Ricavi, MPMI del commercio e ristorazione: vendite in frenata

Sono i dati dell’Osservatorio Confesercenti Modena relativi al primo semestre 2016.

Ricavi, MPMI del commercio e ristorazione: vendite in frenata“Notizie poco piacevoli, quelle che arrivano dal fronte dei ricavi tra le MPMI (Micro Piccole e Medie Imprese) modenesi del commercio e dei pubblici esercizi. Pare che la ‘ripresina dei consumi, emersa solo qualche mese fa, si sia già esaurita”. A rilevarlo, l’Osservatorio di Confesercenti Modena che, monitorando l’andamento delle vendite di oltre un migliaio di imprese nei primi sei mesi dell’anno “ha registrato una – seppur leggera – diminuzione dello 0,1% rispetto lo stesso periodo 2015. Ad eccezione dell’ingrosso, che comunque rallenta vistosamente rispetto ai trimestri precedenti, tutti gli altri settori segnano, seppur solo di pochi decimali un andamento negativo.

“La leggera ripresa che ha interessato il periodo compreso tra la fine la fine dello scorso anno e parte dei primi mesi del 2016 – commenta Confesercenti Modena – sta lasciando spazio ad una fase di stagnazione, caratterizzata da una incertezza sulle prospettive della nostra economia anche a breve. E conseguentemente da un peggioramento del clima di fiducia di famiglie ed imprese che inevitabilmente si riflette in maniera negativa sui consumi.”

Andamento ricavi per settori I° semestre 2016 – I° semestre 2015

 Commercio al minuto di alimentari: -0,7%. Dopo la chiusura positiva del 2015 nel primo semestre del 2016 si ripresenta il segno meno indicante una netta inversione di tendenza nell’andamento delle vendite. Il cambiamento degli stili di alimentazione e la maggiore attenzione alla riduzione degli sprechi alimentari, connessa alle preoccupazioni per le prospettive economiche generali, inducono i consumatori a limare la spesa anche sui generi alimentari.

Commercio al minuto extra alimentare: -0,5%. Al leggero incremento dei ricavi registrato nel 2015, ha fatto seguito nel primo semestre del 2016, una frenata delle vendite per le piccole e piccolissime imprese del settore minuto extralimentare nella nostra provincia. Il dato risulta trasversale ai diversi ambiti monitorati: dai casalinghi agli elettrodomestici, dalla profumeria alla gioielleria; ma tocca in particolar modo le imprese del settore abbigliamento e calzature, tra le più penalizzate già gli scorsi anni dal calo dei consumi.

 Ristorazione e pubblici esercizi: -0,9%. Si sono purtroppo rivelati ingannevoli i segnali di un avvio positivo per l’anno 2016, dopo i buoni esiti di fine 2015. Nella ristorazione è in calo la spesa media per consumazione a fronte di un numero di coperti stabile. Tra i bar invece il calo è più generalizzato e colpisce in particolare la fascia della pausa pranzo.

 Commercio all’ingrosso: +0,2%. Resta l’unico settore in crescita anche se segnato da un sensibile rallentamento. Risultano stabili i fatturati tra le imprese che riforniscono il dettaglio sia alimentare che extralimentare. Leggermente positivo invece l’andamento generale per le imprese dell’ingrosso che si rivolgono al manifatturiero.

“Il trend semestrale rilevato sul territorio – fa notare Confesercenti – riflette la fase di forte incertezza dovuta alla percezione del rallentamento della nostra economia. I dati sulla fiducia di imprese e consumatori, che l’Istat certifica in costante calo da qualche mese, iniziano in modo evidente ad incidere sulle dinamiche dei consumi delle famiglie. Per evitare che questa frenata porti ad una nuova fase di recessione è necessario restituire fiducia nella ripresa. Provvedendo, in primo luogo, ad un alleggerimento della pressione fiscale, così da sostenere i consumi interni che ancora costituiscono il 60% del PIL del Paese. Di non secondaria importanza inoltre, anche il bisogno di implementare nuove politiche per il credito: i dati della Banca d’Italia evidenziano che il credit-crunch, soprattutto a danno delle piccole e medie imprese, prosegue con una ulteriore contrazione dei finanziamenti anche nei primi mesi del 2016. Senza la necessaria o sarebbe meglio dire l’indispensabile liquidità, le imprese non hanno la possibilità di programmare investimenti e senza investimenti non sono in grado di produrre alcuna crescita”.

 

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