Patto Italia-Francia per la moda: al Mimit il confronto tra Urso e il ministro Martin

Patto Italia-Francia per la moda: al Mimit il confronto tra Urso e il ministro Martin.Per Fismo era presente la Coordinatrice Parnofiello
Per Fismo Confesercenti era presente la Coordinatrice nazionale Pina Parnofiello


Si è svolto oggi, 15 luglio, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Tavolo Moda Italia, l’incontro che ha visto protagonisti il ministro Adolfo Urso e l’omologo francese delegato all’Industria, Sébastien Martin. Al centro del confronto, la definizione del percorso verso un Patto Italia-Francia per la moda, un’intesa che punta a rafforzare la cooperazione industriale tra i due Paesi in uno dei settori più identitari per entrambe le economie. Per Fismo Confesercenti era presente la Coordinatrice nazionale Pina Parnofiello.

L’iniziativa trova le sue basi in un ecosistema produttivo profondamente integrato tra Italia e Francia: gruppi francesi che affidano una quota rilevante della produzione a imprese italiane, marchi italiani inseriti in conglomerati internazionali, laboratori che riforniscono le collezioni presentate sia a Milano sia a Parigi. Una collaborazione reciproca che rende evidente come la tutela della filiera non sia più soltanto una questione nazionale.

Il terreno su cui si innesta il nuovo Patto è il protocollo d’intesa firmato lo scorso 25 giugno a Cannes tra Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, e Pascal Morand, presidente della Fédération de la Haute Couture et de la Mode francese, in occasione del Summit Francia-Italia. L’intesa tra le due associazioni si articola su tre assi: la cooperazione permanente tra le settimane della moda di Milano e Parigi con sostegno ai giovani designer, iniziative comuni su sostenibilità e tutela del know-how produttivo, e una posizione condivisa nei confronti delle istituzioni europee su eco-design, proprietà intellettuale e lotta alla contraffazione.

Uno dei nodi al centro del confronto riguarda la pressione competitiva esercitata da Paesi extraeuropei, in particolare Cina e India, sul comparto moda italiano e francese. Da qui l’esigenza, più volte richiamata dai due governi, di un impegno comune a livello europeo per tutelare un patrimonio produttivo e creativo che rappresenta un asset strategico per la competitività del continente.

“Su questo fronte – sottolinea Parnofiello – alcuni passi concreti sono già stati compiuti: dal 1° luglio è entrato in vigore nell’Unione Europea un dazio doganale fisso di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-UE, una misura pensata per contrastare il fenomeno dell’ultra fast fashion. A questa si affiancherà, dal 1° novembre, una tassa europea di 2 euro che sostituirà le misure nazionali analoghe ancora in vigore. In Francia, inoltre, l’8 luglio è stata promulgata una legge per ridurre l’impatto ambientale dell’industria tessile, elaborata in coordinamento con la Commissione Europea”.

Il Tavolo di oggi ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sul Piano Italia per la Moda, che prevede una dotazione confermata di 250 milioni di euro destinata soprattutto alle piccole e medie imprese della filiera, l’anello più fragile ma anche più prezioso del sistema. Tra le misure in campo, l’abbassamento a un milione di euro della soglia di accesso ai mini-contratti di sviluppo, il rafforzamento del Piano Transizione 5.0 e della Nuova Sabatini, e nuove architetture finanziarie con il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti e Sace. Sul fronte fiscale, è allo studio la proroga fino al 2026 del credito d’imposta per il design e l’ideazione delle collezioni, con un possibile raddoppio dell’aliquota dal 5% al 10%.

“Se la dimensione industriale resta centrale – conclude Parnofiello – il settore moda si regge anche sulla rete di negozi, boutique e attività commerciali che ogni giorno portano la creatività italiana e francese a contatto con i consumatori. È su questo versante che Fismo Confesercenti guarda con attenzione agli sviluppi del Patto Italia-Francia: un accordo che rafforza la filiera produttiva ha ricadute dirette anche sul commercio di prossimità, chiamato a tradurre in vendita quotidiana il valore aggiunto di un sistema moda che intreccia manifattura, creatività e distribuzione”.

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