Ue: in Italia squilibri per debito, crescita e banche

Tra gli indicatori degli squilibri eccessivi, il debito pubblico e il tasso di disoccupazione

Elevato livello di debito pubblico, debole crescita della produttività, disoccupazione e vulnerabilità del settore bancario: sono queste le ragioni che hanno spinto la Commissione europea a lanciare una nuova indagine approfondita sugli squilibri macro-economici eccessivi dell’Italia.

“Complessivamente l’analisi economica evidenzia problemi legati all’alto livello del debito pubblico, alla bassa crescita della produttività, alla performance del mercato del lavoro e alle vulnerabilità del settore bancario, contribuendo al basso potenziale di crescita che a sua volta ostacola la riduzione del debito pubblico”, si legge nella parte dedicata all’Italia del Rapporto sul meccanismo d’allerta, adottato oggi dall’esecutivo comunitario.

Per l’Italia “la Commissione ritiene opportuno, anche tenendo conto dell’identificazione di squilibri eccessivi in febbraio, esaminare ulteriormente la persistenza dei rischi macro-economici e monitorare i progressi nel contenimento degli squilibri eccessivi“, dice il Rapporto. Tra gli indicatori degli squilibri eccessivi, il debito pubblico e il tasso di disoccupazione “superano ancora” la soglia d’allarme, spiega la Commissione. “La posizione esterna è stabile” con un avanzo della partite correnti, anche se questo surplus è legato in parte alla debole domanda interna e alla bassa crescita dei salari.

“La crescita della produttività stagnante pesa sulla competitività e sul potenziale di crescita del Pil, che a sua volta ostacola la riduzione del debito pubblico”, dice la Commissione, secondo cui la bassa crescita della produttività è dovuta a bassi livelli di investimenti e innovazione, a un clima non favorevole alle imprese,  a ostacoli al finanziamento e alla carenza di personale altamente qualificato.

Quanto ai conti pubblici, “la ratio del debito pubblico Pil è aumentata nel 2018 e rischia di aumentare ulteriormente nel 2019 a causa delle debole prospettive economiche e di un peggioramento dell’avanzo primario”, dice il documento.

La Commissione giudica invece positivo il calo sostanziale dello spread e dei rendimenti sui titoli pubblici, così come la riduzione dello stock di crediti deteriorati nel settore bancario. Tuttavia “le vulnerabilità del settore finanziario rimangono, in particolare per le banche piccole e medie” su cui pesano ancora i crediti deteriorati e la maggiore esposizione al rischio sovrano. Sul fronte dell’occupazione c’è stata un’evoluzione favorevole, tuttavia il livello della disoccupazione “rimane alto” con rischi per la crescita, conclude la Commissione.

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