare immediatamente seguito alla sensibilità mostrata dalla sua maggioranza parlamentare (e anche dall’opposizione) sia nella risoluzione approvata che in quelle presentate alla Camera dei Deputati e varare prontamente provvedimenti capaci di acquisire gli impegni a cui lo vincola il Parlamento nella sua massima espressione della volontà popolare, recependo le peculiarità di una Categoria che svolge un servizio a favore delle casse dello Stato, per giunta a titolo gratuito. Nel corso dell’audizione che si svolgerà ai primi di settembre, la Faib porterà in Commissione la protesta dei gestori carburanti, il senso di ingiustizia e di profonda discriminazione che ravvisa nella norma, il peso schiacciante delle commissioni pretese dal sistema bancario e dalle società di acquiring della moneta elettronica(l’Antitrust potrebbe spiegare questo strano allineamento di costi di gestioni e spese di commissioni oltre al forte divario esistente con l’orientamento maturato in sede europea di cui abbiamo prima accennato), l’indebito arricchimento del sistema bancario a cui viene conferito d’imperio la gestione di quasi 50 miliardi di euro. In assenza di risposte puntuali crescerà la protesta sociale e la pressione politica e di pari passo l’area di astensione dall’obbligo di accettazione dei pagamenti con carte di debito come forma di contestazione e di disobbedienza civile.

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