Editoria: no alla liberalizzazione del mercato del libro. Crollano vendite di libri, due milioni di lettori in meno nel 2014

Il Presidente Cristina Giussani: ipotesi liberalizzazione sbagliata e incomprensibile. Servono nuove norme

Cristina_Giussani_Sil_1Lo stato di crisi finanziaria generale, che per il quinto anno consecutivo ha fatto precipitare il Paese nella deflazione, ed il conseguente calo delle disponibilità economiche delle famiglie hanno prodotto un ulteriore crollo delle vendite di libri tanto che nell’ultimo anno si sono persi circa altri 2 milioni di lettori compresi i lettori degli e-book. E’ quanto ha sottolineato la presidente del Sil-Confesercenti, Cristina Giussani, nel corso della presidenza dell’organizzazione.

A questo si sommano le grosse problematiche di tenuta del reddito che causano la continua chiusura di numerose librerie storiche, tanto da far emanare dal Ministro dei Beni Culturali un decreto di salvaguardia.

“Riteniamo però sbagliata ed incomprensibile – ha detto la Giussani – l’ipotesi di liberalizzazione del mercato del Libro contenuta nel testo del DDL Concorrenza in esame al Consiglio dei Ministri il prossimo 20 Febbraio. Andrebbe infatti avviata una seria riflessione su una legge che contempli norme sulla promozione della Lettura, che intervenga prima di tutto sui luoghi di apprendimento classici, la scuola dell’obbligo e secondaria superiore, passando dalle biblioteche e favorendo le manifestazioni culturali generali e legate al libro in tutte le sue forme. Una legge – ha precisato – che tuteli e promuova lo sviluppo delle Librerie indipendenti attraverso una certificazione rilasciata sulla base di criteri che accertino la professionalità del libraio”.

“Non è un caso – ha concluso la presidente del Sil – che nei Paesi Europei, dove si legge di più ed il mercato del libro è di gran lunga più florido, come Germania o Francia, non esista né lo sconto libero né il prezzo di copertina libero e le librerie indipendenti siano tutelate e sostenute riconoscendo loro un ruolo fondamentale per il ‘consumo culturale del proprio Paese’”.

 

 

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