Svapo: in un anno nate 1700 imprese e più di 4500 negozi. Ma il boom frena

Occupazione per 6.800 persone.  Federici (Fiesel-Confesercenti): “Arresto della crescita per cause fisiologiche e per disinformazione, ma gli imprenditori temono il peggio: con il varo della maxitassa il settore più vitale del commercio rischia una vera e propria implosione”

 

Il fenomeno delle svapo è ancora vitale, ma in frenata. Secondo le stime dell’Osservatorio Confesercenti sul Commercio, tra luglio 2012 ed agosto 2013 il saldo delle imprese in questo comparto è positivo per 1703 unità, per un totale di oltre 4.500 negozi e quasi 6.800 posti di lavoro. Ma luglio ed agosto 2013 segnano un brusco arresto delle nuove aperture: il settore sembra essere entrato in una fase di standby, in attesa di comprendere quale sarà il suo futuro. Se infatti non si interverrà per fermare la maxi tassa di consumo (58,5%) che dovrebbe essere applicata sui prodotti a partire da gennaio 2014, il comparto del dettaglio di svapo potrebbe vivere una vera e propria emorragia di cessazioni, perdendo imprese ad un ritmo uguale, ma inverso, rispetto a quello del boom che ha caratterizzato l’ultimo anno.

 

 

Tab. 1

Numero di imprese della distribuzione di svapo

Area

2012

2013

III trim.

IV trim

I trim.

II trim

Luglio-13

Agosto-13

Italia

104

504

1.198

1.822

1.806

1.807

Fonte: Stima Osservatorio Confesercenti

 

 

 

Tab. 2

Numero di punti vendita della distribuzione di svapo

Area

2012

2013

III trim.

IV trim

I trim.

II trim

Luglio-13

Agosto-13

Italia

260

1.260

2.995

4.555

4.515

4.518

Fonte: Stima Osservatorio Confesercenti

 

 

“La frenata è in parte dovuta certamente a fattori fisiologici di mercato; ma dall’altra ha inciso la campagna di disinformazione condotta da alcuni media, che adduceva alle svapo presunti ‘effetti dannosi’ non solo mai dimostrati, ma a volte perfino risibili e fuori da ogni logica, che però hanno fatto effetto su alcuni dei consumatori”. Così Massimiliano Federici, presidente di Fiesel, l’associazione di imprenditori del dettaglio di svapo Confesercenti, commenta i dati dell’Osservatorio. “Ma il vero problema è che si respira un’aria di attesa e timore per il futuro, che frena gli imprenditori che erano intenzionati ad aprire un nuovo punto vendita: se infatti non si dovesse riuscire ad evitare la maxi-tassa su liquidi e hardware, per i 500mila italiani che utilizzano abitualmente questo strumento sarebbe una vera e propria stangata. I consumatori arriverebbero a subire un enorme aggravio di costi anche solo sui liquidi. Un vero e proprio salasso, che metterebbe in difficoltà non solo i consumatori, ma anche le imprese della distribuzione. Con pesantissime ripercussioni: in primo luogo accelererebbe le cessazioni di attività, compromettendo e forse portando all’implosione l’unico vero fenomeno imprenditoriale del commercio degli ultimi anni, che è stato caratterizzato da una vitalità mai vista in altri settori, con un tasso di crescita medio di circa 1200 nuovi punti vendita e quasi 1800 posti di lavoro a trimestre.  Dall’altro, alimenterebbe il contrabbando ed il mercato illegale di liquidi e dispositivi. Ponendo – e questa volta veramente – un grave rischio per la salute e la sicurezza degli italiani che svapano”.

 

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