Recovery Fund: accordo al vertice Ue

Dei 750 miliardi all’Italia andrà il 28%, 209 miliardi

Intesa raggiunta al vertice europeo sul Recovery Fund ed il Bilancio Ue 2021-2027. Sintomo che “l’Europa è solida, è unita” ha esultato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel dopo una maratona negoziale di oltre 90 ore che ha fatto del summit il più lungo della storia dell’Unione.

All’Italia l’intesa porta una dote di 209 miliardi. Un piatto ancora più ricco (82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti) rispetto alla proposta della Commissione di maggio, che destinava al nostro Paese 173 miliardi (82 di aiuti e 91 di prestiti).

“Avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e
cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”, ha commentato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Siamo soddisfatti – ha aggiunto – abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso da 750 miliardi, di cui il 28% all’Italia ed abbiamo migliorato l’intervento a nostro favore,e consideriamo la proposta originaria della Commissione Europea: abbiamo conservato gli 81 miliardi a titolo di sussidi e abbiamo incrementato notevolmente l’importo dei prestiti: da 91 a 127 miliardi, con un aumento di 36 miliardi”.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di “giornata storica per l’Ue”, che per la prima volta mette in comune il suo debito per rafforzarsi e reagire alla crisi seminata dal Covid-19.

Un “buon segnale” per Angela Merkel, mentre per il commissario Paolo Gentiloni il Next Generation Eu “è la più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro”.

L’annuncio dell’intesa è arrivato intorno alle 5.30 del mattino, dopo che i leader hanno trascorso ore e ore a ricontrollare tutti i documenti concordati. L’ultimo tema più controverso – il rispetto della condizionalità sullo stato di diritto – invece, è stato risolto per acclamazione contraddicendo le più fosche previsioni. La soluzione è stata individuata dopo un meticoloso lavoro di cucitura, a piccoli gruppi, svoltosi nella giornata di lunedì, per modificare la proposta presentata sabato. Un testo in cui la condizionalità è stata così tanto diluita che lo stesso leader ungherese, Viktor Orban ne ha addirittura applaudito con entusiasmo l’adozione, arrivando a  congratularsi con Macron per gli input risolutivi.

Un punto fermo sul Recovery Fund, era già stato messo nel pomeriggio di ieri. La dotazione complessiva del piano per sostenere i Paesi più colpiti dal passaggio del Covid-19 è rimasto fissato a 750 miliardi. E dopo varie oscillazioni (da 500 a 450, a 400) l’asticella della quota di sussidi si è fermata a 390 miliardi di euro, con la Resilience e Recovery Facility, il cuore del Fondo per il rilancio economico, allocato direttamente ai Paesi secondo una precisa chiave di ripartizione, a 312,5 miliardi.

La sforbiciata ha ridotto invece i trasferimenti spacchettati tra i programmi, 77,5 miliardi (rispetto ai 190 mld pensati dalla Commissione). In particolare, è stata azzerata la dotazione di Eu4Healt, il nuovo programma europeo per la sanità.

A farne pesantemente le spese, anche il Just Transition Fund e il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale.

Il bilancio europeo 2021-2027 è rimasto a 1.074 miliardi di impegni. Ma sono stati accontentati i Frugali con rebate, i rimborsi introdotti per la prima volta su richiesta del Regno Unito ai tempi di Margaret Thatcher. In alcuni casi sono stati raddoppiati. Alla Danimarca sono andati 322 milioni annui di rimborsi (rispetto ai 222 milioni della proposta di sabato); all’Olanda 1,921 miliardi (da 1,576 miliardi); all’Austria 565 milioni (da 287), e alla Svezia 1,069 miliardi (da 823 milioni).

Risolta anche la questione della governance sull’attuazione delle riforme dei piani nazionali che dovranno essere presentati dai Paesi per avvalersi delle risorse.  I piani presentati dagli Stati membri saranno approvati dal Consiglio a maggioranza qualificata, in base alle proposte presentate dalla Commissione. La valutazione sul rispetto delle tabelle di marcia e degli obiettivi fissati per l’attuazione dei piani nazionali sarà affidata al Comitato economico e finanziario (Cef). Se in questa sede, “in via eccezionale”, qualche Paese riterrà che ci siano problemi, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo prima che venga presa qualsiasi decisione.

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