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Assolavaggisti: intervista alla neo presidente Roberta Innocenti

Professionalità, qualità dei prodotti e innovazione scelte imprescindibili per la competizione car care

Roberta Innocenti è titolare dell’Autolavaggio Bellavista di Buggiano, uno degli impianti di lavaggio più grandi d’Italia. Una storia imprenditoriale di successo che Roberta ha iniziato nel 1990, quando rilevò l’azienda fondata nel 1978 dal marito della nonna. L’azienda si estende su una superficie di oltre 6000 mq e offre una varietà di servizi dal lavaggio auto al lavaggio mezzi pesanti fino alla bonifica interna di autocisterne adibite al trasporto di prodotti  alimentari, chimici e pulverulenti. Da sempre convinta della necessità di offrire un servizio a 360°, ha  investito sulla formazione del personale, sulla sicurezza, sull’impatto ambientale, selezionando prodotti di alta qualità ed eco compatibili, tanto da essere un punto di riferimento per l’affidabilità dei servizi offerti.  Infatti, ormai da decenni, nel settore della bonifica autocisterne e del lavaggio mezzi pesanti annovera fra i propri clienti le maggiori ditte di autotrasporto non solo italiane ma anche europee mentre per il settore del lavaggio  auto  oltre a carrozzieri, meccanici, gommisti, enti pubblici, l’area di lavaggio è al servizio di grandi marche come Bmw , Fiat, Alfa Romeo Opel, Lancia Jeep ed altri leader dell’automotive.

Presidente, come è oggi il mercato del car care italiano?

I numeri, sebbene imprecisi, sulla diffusione degli impianti di autolavaggio attivi in Italia indicano 13.500 attività, comprendendovi i lavaggi presso  siti autonomi dalle stazioni di rifornimento carburanti.

Più contenuti i numeri forniti da Istat e dagli studi di settore, nelle cui rilevazioni pesano probabilmente ai fini della rilevazione statistica l’attività prevalente in cui sono posizionati gli impianti lavaggio auto.

In questo senso occorre considerare che almeno il 64% degli impianti di lavaggio auto è attivo presso stazioni di servizio. Un mondo imprenditoriale, dunque, abbastanza ampio e diffuso su tutto il territorio nazionale. E la parola imprenditoriale è utilizzata nel senso pieno del termine, perché le attività di lavaggio segnalano la peculiarità che, rispetto ai gestori carburanti, che operano in regime di affidamento gratuito delle attrezzature, nel 70% dei casi sono condotte da operatori proprietari dell’impianto lavaggio, dunque, nelle possibilità di determinare le loro politiche aziendali, a cominciare da quelle di acquisto e vendita dei prodotti e dei servizi.

 Qual è il fatturato di settore?

Siamo in presenza di un settore che da un lato segnala forti differenze operative per aree geografiche, risentendo delle diverse strutturazioni socio-economiche che hanno inevitabilmente riflessi sulla fidelizzazione al servizio di pulizia dell’auto e dall’altro la forte incidenza della componente dei costi, dai detergenti, alla  depurazione, all’energia, all’acqua, allo smaltimento fanghi, all’ammortamento, e ai costi di personale che  incidono in modo non trascurabile sui fatturati aziendali.

Un settore capace di sviluppare un fatturato- solo sul lato lavaggio auto- che si posiziona, secondo stime per difetto,  oltre un miliardo di euro considerate le stime medie di settore che oscillano dai 450-500 agli 800 lavaggi/mese, corrispondenti ad una forbice tra circa 5-6000 e i 9-10.000 all’anno, con un prezzo medio calcolato sui 10,00 € , comprendendovi i servizi complementari.

Qual è la situazione in Europa?

L’Europa presenta un quadro complessivo eterogeneo, in rapporto alle diversità socio economiche e al parco circolante dei diversi paesi. Per stare ai nostri tradizionali punti di riferimento Germania, Francia, Regno Unito, possiamo notare che questi paesi esprimono una significativa presenza imprenditoriale quantificabile rispettivamente in circa 18.000, 13.000 e 15.000 impianti di lavaggio, che si posizionano sul mercato replicando le caratteristiche della rete italiana, evidenziando, dunque, il forte radicamento delle attività sulle stazioni di servizio carburanti.

Quali sono i principali problemi del settore?

Come dicevo prima, siamo in presenza di un settore che sconta le forti differenze operative per aree geografiche. Ma è nel territorio degli obblighi normativi che si insedia la concorrenza sleale e l’abusivismo commerciale operato da operatori senza scrupoli che omettono di adempiere alla normativa ambientale e allo smaltimento delle acque e dei fanghi. Si compiono reati ambientali e si perpetuano pratiche di concorrenza sleale. In questo modo si sopportano meno costi e si deprofessionalizza l’attività. L’Associazione, anche in sede territoriale tramite il nostro network associativo di Confesercenti, segnala alle Prefetture come ai servizi comunali di tutela ambientale, i fenomeni palesemente illegali, operando, dunque, in stretto contatto con gli organi di vigilanza ambientale, sviluppando un rapporto di collaborazione utile e necessario sia alla protezione dell’ambiente che della corretta concorrenza.

Quella degli obblighi normativi e ambientali, sono elementi di costi che indicano la complessità del quadro  operativo delle gestioni e il peso degli oneri amministrativi e normativi obbligati oltre alla considerazione che manca un’identità e manca una professionalizzazione in linea con i tempi. La nostra Associazione ha in programma  un piano di formazione che con il nuovo anno svilupperemo, anche in concorso con primarie aziende di riferimento, per dare identità e professionalità agli operatori dell’autolavaggio professionale che debbono comunicare le buone pratiche di attività che operano nel rispetto dell’ambiente e della cura auto, anche oltre il car wash tradizionale. Accanto a questo, bisogna sempre pensare da un lato che oggi intervenire su un auto significa andare a maneggiare un bene spesso prezioso, di decine di migliaia di euro, di cui il cliente è geloso; dall’altro  considerare che acquisire un lavaggio richiede studi preliminari, l’attivazione di una strumentazione amministrativa seria, la selezione di prodotti di qualità, la costruzione di impianti di trattamento, per evitare inquinamenti del suolo e delle acque. L’abusivismo e la professionalità sono due temi dell’agenda che saranno al centro dell’attività di questo coordinamento.

Qual è il segreto di per condurre un’azienda di lavaggio auto per tanti anni?

Stare al passo con i tempi, con l’evoluzione della tecnologia e della normativa di riferimento. Lo studio è alla base di tutto. Quando ho acquisito l’attività nel 1990, alla base di tutto c’era una grande volontà e una grande passione. Il nostro autolavaggio non si occupava e non si occupa solo del ‘classico’ lava-auto, ma anche del lavaggio esterno di mezzi pesanti e del lavaggio interno di cisterne e celle frigorifero: questo comporta una lunga serie di norme e protocolli da seguire, parte in cui ci siamo specializzati nel corso degli anni. Significa seguire tanti corsi di chimica, che in questo lavoro sono alla base di un lavaggio professionale  fatto a regola d’arte e di uno smaltimento dei liquidi in modo totalmente eco-compatibile.

Il Covid ha messo in crisi tante attività, come è andata per il settore?

“E’ stato complicato, soprattutto all’inizio, quando il Paese tutto si è ritrovato di fronte ad un’emergenza sanitaria senza precedenti. Lo Stato era impreparato, come il mondo dell’economia. Il lock down generalizzato è stata la prima risposta alla pandemia. Le nostre attività all’inizio si pensava dovessero essere chiuse, poi invece, grazie anche alle pressioni di Assolavaggisti e di Confesercenti nazionale e delle sedi locali presso le Prefetture, si è capito che era necessario lasciarle aperte, ai fini dell’igienizzazione e della sanificazione dei veicoli di soccorso e anche privati e commerciali. Un servizio di prima necessità. E’ stato difficile, inutile nasconderlo. Il Covid-19 è stata una mazzata, ma avendo sempre lavorato con serietà e su alti standard, la clientela comunque è rimasta. Abbiamo avuto un calo significativo del fatturato, dovuto al confinamento della popolazione, ma abbiamo accresciuto il senso di appartenenza della categoria e il livello di professionalità, dovendoci confrontare con un’emergenza sanitaria e dovendo fornire servizi di alta qualità.

Come è cambiato il settore in questi anni?

Il mercato e l’economia nel 1990 erano ben diversi da quelli attuali. E poi c’è la piaga degli autolavaggi non regolari, che si sono moltiplicati negli ultimi anni. Sono lavaggi improvvisati, che fanno la loro attività senza le necessarie certificazioni e disinteressandosi totalmente dello smaltimento di liquidi e prodotti chimici. É una tematica che mi sta molto a cuore che, come Assolavaggisti, intendo mettere al promo posto. Oggi è molto più complicato stare sul mercato sia per le regole che per la concorrenza. Ma è un settore che è strutturalmente legato alla mobilità e dunque ha un futuro rilevante, un dato importante per chi deve investire e soprattutto per i giovani che in questo settore possono vedere un’attività  professionale. Noi non siamo legati alle motorizzazioni. Le auto e i veicoli a prescindere dall’alimentazione dovranno essere sempre curate e igienizzate.

Presidente quale programma intende proporre ai suoi associati?

Operare all’interno del mondo Confesercenti significa avere un network associativo diffuso almeno in ogni provincia, risorse e sedi di riferimento, uomini e competenze, relazioni capaci di attivarsi su questioni singole o complesse, a partire dalla possibilità di convocare una riunione specifica. Partendo da questo dato siamo in grado di svolgere un azione politica e sindacale a favore della categoria ad ampio raggio.

La prima sfida sarà, a partire da oggi, sentire i colleghi, innanzitutto i vice Presidenti Mariano Acquafresca e Antonella Morelli, e raccogliere le idee e i bisogni reali e metterli in agenda per la prossima Assemblea programmatica che svolgeremo nel corso della prima parte del 2022. Alcuni temi li abbiamo già abbozzati: contrasto all’illegalità, corsi di formazione, transizione digitale, selezione dei prodotti, fiscalità locale, costi energetici, più rapporti con le istituzioni: Mite, Anci, Conferenza Stato Regioni, ASL, Ispettorato del Lavoro; e poi il tema dell’emergenza ambientale. Nel nostro settore si calcolano circa 3.000 punti di autolavaggi artigianali, quelli per intenderci che sono allocati in negozi, che ogni anno lavorano, presumibilmente con acqua potabile e scaricando in fogna, circa 360 milioni di litri d’acqua inquinata. E’ un grande problema d’emergenza ambientale di cui non si ha contezza. E’ nostro compito portarlo sui tavoli istituzionali e porvi rimedio.

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